martedì 22 ottobre 2013

Macomer, corsa verde (21km) – prologo della Sardinia Ultramarathon

Ho già scritto delle mie condizioni fisiche e delle mie aspettative della vigilia; aggiungo solo che, venerdì, l'unica cosa che mi è venuto in mente di comprare per la trasferta di Macomer è stato il ghiaccio spray … e non quello per i cocktails.
Sabato mattina, puntuale alle 6h30, Benedetto passa a prendermi sotto casa. Che lusso! Cazzaro per vocazione, è la migliore compagnia che potessi sperare per questo tipo di viaggio.
Sosta a Norbello da Michele Licheri, amico-allenatore di Benedetto, amante del bello stile, della bella corsa, scrittura e cucina; sicuramente Ben vuole gli ultimi consigli sulla strategia di gara e sull'estetica del fotofinish ma si parla solo di the, birra e di pane. Evidentemente non era questo il vero motivo della sosta ma, dopo il caffè, Michele ci offre delle stranissime bacche dolciastre … Benedetto ne prende una, il fratello Mario che non deve correre la rifiuta: mi viene un sospetto e per non essere battuto da Ben sono costretto anche io a ricorrere al frutto proibito, alla bacchetta magica.
Arrivati a Macomer, al ritrovo ci si immerge nel variopinto mondo dei podisti, fra amici, conoscenti e sconosciuti ci si saluta e si scambiano chiacchiere.
L'argomento del giorno è l'atleta sardo che ha tagliato il percorso alla maratona di Monaco. E' un caso di triste deriva della mente di un podista, di collezionismo deviato, in cui la medaglia assume importanza assoluta come oggetto e non come simbolo di un adempimento: molti gli hanno dato addosso ma, secondo me, ha solo bisogno di aiuto. Stigmatizzare il suo comportamento va bene ma cercando di recuperare l'uomo. E invece il vocio sale e il colpevole, lì presente, viene additato e sbugiardato e a fine gara sparirà con il pettorale ancora appuntato sulla maglia.
Alla partenza mi piazzo in terza fila. E' il mio valore: sono uno da terza fila e lo so.
Il primo chilometro è in discesa su asfalto. I primi indugiano, tutti aspettano che re Giorgio faccia il suo ritmo e si mettono dietro a lui che però non ha nessuna voglia di forzare. Vista la situazione, decido di approfittare della facile occasione e con una leggera accelerazione mi porto in testa e, mentre supero Giorgio, alzo una mano dicendogli: “tranquillo, sto solo scherzando”; subito dopo, il percorso gira in salita e mi rimetto buono buono al mio ritmo odierno: il quartetto del giorno, Calcaterra al pianoforte (più forte che piano), Salaris e Pajusco al violino e De Andrea alla viola, mi supera subito, poi, via via, passano altri podisti fino a che mi ritrovo intorno alla quindicesima posizione.
Mi dispiace lasciare andare la gara vera ma non sono proprio in condizione; come ogni buon sacchettaro, cerco allora di puntare all'ultimo premio di categoria, oggi il terzo. So che quelli del quartetto di testa sono tutti più giovani di me, gli altri purtroppo non li conosco ma valuto che una posizione intorno alla quindicesima mi garantirebbe un buon 70% di probabilità di sacchetto; mi piazzo lì e mi rilasso. Il continuo saliscendi impedisce di impostare un ritmo preciso ma lascio fare alle gambe che ne capiscono più di me e del mio garmin. Come forrest gump, mi godo la corsa: i tratti di sentiero nel bosco, arricchiti dall'odore dei funghi e poi il profumo di menta lungo la discesa. Le mie gambe sono così regolari che fra primo e secondo giro ci saranno meno di 10 secondi di differenza. Altri invece cedono al secondo giro e arrivo in dodicesima posizione.
Niente sacchetto! Dodicesimo, ma solo quarto di categoria. Mi consolo con le due bellissime bottiglie di vino del monferrato offerte da Fausto: almeno qualcosa porterò a casa, per i miei poveri figli assetati ...
Ma la gara è solo una piccola parte di una giornata ricca di particolari, piena di vita.
Il ricco pranzo in compagnia di Fausto e della sua bella famigliola.
Dopopranzo, la festa: musica, canti e balli. Le atlete che ballano a ritmi aerobici, incuranti dei 60km del giorno dopo.
La fuga nel bosco e il suo meraviglioso silenzio
I tre cuccioli di cane abbandonati che mi hanno tenuto compagnia, leccato e si sono accoccolati sulla mia pancia quando mi sono rifugiato nel bosco per rilassarmi
I sugheri e i lecci sotto cui mi sono sdraiato per assorbirne la forza, la luce che penetra attraverso l'intreccio di rami scuri e le foglie di un verde illuminato
I nuraghe, le tombe dei giganti, le rocce sprizzanti acqua
La cena
L'enorme camino
La notte, la branda vicino al camino. Benedetto e il suo cartello: “Atleta a riposo. Donne, siete pregate di ripassare in altro momento”
E poi c'è l'incredibile umanità, gentilezza e disponibilità senza limiti dei nostri ospiti. Siamo tutti trattati come podisti di prim'ordine (top runners). Due esempi fra mille:
  • L'acqua calda della doccia è finita. "Aspetta, che ti scaldiamo un po' d'acqua in cucina"
  • "E' rimasta una maglietta del pacco gara, che prima mi sono scordato di ritirarla?" "No, sono finite, ma se la vuoi te la ristampiamo"

Come si fa a non amarli e a non ritornare anno dopo anno?
In un recente post avevo definito l'organizzazione "calda e accogliente come un piumone"; se avessimo volutoci avrebbero coccolato e cantato la ninna nanna ma non c'è stato bisogno, il sonno è arrivato veloce e silenzioso: un'altra giornata piena di vita e ricca di particolari ci aspetta.