domenica 30 aprile 2017

Chia Laguna Half Marathon

L'ho preparata proprio bene, almeno per quanto bene si possa preparare una mezza maratona in 24ore. Ieri infatti ho fatto 5 giri del campo sportivo ad un ritmo fra 4' e 4'10 al km, ritmo gara auspicato che non raggiungevo da almeno un mese, con 1 minuto di recupero fra i giri. Scopo del minuto di recupero era cambiare le scarpe, perché oltre che un tentativo di preparare una mezza in 24 ore, erano le scarparie: primo turno a tre e ballottaggio finale. Hanno vinto le vecchie nike; non ho dato peso agli squarci nella tomaia anche se mi hanno costretto a scegliere calze in tinta; non ho dato peso neanche alla sensazione di sfregamento sull'esterno degli alluci: so che verranno vesciche ma, ormai, ho fatto l'abitudine e quasi quasi amicizia con le vesciche dei piedi; mi danno sempre un po' fastidio ma mi fanno anche compagnia mentre corro, ci parlo, le porto in giro a vedere posti … “domani vi porto al mare”.
Foto Fabrizia Carboni
  
E' la quinta volta che partecipo a questa gara. Nelle altre edizioni sono andato sempre piuttosto bene. Sono arrivato 3 volte fra i primi venti, 2 volte primo di categoria … L'obiettivo quest'anno però è diverso. Considerando l'esito dell'ultima visita medico-sportiva (link), ho 6 mesi per convertirmi dall'atletica alle bocce, specialità “petanque”. Devo abbandonare la velleità di andare più veloce o più lontano possibile. Devo imparare a controllarmi per arrivare il più vicino possibile al boccino e non importa se ci arrivo davanti, di lato o perfino dietro, con un “accosto” classico.
Come prima cosa però devo capire, fra tutte queste 900 bocce, qual'è il boccino. Ecco un boccino bello liscio pelato e rotondo di mia conoscienza, Teo. No, oggi è troppo lento. Il boccino dev'essere quell'altro che “rotola” lì davanti. Da dietro sembrano tutti boccini, Francesco, Giuseppe ma, appena li affianco, dichiarano che non sono loro, non oggi almeno; Samuel, un altro boccino preferito è perfino dietro. Flavio invece è troppo veloce … forse la petanque non fa per me.
Un atleta che non conosco mi fa i complimenti per il blog. Ogni tanto mi succede ed è sempre un piacere e una sorpresa. Non mi aiuta ad andare più veloce ma migliora l'umore. Anche la serie continua di incitamenti nel tratto di strada che ritorna verso Chia, incrociando gli atleti che ancora corrono verso il giro di boa, ridà forza alle mie gambe indurite dalla fatica. Dimentico la petanque e provo a dare tutto quello che resta in queste gambe. Finisco in 1h28'13, 45esimo su 900 e terzo di categoria su oltre 100. Il quarto si è accostato molto, restando però 4 secondi dietro. Ottimo tiro di accosto! Allora ero io il boccino! Lui si merita il premio alla petanque; io, per ora, mi accontento della corsa e del podio di categoria.

Non sto più curando la mia vecchia “guida buffet”. Una nota a riguardo però la vorrei scrivere. Dopo 5 mezze maratone e due mezzi ironman, devo dire che la specialità del mezzo buffet del Chia Laguna, nonché unico piatto offerto nei 7 mezzi buffet a cui ho partecipato, ovvero la pasta fredda con barattolo di giardiniera rovesciato sopra, sta raggiungendo livelli di eccellenza. Questa volta la pasta non era cruda e il tutto era arricchito, con munifica generosità, da scatolette di tonno rovesciate sopra!

giovedì 27 aprile 2017

6 mesi con la condizionale

Fra tutti gli impegni sportivi dell'anno ce n'è uno che temo più di tutti. I giorni prima cerco di non affaticarmi troppo per presentarmi al meglio all'appuntamento che può condizionare tutto il prosieguo della stagione. Di anno in anno, l'ansia aumenta perché sta diventando sempre più dura.
Di anno in anno, l'espressione del medico è sempre più perplessa. “Mi faccia vedere”. Sfoglia un manuale. “Secondo la tabella, lei potrebbe fare bocce, golf, pesca sportiva, tiro a segno … anche equitazione ma con cautela.”
Intanto l'idoneità me l'ha data - 6 mesi con la condizionale -  ma dovrò fare nuovi esami per capire se l'attività che svolgo possa causare una degenerazione ulteriore della valvola mitralica. Lui intanto sabato porterà il mio fascicolo ad un congresso per chiedere consiglio ai luminari nel campo della cardiologia sportiva.
Io un consiglio lo chiedo a voi. Qual'è lo sport più eccitante fra quelli in tabella?

lunedì 24 aprile 2017

Chia Laguna Half Triathlon - Nonostante ...


Mentre mi reco in auto a Chia per la gara, metto il riscaldamento a palla per fare il pieno di calore e la musica a volume alto per coprire pensieri rumorosi. Sono i soliti pensieri. Chi me lo fa fare di uscire dal calduccio di questa auto per buttarmi nel mare gelido con la tosse e il raffreddore? Che obiettivi posso mettermi nelle condizioni in cui sono? Che gusto c'è a fare una gara così solo per finirla, ammesso che ci riesca, quando ho già finito gare ben più difficili? Come farò a divertirmi senza essere competitivo? Cosa farebbe un verme al mio posto? Non trovo risposte ma non faccio inversione a U per tornare a casa e sdraiarmi sul letto. Le risposte verranno, spero, vivendo l'esperienza e, nonostante la malattia che mi ha impedito di allenarmi nelle ultime due settimane, lasciandomi, fino a ieri, in condizioni pietose dopo ogni minimo tentativo di allenamento e che ancora mi possiede, nonostante … , alzo ancora il volume della musica e tiro dritto verso la partenza.

Mi sento debole e indolenzito. L'obiettivo sarà cercare di sopravvivere guardandomi intorno per cercare di capire perché lo sto facendo. Nel nuoto questo mi induce a partire con un'andatura tranquilla, cercando la bracciata lenta ma efficace. Al secondo giro però sento il freddo che mi entra dentro. Per sopravvivere devo anche evitare di morire assiderato. Accelero o, almeno, sbatto i piedi più forte e scuoto le braccia con maggior vigore per non congelare. Mi basterebbe alzare un braccio per farmi ripescare e riportare a riva ma non manca molto ed esco in 41 minuti. Dietro sono in pochi ma, nonostante tutto, sono vivo e questo, oggi, è ciò che conta. Uscito dall'acqua fatico a corricchiare per raggiungere la zona cambio. Arrivato alla mia postazione tolgo la muta con difficoltà e comincio a tremare. Tutte le operazioni diventano complicate con il parkinson. Non avendo maglie di lana, mi infilo il gilet antivento e, dopo un tempo indefinito, inforco la bici e parto.

Grazie Andrea per le foto!

Dopo le prime due salite, la temperatura corporea è tornata a livelli da “uomo vivo”; lo svantaggio è che, uscendo dall'ibernazione, mi è tornata la sensibilità e con essa la consapevolezza del mio stato. Come prevedevo, la debolezza si fa già sentire. Sopravvivere vuol dire non spingere troppo sui pedali per non far diventare la fatica “esaurimento”; non combattere contro il gps e accettare con serenità il suo verdetto o almeno provarci. Solo nel tratto più tecnico e bello della fantastica provinciale costiera mi diverto; sulle salite il mal di gambe mi sembra abbia uno scopo: arrivare alla prossima discesa. Incrociando Jan Frodeno, in testa alla gara, gli urlo: “go go go go!” e vedo che mi fa un cenno di apprezzamento! Non è una macchina e, per fare quel gesto, si è scostato per un attimo e di qualche centimetro dalla posizione aerodinamica perfetta. Questa sì che è una soddisfazione! Grande Jan.

Riesco a finire anche la seconda frazione: 3h05 per gli 85 km di gara sono una prestazione assai mediocre e 20 minuti più dell'anno scorso ma, nonostante tutto, sono vivo e oggi è ciò che conta di più.

Inizio a correre a fatica e mi guardo intorno. Il percorso consiste in 4 giri da 5 km da fare “a bastone”, in cui, a parte Jan che è già arrivato, si incrociano più volte tutti i concorrenti. Ad ogni giro, si conquista un braccialetto elastico di colore diverso e vedo che i miei soliti avversari hanno tutti già completato almeno un giro e Teo e Francesco sono molto avanti, nonostante anche loro abbiano i loro bei “nonostante”. Presto ritrovo un passo efficace e il gusto del gesto e inizio a superare. La sensazione di stanchezza è attenuata dal confronto con chi mi sta vicino. Supero tutti … o quasi; “attenzione” mi dice uno in bici; mi metto dietro la linea gialla e guardo passare il treno in transito: è Sara Dossena e resto a bocca aperta per l'ammirazione.
Eccesso di velocità? Marescià, la prego, non mi faccia la multa!
Fra i tanti, supero una donna, la sesta in classifica. “Complimenti, bel passo”, mi dice. “Grazie, ma sto per morire” rispondo. Mi si accoda e mi segue. Al secondo giro devo abbandonare il bel gesto e arretrare un po' il busto per evitare che mi si blocchino completamente i polpacci. La spinta è comunque efficace, almeno confrontata con quelli che mi circondano. Sto correndo ad un ritmo intorno ai 4'30” al chilometro e tanto basta a farmi sentire forte. Curiosamente, ieri dopo un chilometro e mezzo a questo ritmo mi sentivo a pezzi; oggi il miracolo dell'ultima frazione si sta ripetendo. Giro dopo giro, Teo si avvicina ma troppo lentamente per sperare di raggiungerlo; sono sempre più stanco e, all'ultimo ristoro, indugio qualche secondo. La triatleta che mi segue mi incita a non rallentare “continua così, mi stai facendo da lepre!” Non me lo faccio ripetere, anzi; gli ultimi due chilometri aumento l'andatura e supero diversi concorrenti ma arrivo distrutto al traguardo, in 1h32. Nonostante tutto, sono ancora vivo. Ora però cerco un posto comodo per morire.

La fascia del chip ha lasciato una striscia sanguinolenta intorno alla caviglia ma, come anche la vescica nel piede, è per me un dettaglio di scarso rilievo, un lieve fastidio e nulla più. La frustrazione per non essere riuscito ad andare forte quanto avrei voluto, soprattutto in bici, è compensata dalla soddisfazione di aver portato a termine la gara decentemente nonostante … le sfide in gara sono quasi sempre precedute da sfide a chi ha il “nonostante” più grosso. Questa volta Teo le ha vinte entrambe ma nonostante ciò, sono soddisfatto. Il nonostante c'è sempre ma oggi di più; lo dichiaro sempre ma solo dentro di me posso sapere quanto sia autentico e quindi questa soddisfazione me la tengo per me. Mi offro una birra al bar e me la bevo da solo, con molta calma, seduto al sole sulla terrazza del Chia Laguna. Me la dovevo.

Poi mi alzo e torno a socializzare.

mercoledì 19 aprile 2017

Sano come un verme – Chia triathlon preview

Ho approfittato delle vacanze pasquali per guarire dalla mezza influenza che mi aveva colpito a tradimento, passando le giornate chiuso in casa, in buona parte sdraiato sul letto; per fortuna lo stomaco non ha subito l'attacco dei maledetti microbi e il resto del tempo l'ho passato a tavola. Fino a ieri ero ancora posseduto dal male. Oggi invece mi sento sano come un verme. I sintomi, a parte qualche residuo colpo di tosse fossile e un ripieno di muco, sono spariti ma mi sento molle, come un verme, appunto. Non pedalo seriamente da più di due settimane, non corro da oltre dieci giorni e non tocco il mare da ottobre. Le gambe mi servono per trascinarmi da tavola a letto o, ora che sono rientrato al lavoro, dall'auto alla scrivania ma preferiscono stare ferme allungate sotto un tavolo o dentro ad un letto e forse sono in procinto di staccarsi per completare la metamorfosi a questa mia nuova forma di vita invertebrata. Ma la testa è sempre quella e sta uscendo dalla bambagia da cui era sommersa e, domenica in gara, sarò un verme super combattivo. Striscerò con velleità moderate; sarò un verme della mela che si crede anguilla in prima frazione, poi biscia e perfino vipera 1
Attenti Teo, Francesco e compagnia! Se provate a calpestarmi tirerò fuori veleno da questi dentini da verme. Tu Invece, Jan Frodeno, calpesta pure; la mia faccia sotto i tuoi piedi e puoi muoverti quanto ti pare e piace e io zitto sotto! (cit. Troisi, Benigni) Per noi vermi è un onore essere calpestati da cotanta scarpa.

1 Un verme velleitario, tanto tempo fa si affacciò dal buco di una mela:
“Buongiorno Eva; è buona questa mela, ne vuoi un po?”
“e tu, piccola creatura, chi saresti?”
“Serpente, sono un serpente”.

venerdì 14 aprile 2017

Anche superman ha il raffreddore

Se volasse, gli starnuti lo farebbero sobbalzare e i colpi di tosse lo manderebbero fuori rotta. Quando superman ha il raffreddore, preferisce restare a terra e i cattivi possono fare le loro cattiverie indisturbati.

Eccomi qua, a terra, anzi, a letto. La sensazione di onnipotenza è svanita. Dovrei andare in bici per tornare triatleta ma sono costretto in casa da una mezza influenza. Credevo di essere immune a questi malanni dell'uomo comune ma, a volte, anche noi supereroi ci ammaliamo. Dev'essere stato quell'istante, dopo il bvg trail in cui mi sono rilassato che i miei superpoteri hanno vacillato e i maledetti virus ne hanno approfittato per farsi un trekking sulle mie alte vie respiratorie. E ora? La bici scalpita in garage: questi dovevano essere i giorni di carico; la muta è ancora imbustata dall'anno scorso; i sintomi peggiorano e mancano 9 giorni al triathlon di Chia. I miei avversari più temibili ora sono dentro di me e se usassi i superpoteri contro di loro rischierei di annientarmi.
Ma, niente paura, ho due armi segrete.
  • Ho comprato due ruote nuove modello Siffredi, super performanti, a profilattico alto … anche se qualcuno mi ha detto che bisogna pur sempre pedalare.
  • Ho saputo ora che Teo si è ripreso dall'infortunio e gareggerà. Qualcuno potrebbe non capire ma Teo è guarito a tempo di record dalle fratture alle costole solo grazie all'idea di asfaltare me a Chia e ora i ruoli si sono invertiti.
Il respiro è regolare e il cuore, di tanto in tanto, batte un colpo e tanto basta a rendermi ottimista.

martedì 11 aprile 2017

BVG trail - 75 km sul Garda

Se avessi le costole in “memory foam” forse riuscirei ad adattarmi alla durezza del pavimento del circolo velico di Bogliaco e ad addormentarmi. Invece passo la notte girandomi in continuazione nel mio sacco a pelo per distribuire uniformemente le ammaccature. All'una di notte entra uno che impiega quasi mezz'ora a prepararsi per la notte montando il lettino da campeggio senza esclusione di colpi. Alle 3 un altro vomita con entusiasmo. Per il resto, riempio la notte con la soddisfazione per la splendida giornata trascorsa lungo i sentieri della Bassa Via del Garda.
Per fortuna, la notte prima avevo dormito in un morbido letto nell'albergo da Tiziana. La signora Tiziana mi aveva anche preparato una bella colazione con torta, affettati e uova sode. Preparo lo zaino con il materiale obbligatorio: telo termico, giacca, fischietto, fascia elastica e doppia lampada frontale perché se dovesse fare notte prima di arrivare e se la prima lampada non funzionasse ci sarebbe la seconda. Ma allora, se facesse freddo e il telo termico fosse bucato o se, caduti in un fosso, il fischietto facesse pernacchie, forse sarebbe meglio avere una seconda copia di tutto … ma se anche la copia non funzionasse? Per la sicurezza sarebbe meglio che ce ne stessimo tutti a casa, come dice Stefano, circondati da lampade frontali con pile di riserva ma oggi si esce e per la mia sicurezza, mi porto anche, nella spallina dello zaino, un bell'uovo sodo di Tiziana, che non si sa mai.
Alle 5:15 parte il pullman per il campo sportivo di Salò dove c'è il ritrovo. Poi, con un paio di chilometri a piedi, ci si reca alla partenza nella bella piazza del comune, sul lungolago.
Parto con calma. So che non devo strafare. In salita, intorno a me sembrano quasi tutti più affannati di me. Anche in discesa qualcuno mi supera ma sembra che stia correndo al limite. Non è un po' presto? Io non forzo ma dopo il primo saliscendi, le gambe mi fanno già percepire la loro presenza e invocano prudenza! Le scarpe, appena risuolate, mi sembrano un po' dure nell'impatto col suolo e mi preoccupo un po' per schiena e ginocchia. Dopo un paio d'ore di corsa ho già sudato troppo e decido di togliermi la maglia termica e di correre a torso nudo. Sono le 9 del mattino e all'ombra fa ancora fresco. Un passante sorride da sotto una pesante giacca ma sono convinto di aver fatto bene.
Stefano in discesa è più veloce di me, in salita sono più veloce io. Nei ristori lui, nelle pisciate io. Ci ritroviamo spesso, facciamo un po' di strada insieme poi ci riperdiamo. L'importante è che io sia davanti alla fine.
L'asfalto, forse troppo per un trail, mi dà la possibilità di alzare lo sguardo sul paesaggio senza dovermi fermare. La presenza continua del lago, come un sottofondo musicale, allieta e conforta la vista, ora dietro una leggerissima foschia, ora fra gli ulivi, dietro ai fiori o di sfondo ai paesi. Ci scendiamo al lago, per percorrere il lungolago di Bogliaco. Siamo ad un terzo del percorso e siamo all'inizio; ora comincia la parte più dura e affascinante. Morbide colline e gole selvagge. Sole e ombra. Asfalto e sentieri ripidissimi. Chiese e rocce. Un mix schizofrenico ma divertente.
Uovo, se ti mangio, mi strozzi? Non ti mangio, ti porto entro il calar della sera a Limone, così facciamo maionese e ci guardiamo il tramonto sul lago con una birra in mano. Si affaccia dalla spallina dello zaino ad ammirare gli scorci più spettacolari; si attraversa un canyon profondissimo su un ponticello pedonale. Mi fermo qualche secondo in ammirazione ma sono in gara e devo ripartire.
I chilometri passano veloci; Stefano è dietro e da un po' non lo vedo. Incontro davvero pochi atleti ma sono io che li raggiungo e questo mi stimola. Supero anche due rivali del team Campania. Stai a vedere che questa volta li battiamo. Un capriolo-camoscio, creazione mitologica della mia ignoranza, sfiora il percorso di gara. Non ho il GPS; quanto manca? I volontari danno riferimenti spesso contraddittori e qualche volta si va avanti ma la distanza mancante aumenta. Mi affido allora all'altimetria stortignaccola riportata sul pettorale. Dovrei farcela ad arrivare entro 11 ore, tempo che avevo stimato come obiettivo dignitoso.
Non c'è crisi, neanche crampi, solo stanchezza e mal di gambe. Ogni pendenza ha i suoi dolori; in discesa, oltre il -20% sono i quadricipiti, che urlano sotto le bastonate del terreno. In salita, dopo pochi passi di corsa, le gambe si riempiono di un fluido gelatinoso che brucia e le rende molli costringendomi a tornare al passo. Nell'intervallo -5% - 0% mi diverto ancora ma capita di rado. Boschi di larici bruciati fanno un buon odore, la vita tornerà. Dopo una bellissima cresta e l'ennesimo ripido attraversamento di una forra, si raggiunge un boschetto quasi pianeggiante che si affaccia sul ripidissimo versante di una valle. Sono arrivato alla discesa finale. Ormai è fatta, sono proprio contento. È ripidissima ma non mi fa paura. Nei punti più pericolosi, i volontari allargano le braccia come per fare una ringhiera umana. Poi si arriva sull'acciottolato spaccagambe del fondo valle. Gradualmente la pendenza scende sotto il 20% e la bella stradina pedonale che segue il torrente diventa divertente da correre, soprattutto con la gioia che monta. Si entra a Limone e poco dopo si arriva al lago. Dopo averlo visto da tutte le prospettive, mancava solo l'ultima, quella da dentro. Il percorso, seguendo la riva, ci costringe infatti con i piedi nell'acqua. Ultima salitella, giro di pista e arrivo, in 10h19, ventinovesimo, terzo fra gli ultracinquantenni ma purtroppo senza la gloria del podio.
Maurizio è arrivato da una mezzoretta e Stefano arriverà un quarto d'ora dopo di me. Non c'è ancora la classifica ufficiale ma dovremmo essere arrivati fra le prime tre regioni. Bravissime anche K, Paola e Maria Vittoria della rappresentativa femminile sarda.
Dopo l'arrivo, Stefano deve partire per tornare in Sardegna e prende l'auto che aveva lasciato la sera prima lì a Limone facendosi riportare da Tito a Bogliaco per il ritiro del pacco gara e da uno dell'organizzazione a Gargnano per la notte. Io lo accompagno con Maurizio fino a Salò per prendere l'auto che Maurizio aveva lasciato alla partenza e, dopo aver accompagnato Maurizio da un'amica, ritorno con l'auto a Bogliaco dove passerò la notte. L'auto di Maurizio mi servirà il giorno dopo per andare con Paola e Maria Vittoria a prendere Maurizio a Salò e poi all'aeroporto di Bergamo. Se non siete riusciti a seguire tutti questi spostamenti, non è importante; volevo solo dare un'idea della complicazione della logistica. Insomma, mi sono perso il tramonto sul lago perché fra le 19 e le 21 mi aggiravo in macchina per la statale gardesana occidentale. Peccato, io e il mio uovo avremmo meritato la vista del tramonto con i piedi a bagno nel Garda.
In conclusione, gara con un percorso a tratti meraviglioso, ben segnato, presidiato e ristori ricchi financo di birra. Buona partecipazione della gente del posto e prestazione spettacolare delle mie gambe. Uniche pecche: un po' troppo asfalto e una logistica incasinata che rende più faticoso il prima e il dopo gara. L'uovo? L'ho portato con me in Sardegna.
“Ci hai portato qualcosa da mangiare?” “ Ecco, qui, un bell'uovo sodo del Garda!”

E ora devo subito liberarmi da questo sorriso ebete da autoeroe: ho due settimane per mascherarmi da triatleta.

giovedì 6 aprile 2017

BVG trail - preview

Dopo la Ronda Ghibellina, eccomi alla vigilia della seconda tappa del trofeo delle regioni: il trail della Bassa Via del Garda (BVG) di 75km con 4000 metri di dislivello, sui bei sentieri che si affacciano sul lago.
Questa volta, nella rappresentativa maschile sarda saremo solo in tre. Ognuno si porta la sua borsa e si portafortuna carezzandosi da solo la testa. Dobbiamo arrivare tutti per fare classifica, quindi l'obiettivo principale sarà raggiungere il traguardo a Limone del Garda. Non c'è fretta. Il molise non si presenterà e non ci sarà neanche un podio di categoria da inseguire. Ne approfitterò per andare tranquillo e godermi il contesto, i paesaggi e la corsa sui sentieri. Devo ricordarmi di portare il materiale obbligatorio, di installare i limitatori di velleità, i dossi artificiali rallenta-ego nel cervello, chiudere bene il rubinetto dell'adrenalina che perde e partire piano piano.
Non ho capito se sono in forma o se sono a pezzi. Un giorno mi sento in forma, quello dopo a pezzi. Oggi è giorno di spezzatino. I parametri vitali sono comunque ancora sufficienti, il respiro è regolare e il cuore ogni tanto batte un colpo e tanto basta a rendermi ottimista. Lungo i 75 chilometri del percorso, il suolo brulicherà di 75 milioni di piccolissimi millimetri, o 200 milioni di minuscoli millipiedi, artropodi che non vedo l'ora di calpestare, uno per uno. Il sole splenderà alto nel cielo, poi cercherà di scendere ma io lo fermerò lassù che mi voglio godere il tramonto sul lago al traguardo con una birra in mano.

domenica 2 aprile 2017

Gran Fondo del Sulcis a velleità limitata

Ci sono i limiti assoluti, invalicabili, dettati da condizioni fisiche e fisiologiche e poi ci sono i limiti della gabbietta che ognuno si costruisce intorno per vivere tranquillo. Non bisogna confonderli per evitare di cadere in equivoci e pericolose incomprensioni … come quella volta …. “ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti” mi disse l'ispettore Callaghan. “Chi si ferma per non superare i propri limiti, continuerà a gattonare per tutta la vita” risposi io baldanzosamente un attimo prima di esplodere. C'è chi crede che sia impossibile uscire dalla gabbietta e chi invece, come noi velleitari, cerca di sfondare i propri limiti fisiologici. Per combattere questa forma di stupidità che mi impedisce di autolimitarmi devo trovare stratagemmi compensativi; dovrei inventarmi dei limitatori di velleità, delle specie di dossi da mettere nel cervello per obbligare l'ego ad andare piu' piano.
Questa introduzione patafilosofica serviva per spiegare come mai sono così contento del risultato conseguito alla Gran Fondo del Sulcis. Ho impiegato 10 minuti in più del mio personal best e 5 minuti più dell'anno scorso ma sono arrivato stanco come stanco ero partito o poco più. Come ho fatto a limitare la velleità e salvare le gambe in vista dei 75km del trail BVG di sabato?
Era l'undicesima edizione della gara alla quale ho partecipato per l'undicesima volta. Non potevo mancare, mi sento cromosomicamente parte del dna della gara. Quindi la strategia di dimenticarsi l'iscrizione è saltata per evitare il rischio di pericolose mutazioni.
Una volta partito, con il numero appuntato sulla canottiera, come ho fatto a non farmi prendere dall'agonismo?
Overdose di camomilla o overdose di stanchezza?
Se uno parte già stanco non può stancarsi o, comunque, non si metterà a correre come un matto per inseguire un podio di categoria. La camomilla, invece, sopra certe dosi ha effetti collaterali che possono impestare la camera da letto o l'ufficio, come ho imparato dal mio collega della stanza 223. Ho messo allora in atto la strategia numero 2, mettendo oltre 2000 metri di dislivello nelle gambe fra giovedì e venerdì e oltre 90 chilometri di bici ieri. Altro che camomilla. Ero pronto. Prontissimo, oserei dire; facevo fatica ad alzarmi dalla sedia e il mio io velleitario mugolava mestamente sotto le bastonate.
Sono restato a guardare quando Mario si allontanava e poi ho rinunciato ad inseguire Flavio; li vedevo, sapevo bene che erano della mia categoria ma le gambe hanno deciso autonomamente di rinunciare a seguirli. A dire il vero, sapevo anche che sul podio c'era posto per tre.