martedì 29 aprile 2014

Perché lo fai? 50 ragioni per fare sport – 5. Per recuperare figli dispersi.



Sabato scorso, camminata di famiglia. Io, Maria, Flavia (mia madre) e il mio figlio tredicenne Francesco, siamo saliti lungo il “sentiero Italia” da Campuomu ai “sette fratelli”, attraversando il bosco di lecci fino ad arrivare sull'altopiano fra la meravigliosa famiglia di roccioni che lo caratterizza. Al ritorno, quando ormai mancavano “solo” 4-5 km alla macchina, Francesco è partito avanti di corsa per arrivare per primo e attribuirsi un po' di gloria.
"Babbo, sei lento!"
Dopo una decina di minuti, avendolo perso completamente di vista, ho deciso di corricchiare per cercare di raggiungerlo. Sapevo che non sarebbe stato facile: aveva un buon margine e in discesa è velocissimo. Superato un primo bivio non lo vedevo ancora. Ho accelerato perché non ero sicuro che avesse preso la strada giusta. Dopo un secondo bivio, ho cominciato a correre davvero: volevo arrivare velocemente alla macchina per vedere se fosse lì ed eventualmente avere il tempo di tornarlo a cercare.




Alla macchina non c'era. “Francesco!” Sono salito in macchina ripercorrendo la strada a ritroso fino ad incrociare Maria e Flavia. Anche loro non sapevano dove fosse. Ho lasciato loro la macchina, mi sono tolto il pile e sono rimasto con la magliettina gialla della Maratonina di Assemini. Ero finalmente un vero podista e sono tornato su di corsa a cercarlo. Ho provato ad entrare nella sua testa per capire dove potesse aver sbagliato. Ci sono entrato troppo e mi sono spaventato all'idea di esser perso nel bosco. Dovevo trovare il giusto equilibrio. “Francesco!” Al primo bivio, mi sono buttato nel sentiero laterale. Poco oltre il sentiero si biforcava di nuovo, mi sembrava strano che Francesco potesse aver deciso di continuare oltre ma, prima uno, poi l'altro, ho percorso di corsa entrambi i sentieri. “Francesco!” Non avendo ottenuto nessun risultato, sono tornato indietro fino alla strada carrozzabile per verificare se Maria l'avesse ritrovato, ma niente, nessuna traccia. Sono ripartito in salita per andare a controllare se avesse imboccato il secondo bivio.
Ormai stavo correndo da più di un'ora ma non mi sentivo stanco, sono bene allenato e avrei potuto continuare ancora a lungo. Potevo setacciarlo tutto quel maledetto bosco. La salita era diventata ripida. Una brevissima sosta per il solito richiamo:“Francesco!” e poi via di nuovo di corsa. Finalmente da dietro ad una curva l'ho visto spuntare che correva in discesa. La sua faccia, vedendomi, ha espresso una serie di emozioni diverse prima avvicinandosi e poi allontanandosi dal pianto. Un abbraccio silenzioso. Poi con due parole ci siamo tranquillizzati e siamo ripartiti di corsa. Dopo un breve tratto l'ho visto stanco; gli ho spiegato la strada e ho corso in avanti per tranquillizzare Maria e Flavia ed evitare che allertassero la forestale.


Beh, che dire delle mie gambe: copertura più ampia di un telefonino, più pratiche ed economiche di un elicottero, più eleganti e prestanti di una Ferrari, più brave nel recupero di un segugio bavarese. Comprate il mio seme prima che il suo valore “schizzi” verso l'alto.

sabato 26 aprile 2014

Analisi termodinamica della griglia di partenza. Come passare dall'area “post cagotto” alla terza fila senza rischiare il linciaggio

Attenzione, questo articolo è da considerarsi un'appendice al trattato di Lello Collu che trovate qui http://antonellocollu.blogspot.com/2014/04/mezze-partenze-e-cagotti.html. Nomenclatura e riferimenti grafici sono nell'originale.
Pur apprezzando immensamente il suo trattato, mi sento in dovere di dissentire con l'esimio dottor Lello a proposito della sua suddivisione antropologica della griglia teorica di partenza in cinque componenti diverse. In realtà, come tutta la materia, anche l'assembramento molecolare umano si presenta in tre sole fasi che, esemplificando con una particolare materia universalmente nota, chiameremo: flatulenta, sciolta e soda. La transizione fra le diverse fasi dipende da temperatura, pressione e quantità di fagioli. Considerando temperatura e fagioli pressoché costanti all'interno della zona di partenza, ecco allora che è la pressione antropomorfa, causata dall'ansia prestativa ed esercitata tramite spintarelle e gomitate, che determina le diverse zone in cui si suddivide l'assembramento pre-gara. La fase flatulenta, coincide con la “non competitiva”. I non-competitivi non si toccano, pensano sia peccato, e allora la loro area è caratterizzata da bassa densità e quindi dalla presenza di spazi vuoti fra le diverse molecole-atleti, nei quali ci si può infilare spostandosi agevolmente. Avanzando verso la linea di partenza, con l'aumento progressivo della pressione, si arriva presto alla transizione di fase detta “condensazione” che ci porta alla “fase sciolta” che comprende sia “esperti” che “prima esperienza” Siamo in presenza di una fase promisqua in cui cioè, gli spazi vuoti sono pressoché assenti. È ancora una fase fluida e quindi i movimenti sono possibili ma richiedono il moto contemporaneo coordinato delle diverse molecole-atleti e quindi per avanzare bisogna che gli altri si spostino. Chiedere “permesso” è pericoloso come alla fila delle poste, non supereresti tre posizioni senza subire almeno un piccolo linciaggio. Portarsi un bigliettino numerato delle poste o del reparto salumeria del supermercato può essere invece utilissimo con gli atleti “prima esperienza”: glielo fai vedere e quando ti chiedono “dove si prende” gli indichi la zona “post cagotto” e velocemente ti metti al loro posto. Con gli “esperti” questa tattica non funziona. Hanno già tutti il loro numerino. Allora si può ricorrere ad incentivi sociali (spacciarsi per super atleti), igienici (togliersi le scarpe come si usava in treno per avere lo scompartimento libero) o inventarsi geometrie non euclideee dove le parallele si incontrano e poi divergono nuovamente (i falsi paralleli di Lello) e avanzare in questo modo. Per minimizzare gli insulti è opportuno muoversi approfittando del minuto di silenzio. In questo modo si riesce ad avanzare almeno fino a raggiungere la nuova transizione di fase, la solidificazione. Qui la pressione raggiunge valori di decine di bar durante la happy hour. Vi trovate davanti un muro, più duro del tubolare della vostra bici. I gomiti degli atleti vanno ad infilarsi nei costati dei vicini formando una struttura cristallina perfetta … si muove come un “unicuum” o, tornando all'esemplificazione di pocanzi, come uno “s.....o duro”. Per muoversi si può provocare una transizione di fase per sciogliere il reticolo. Si potrebbe utilizzare un forte lassativo, oppure ridurre la pressione spargendo la voce che si parte nell'altra direzione, o ancora aumentare la temperatura con l'utilizzo di un lanciafiamme. Sono tutte tecniche ad alto rischio di esplosione. La tecnica sicura è quella del salto quantico o “quantum hop”. Come funziona? È facile.
Cominci a discutere con il vicino di chi sia il braccio. È il suo, ma siete così schiacciati che lui non ne è così sicuro. A partire dal braccio, poi, puoi riuscire ad impadronirti delle varie parti del suo corpo avanzando così di una posizione verso la linea di partenza. Quando sei in terza fila ecco lo sparo.

Lo starter dà il via. La pressione va a zero, Una gigantesca scoreggia si libera 

martedì 22 aprile 2014

Consigli della nonna guru: la tattica di gara

Cosa credete che sappiano gli allenatori delle gare? Ne sanno davvero poco. Per loro conta solo il tempo finale, la posizione in classifica … non considerano le emozioni, gli stati d'animo, lo spirito e le foto-ricordo. Non ascoltateli. Sentite invece cosa ne dice la nonna guru. Qualcuno mi ha chiamato?”

La gara perfetta.
Primi 100m: primeggiare con una partenza a razzo. Se sei fortunato ti fanno la foto davanti a Calcaterra.
Ultimi 100m: Vincere lo sprint per la centordicesima posizione. Non importa se quello che stai superando è Usain Bolt, un vecchietto, una casalinga o un ragazzino: ti stai facendo una botta di adrenalina e non guardi in faccia a nessuno.

Fase intermedia: dopo i primi 150 metri starai già boccheggiando ma non ti preoccupare, tutto il resto della gara sarà solo un lungo recupero in preparazione dello sprint finale. Lasciali passare e, mentre ti superano, guardali con un sorriso storto di sfida. Uno di loro sarà la vittima del tuo sprint fulminante: non sa cosa lo aspetta!

domenica 20 aprile 2014

Maratona e olive fritte

43 km e 8 portate. Ecco la mia pasqua.
La mia maratona privata. Fra la folla ignara senza medaglia né onore.
Sul lungomare adriatico di Porto Sant'Elpidio a mezzogiorno i podisti avevano già tutti finito il loro allenamento lasciando strada libera ai passeggiatori. Restavo solo io a districarmi fra famigliole e cagnolini. Intorno al quarantesimo chilometro, immaginandomi appena partito, guardavano la mia stanchezza senza nessuna ammirazione, solo un po' di pietà.

Antipasto: fritto all'ascolana (crema, olive ripiene e carciofi), crostini al salmone, culatello e ananas.
Primi: tagliolini pancetta e piselli, ravioli fatti in casa al sugo.
Secondo: Agnello arrosto con patate al forno.
Dessert: Pastiera, fragole e ananas.


Qui invece mi sono fatto onore.

sabato 19 aprile 2014

Passatore 2 – Il ritorno dei morti viventi

Mi sono iscritto. Ora, la 100km del passatore non è più solo un'idea clandestina rintanata in qualche remoto neurone, è anche un segno tangibile sull'estratto conto: -65. 65, come i chilometri che sono riuscito a completare l'anno scorso prima di decidere di porre fine alle mie sofferenze con un ritiro.
Dopo quel disastro, qualcuno potrebbe pensare che è stupido ritentare (errare è umano, perseverare è asinino). Vi sembro stupido, per caso?? Provo a smontare questa ipotesi con qualche buon argomento; lasciatevi convincere che, se non ci riesco, mi toccherà passare a bucarvi le gomme.

  • Conosco la strada, almeno fino a Marradi. Potrò correre ad occhi chiusi seguendo le tracce del mio sudore, l'odore della mia sofferenza. Seguire le briciole di fibre muscolari che ho lasciato a segnare la salita della Colla e soprattutto la discesa seguente, mi aiuterà a non perdere il coraggio, a non smarrire il filo dell'ostinazione, a ricordare che si può stare peggio. L'esperienza insegna e noi impariamo tutti i trucchi per non ascoltarla.
  • Sono cresciuto: ora sono un uomo di ferro. Se dovesse piovere anche quest'anno arrugginirei ma non pioverà, lo dicono le previsioni della sibilla e le mie interiora rovesciate sull'altare lo confermano. Come uomo di ferro non soffro di quei dolori al ginocchio che l'anno scorso mi hanno limitato gli allenamenti, né soffro di quella ragionevolezza che mi ha fatto fermare in gara. Sarò più duro di gambe e di testa.
  • A Marradi mi sono già ritirato. Stavolta voglio ritirarmi in un punto diverso. Mi ritiro a San Cassiano o mi ritiro a Brisighella? Ritirata per ritirata, meglio cagatoio o ritiro spirituale? Forse tutti e due insieme o, meglio ancora, nessuno.
  • A Brisighella non ci si ritira più, si dice. Ormai la metamorfosi in zombie è completa e lo zombie non molla mai. L'anno scorso non ho corso di notte, non ho fatto in tempo. Quando sono arrivato a Marradi, poco dopo le 9 di sera, c'era ancora un po' di luce. Mi son ritirato con una fioca luce di speranza, un residuo lumino di ragionevolezza. Dev'essere emozionante però entrare a far parte dell'orda e, nel buio, assaltare Faenza. Voglio sentire quell'odore di carne umana, assumere quell'aria ferocemente ebete e qella rigidità del passo dei non morti e con la lucina frontale da rana pescatrice immergermi negli abissi della coscienza, poi ancora più in basso fino a toccare i fondali tenebrosi del confine fra vita e non vita, buttare giù i muri di Berlino che riempiono la testa. Poi, passato il traguardo, riemergere con un vagito, aprire nuovi occhi e con lo sguardo diverso curiosare oltre i vecchi orizzonti.

giovedì 17 aprile 2014

50 ragioni per fare sport - 4. Perché fare sport è estremamente salutare.


Fare sport è estremamente salutare. Sentiamo, a tal proposito, la testimonianza di un maratoneta.
Mentre correvo non mi sentivo bene. Forse era il caldo, forse la digestione, non so. Allora ho pensato agli amici che mi avevano convinto a diventare maratoneta dicendo che correre era “estremamente salutare”. Non capivo bene. Se è estremamente salutare, perché sto male? Continuavo a correre ma non mi sentivo meglio. Anzi. Ho cominciato a sudare freddo finché, all'improvviso, le gambe hanno ceduto e sono crollato a terra. Accanto a me qualcuno si è fermato, molti continuavano a correre. I ricordi si fanno confusi … medico, ambulanza, defribillatore, ospedale, sala mortuaria.
Ora mi trovo qui sdraiato in questa bara a ricevere visite. Che carini, parenti, amici e compagni di squadra vengono a porgermi l'estremo saluto … ah!! Finalmente capisco! “porgere l'estremo saluto = salutare estremamente” poi, per la proprietà commutativa, “salutare estremamente = estremamente salutare”. Estremamente tardi, ma ho capito.”
Avete visto? Fare sport è estremamente salutare.

martedì 15 aprile 2014

Unghie schiacciate

Sabato ho corso 55km su asfalto. Cosce e polpacci hanno spinto per decine di migliaia di volte il corpo verso l'alto, ginocchio tallone e piede hanno coordinato e indirizzato altrettante volte quella spinta trasformandola in movimento traslatorio orizzontale; perfino le braccia, ogni tanto si muovevano ad accompagnare le oscillazioni del corpo. Tre giorni dopo indovinate cosa mi duole?
Le unghie degli alluci!

Con le unghie delle mani ci si gratta la pancia. Loro invece se ne stanno lì, graziosamente appoggiate sulle dita dei piedi a fare niente. Anche questa volta si sono fatte trasportare tutto il tempo e ora sono dolenti come le natiche di un cavaliere, o il culetto di un bambino dopo una corsa sulle spalle del padre. Fastidiose e inutili come pidocchi. Il loro sensuale rosa carne piano piano si scurirà, fino a diventare nero a fare pendant con il bordino. Fra qualche giorno, cadranno. Sembrerà che la giustizia avrà trionfato. Ma loro, lottando tenacemente contro l'estinzione, piano piano cercheranno di ricrescere! Selezione naturale, ti prego, abbrevia quest'inutile agonia, liberaci dal male. Non farle ricrescere. Lasciami le dita dei piedi libere come lumaconi senza conchiglia.

domenica 13 aprile 2014

Dolce follia

Di chi è questa follia?
Venerdì ho scritto a Francesco, perché dovevo rendergli i soldi dell'iscrizione alla maratona. Fra le altre cose, abbiamo parlato dei nostri progetti per il fine settimana. Gli dico: “il mio allenatore, che sono io, per il week end mi ha consigliato di fare qualcosa di massacrante”. “Ah, ma allora abbiamo lo stesso allenatore, anch'io ho “io” come allenatore e mi ha consigliato la stessa cosa” risponde “sono indeciso se andare in pullman a Villasimius e tornare a Cagliari correndo a piedi o se partire dalla mia casa di S. Margherita di Pula e fare il giro di Chia di corsa”.
“(questo è pazzo) Se fai il giro di Chia potrei venire anche io”
“(Questo è pazzo, ora mi tocca farlo sul serio) Allora a domani”
Non mi restava che abbozzare e assecondarlo in questa follia.

Io mi assecondo


Sabato mattina pioveva. Ho preso una mantellina e, senza esitare, l'ho raggiunto alla sua casa di Santa Margherita. Quando siamo partiti, la pioggia non scendeva più. Milioni di goccioline d'acqua fluttuavano nell'aria sospese in bilico sopra la nostra testa oscurando parzialmente il cielo; solo le più goffe inciampavano cadendo giù con un “plick” disperato.
La domenica prima, entrambi avevamo corso la maratona di Cagliari come pacemaker e, in settimana avevamo continuato a macinare km. A tutti e due piacciono le cifre tonde:
Gli confesso: “sono un po' stanco, l'altro ieri ho fatto 1000 metri di dislivello correndo”
“(allora è proprio pazzo) Io invece lunedì ho fatto 100km in MTB”
“(allora è lui il pazzo e io lo sto solo assecondando)”
La prima salita ci porta velocemente fra i monti del Sulcis, poi comincia la discesa panoramica verso Teulada. La stanchezza vecchia si addolcisce pronta ad ospitare quella nuova. Continuiamo ad assecondarci reciprocamente e intanto l'intimità cresce. Arrivati in paese ci fermiamo a bere alla fontana e decidiamo di tenerci il “jolly” della coca ghiacciata per l'ultimo bar che incontreremo poco prima del cinquantesimo chilometro. In breve arriviamo al porticciolo dove la strada gira e comincia il lungo meraviglioso ma terribile rientro verso casa lungo la litoranea.

Dolce follia
Quella strada già percorsa decine di volte in bici offre nuove prospettive per questa “prima” di corsa, le pendenze si appianano, le distanze aumentano, le visuali si dilatano, il mare si avvicina e ci ammicca sorridente, ogni tanto sprazzi di sole ravvivano i colori. Finiti i saliscendi della litoranea, decidiamo di aumentare un po' il ritmo per svegliare le gambe dal torpore dolente. Io sono un po' indolenzito, lui un po' affannato e il vento è contrario ma riusciamo a correre ad una buona velocità fino al bar di Chia trascinati anche da un sogno: la coca cola ghiacciata, che con una fettina di limone si rivelerà di una bontà stupefacente.
Ormai ci siamo. Dopo 53 km siamo davanti a casa sua. Non va bene, è una cifra spigolosa. Il progetto di arrotondarla fino a 60 viene ammorbidito con un mite e godurioso “corsa fino a 55km poi rientro passando per la spiaggia con i piedi nell'acqua”. Il mare rinfranca, massaggia. Le gambe ringraziano.
Mentre faccio la doccia, Francesco cucina 4 etti di pasta alla bottarga e un insalatona onnicomprensiva.
Tornando a casa mi rendo conto che mi sono dimenticato di dargli i soldi. Stamattina gli ho scritto una e-mail

Buon giorno Francesco,
ieri ho fatto 55km a piedi "solo" per ridarti i soldi della maratona e mi sono dimenticato di darteli!
Scusa, ma dovremo ripetere.”


Chissà se questa volta mi vorrà assecondare.

venerdì 11 aprile 2014

Triathlon Challenge Forte Village – Sardinia

Il 26 ottobre, fra il salotto e la cucina di casa mia, si disputerà la seconda edizione del Forte Village Triathlon, quest'anno marchiato Challenge. Oggi mi sono iscritto. Per me sarà probabilmente l'unica gara di triathlon dell'anno e l'inizio della preparazione per l'Ironman dell'anno prossimo (quello in cui guadagnerò la qualificazione alla finale mondiale, per intenderci).
Mi sono iscritto al “medio” ma per pigri e buffettari ci sarà anche la distanza “sprint”, che a un prezzo molto inferiore e con molta meno fatica offre l'IDENTICO BUFFET.
Invito tutti a partecipare perché è una bellissima manifestazione organizzata dal mio amico Andrea ma soprattutto perché se dovesse avere successo, aggiungendo una variante che passa in sala da bagno, l'anno prossimo verrà raddoppiata la distanza. Un Ironman in casa! Pensate che lusso.
Bene, se venite, avrete anche l'occasione per conoscere e sfidare il “velleitario”; potrete staccarlo senza pietà poi sentire il suo fiato sul collo e finalmente vederlo da dietro mentre scappa via verso il traguardo. Spettacolare!
Vorrei lanciare qualche sfida speciale per questa gara e aggiornare la pagina delle velleità ma non mi viene in mente niente di abbastanza audace. O forse sì … potrei fermarmi a risolvere un sudoku ad ogni transizione … un vero challenge.

Qui trovate la cronaca della scorsa edizione.

mercoledì 9 aprile 2014

Il re del lento

“Signorina … vuol fare … 4 ore con me?”
Son cavaliere e conduco dame e pedine con garbo e passo leggero, attento a non pestar piedi; trattengo passi ambiziosi e restano solo accenni di stile a rompere la monotonia di questo lento infinito. Un respiro ogni tre passi per un valzer arricchito dal ritmo dei balzelli del cuore. I pensieri fluiscono leggeri e ondeggiando la fatica scivola via.
Creo confidenza con poche parole, sguardi amichevoli e intimità fisica ma non mi affeziono, ne va della mia professionalità.
Maratona di danza, ad eliminazione: al ventesimo giro la prima si ferma stremata, uno sguardo d'addio e la lascio cadere senza rimpianti, devo pensare a chi è vivo. Avanti un'altra, altro giro, altra corsa.

Corpi si sfiorano, pelle lucida di sudore, sorrisi addolciti dalla fatica. Odore di corpi in movimento da ore. Il tempo è ritmo, movimento, respiro profondo. Delle nostre storie passate, restano solo segni sul viso; il futuro non esce da questa balera, non va oltre questa pista, quel traguardo e si avvicina con lui. Il presente è vita potente: siamo noi, ora, qui, nessun dubbio cartesiano né bisogno di pensare. Solo movimento, fino a sazietà, fino a sfinimento, obesi di fatica, gonfi d'orgoglio raggiungiamo il traguardo: non c'è dubbio abbiamo vinto, la medaglia è d'oro.  

lunedì 7 aprile 2014

Maratona di Cagliari – pacemaker delle 4 ore.

Bella gara, bella giornata di sole, bel percorso – rinnovato in meglio rispetto alle scorse edizioni, bella indifferenza della città – anche in questo si è notato un miglioramento rispetto all'aperta ostilità degli anni precedenti.

42km a 5'41: missione compiuta. Ben 3 atleti, di cui 2 esordienti, portati al traguardo nel tempo obiettivo di 4 ore. 3 è più di 1: giusto quindi sacrificare le mie possibili ambizioni per quelle di 3 bravissime persone. L'ostacolo più difficile è stato ricordarsi la tabellina del 5'41 che non mi è mai entrata in testa. Ricordo come un incubo la maestra che urlava : “Pisani! 5'41x7!”
Le difficoltà sono aumentate ulteriormente quando, dopo il ventunesimo km, i segnali chilometrici hanno iniziato a discostarsi dai beep del garmin. Ho dovuto allora calcolare la media fra le due distanze, l'integrale della fatica, l'asintoto del tempo e la sua intersezione con la retta x=42, considerare i 196 metri mancanti e calcolare di quanti millimetri aggiustare la lunghezza del passo. I passaggi di 1h59'45” alla mezza e 3h59'41” al traguardo dimostrano alla Signora Maestra che almeno un 8 me lo sarei meritato.
A furia di contare, le dita delle mani e il cervello mi fumavano. La prossima volta mi porterò il portatile così farà lui i conti, nel tempo libero mi farò un sudoku e il fumo uscirà solo dal mio sigaro toscano.

42mila passi lenti, tutti uguali, ripetizione del gesto all'infinito, catena di montaggio di asfalto, turno di 4 ore senza soste neanche per fare una pisciata, tempi moderni per proletari della corsa. Per contrastare l'alienazione e i danni fisici e cerebrali conseguenti, avevo una sola possibilità: diversificare. Intorno al secondo chilometro accenno uno “skip” alzando un po' più le ginocchia. Non mi nota nessuno, almeno spero – non voglio dare spettacolo. Allora ogni 2-3km mi concedo delle “andature”, senza cambiare il ritmo: un accenno di skip, una suggestione di “pinocchietto” un pizzico di “corsa calciata” qualche passo spingendo con le natiche … pochi metri per volta che però mi danno un bel sollievo. Non so se qualcuno si sia accorto di queste “variazioni sul tema”. Quasi sicuramente hanno notato le due volte che ho fatto “corsa all'indietro”. Alla fine, questa strategia, una variante soft della “corsa stocastica 1”, mi ha permesso di resistere 4 ore a quel ritmo non mio.

Quasi tutte le altre “strategie della lumaca” si sono dimostrate poco pratiche o poco efficaci. Qualche considerazione a posteriori:
  • Punti patente – Immaginare autovelox dietro ogni curva non mi fa nessun effetto. Credo che l'autovelox, come godzilla e il mostro di Lockness, sia solo un mostro leggendario. Da anni, ormai, quando, sulla statale 131, tutti rallentano per paura del mitico autovelox, io li supero sfidando l'antico tabù e il suo flash mortifero. Sto ancora aspettando di trovare la patente carbonizzata o, almeno, che mi arrivi la prima multa.
  • Casablanca – Cambiare sesso per ridurre il testosterone. “Sono troppi i rischi per chi vuole operarsi in Italia. Liste d'attesa eterne, scarsa specializzazione, poca attenzione alle ricadute psicologiche sui pazienti. Troppo spesso nel nostro paese chi deve cambiar sesso affronta un'odissea anche in sala operatoria. Tanto che un gruppo di pazienti ha fatto causa al Sistema sanitario nazionale(da L'Espresso)
  • Zavorra – Ho sostituito la doppia seduta mattutina del “rito dello svuotamento” con una seduta singola, guadagnando così una trentina di grammi di zavorra e circa 8 secondi sul tempo finale. Per rallentare di mezz'ora servirebbero circa 8 chili di M.
  • Corsa stocastica 2 – Ho provato a seguire traiettorie non ottimali ma, visto che i miei pulcini mi seguivano passo passo, ho dovuto smettere per non far correre 60 km anche a loro.

Insomma, un'altra bella giornata di festa, un'esperienza utile, un'altra sfida vinta e le quotazioni del mio seme continuano a salire …

sabato 5 aprile 2014

Strategie della lumaca – pacemaker alla maratona di Cagliari

Ad andare forte sono capaci tutti: basta allenarsi bene e dare il massimo in gara. Se non sai come fare, cerca con google “come correre velocemente” e troverai più di mille consigli. La vera sfida che distingue gli uomini dai ragazzini, i saggi dagli avventati è riuscire ad andare piano.
Domani dovrò correre 42 chilometri ad un ritmo molto più lento del mio ritmo di corsa abituale: 5'41 al km. Saranno ben 4 ore di corsa al rallentatore, una lunghissima forma di tai chi che inizia alle prime ore del mattino e finisce all'ora di pranzo, un continuo controllo del gesto e degli istinti, un ghandiano lasciarsi superare senza reagire. Sarò all'altezza?
Ho cercato su google “come correre lentamente” senza trovare risultati significativi. Non mi restava altro da fare che rivolgermi al “velleitario”, che, nel suo delirio di onniscienza, ha sempre qualche consiglio da dare. Ecco infatti l'elenco di strategie che mi ha suggerito:
Strategie della lumaca
  • Sing sing – Riempire di ferro i palloncini da pacemaker e attaccarli alle caviglie con solide catene.
  • Punti patente – Immaginare autovelox dietro ogni curva.
  • Casablanca – Cambiare sesso per ridurre il testosterone.
  • Zavorra – Sostituire il rito dello svuotamento (la doppia seduta mattutina) con tre giorni di astinenza dal bagno.
  • Corsa stocastica 1 – Il coordinamento motorio è una chiave per andare veloci. Per andare piano basta correre scoordinatamente, lanciando avanti gli arti in ordine casuale.
  • Corsa stocastica 2 – Se, invece di seguire una linea retta, si avanza rimbalzando in modo casuale fra i vari ostacoli, il tempo di percorrenza aumenta di un fattore radice di due.
  • Siegfried – Correre cantando. In 4 ore ci starebbe giusto giusto il “Siegfried” wagneriano (senza il bis).
  • Miles – Selezionare l'opzione “miglia” del garmin e quando, correndo a 5'41, il mio gruppo di tapascioni supererà i kenioti cercare di convincerli che è solo una convenzione di unità di misura.

Domani ne proverò qualcuna e vedremo come va. Se riuscirò a prendere la medaglia sarà sicuramente quella sudata più a lungo.  

giovedì 3 aprile 2014

I 7 minuti di biancamerda

Pisolo. La sveglia suona alle 5 e 20 o meglio, lei suonava da tempo ma ero riuscito, con una piccola modifica al plot – un inseguimento della polizia a sirene spiegate o qualcosa del genere – a introdurla nella colonna sonora del mio sogno, rendendola inefficace. Manca un'ora esatta alla partenza dell'aereo!

Dondolo. Scendo le scale barcollando. Entro in bagno, metto il tubetto del dentifricio in bocca, ne spremo 2 cm. e comincio a impastarlo con la lingua mentre corro in camera.

Caccolo. Prima di vestirmi passo il pigiama sotto le ascelle per asciugare il sudore della notte – lavaggio a secco, come quando, da ragazzo, giocavo con le palline nere antistress che mi apparivano miracolosamente tra le dita dei piedi. Non succede più e come tutte le cose che non succedono più, un po' mi manca.

Puzzolo. Mi vesto. Camicia e pantaloni per fortuna li avevo preparati la sera prima e presumibilmente nessuno andrà ad indagare cosa c'è sotto.

Tontolo. Passaporto e pennina con la presentazione – ecco tutto il bagaglio. Svuoto uno zaino poi mi rendo conto che sarebbe rimasto floscio e opto per una borsa semirigida. Resta vuota anch'essa ma è molto professionale.

Pustolo. Sputo il dentifricio e intanto mi guardo allo specchio … specchio specchio non c'è tempo per fare la barba né per aspettare che l'occhio si apra del tutto. “Sei più brutto di biancamerda” mi rivela.

Andiam, andiam, andiamo a lavorar … esco di casa correndo. Sono le 5 e 27. Sono stato più veloce di Martino! Mi sono preparato “in 7 minuti”. Mi torna in mente il film “la vita è bella”:Biancamerda dentro ai nani, risolvi questo enigma cervellone nel tempo che ti dà la soluzione”.


6 e 20. Chiudo gli occhi. Una spinta da tergo mi fa capire che l'aereo sta decollando. Il tempo a terra è buono … e tutti vissero felici e contenti.

martedì 1 aprile 2014

Almanacco del mese dopo – Aprile 2014

Primavera. Le prime nespole sono già mature, i primi caldi arriveranno presto e con loro, finalmente, i primi bagni al mare – mi mancano le poseidonie che ondeggiano a fior di pancia e le anfore millenarie ormai parte integrante del fondale di Nora. I primi veri obiettivi di stagione si avvicinano e devo cominciare a fare sul serio. Finora ho cercato (con poco successo a dire il vero) la velocità, assaporando ruggine e sangue; ora devo trovare la resistenza e sentire sapore di polvere e sudore secco.

Eventi

6. Maratona di Cagliari. Farò il pacemaker delle 4 ore. Esercizio di sottrazione alla ricerca della lentezza, disciplina mentale di trattenimento, sorta di tai-chi dell'atletica. Una vera sfida.

16. Trail dalla sabbia alla neve. Invenzione fantastica del solito Matteo Casula, una corsa-escursione che partendo dalla spiaggia di Tortolì, già quasi balneabile, arriva alla punta La Marmora, la più alta della Sardegna, che, in questa stagione, dovrebbe essere ancora innevata. Traversata di 53km e 3750m di dislivello in salita, tanto divide il mare dalla montagna, l'estate dall'inverno, la vita dalla Vita.

20. Pasqua a Fermo. Lo sforzo del 16 sarà un pallido ricordo di fronte alle imprese che attendono il mio apparato digerente. Dopo le dieci portate di “magro” della vigilia, finalmente domenica si mangia sul serio. Sovrabbondanza e alta qualità, nella tradizione della “festa”, sono l'accoppiata irresistibile e micidiale che mi farà godere e soffrire. Anche questa è Vita.

Best of the past

Rileggendo gli articoli di un anno fa, ho trovato qualche storia interessante ma poche frasi davvero incisive. Ne ho estratte comunque due:

Il profumo del caffè, ma anche solo il suono della parola "caffè" di solito mobilitano quei recettori del cervello a forma di piede che ti danno un bel calcio nel culo per svegliarti.
Da “Stanchezza

Comunque, "fra il sapere e il non sapere", come disse una volta il genio del villaggio, "se il caldo non funziona proviamo col freddo". Lui stesso, dopo lunghe riflessioni, capì che mettere il ginocchio in frigo era troppo complicato. E allora scoprì il ghiaccio!

Da “Ginocchio

Miracolo ad Assemini. Mezza maratona della ceramica.

Parto con una mezza influenza e la teoria assurda che correre possa aiutarmi a guarire
Prima fase
Faccio finta di stare bene. Corro i primi 2 km da sacchettaro inseguendo Gianni, terzo di categoria, a 3'40 al km. Verso la fine del secondo chilometro ho modo di osservare e studiare la colazione tipica di un runner: 2 etti di spaghetti al sugo in condizioni di conservazione quasi perfette (io forse li avrei masticati). Lascio l'analisi della salsa al prossimo giro. Per un momento ho la tentazione di esporre la mia colazione lì accanto ma essendo un banalissimo caffellatte con biscotti, desisto.
Mi sento in affanno e sono costretto a rallentare e a lasciare scappare Gianni verso l'ultimo premio.
Seconda fase
Per altri 2 km cerco almeno di mantenere un buon passo per migliorare il tempo di Oristano e per alzare la temperatura corporea. Seguo il gruppo di Claudia Pinna, a 3'45 al km. Ancora troppo veloce e il corpo protesta. Ricordo il plot:
Durante l'attività fisica, tutto il corpo è impegnato a portare ossigeno e glicogeno ai muscoli e le funzioni metaboliche non legate al movimento rallentano.
Ecco, questo era il piano, ma c'è stato un colpo di stato dei generali anticorpi. In contrasto con la decisione del governo di dirottare le risorse dalla difesa antibatterica all'attività motoria, occupano il cuore armati e dichiarano lo stato d'emergenza. L'articolo della costituzione di cui sopra viene riscritto come:
Durante la malattia, tutto il corpo è impegnato a combattere i batteri e le funzioni metaboliche non legate alla guarigione rallentano.
Il corpo ha le sue priorità e la guerra di trincea contro i batteri era la mia. La testa non può farci niente e gran parte del sangue e dell'ossigeno sono dirottati verso il fronte anti-batterico. Vuoi correre? Fai quel che riesci con quello che ti rimane.
Terza fase
Ultimi 17 km.
Sono allo sbando, in balia del vento e degli anticorpi. L'unico obiettivo rimasto è creare una situazione disagevole per i batteri e convincerli a lasciare il mio corpo. Gli spostamenti d'aria ne spazzano via molti, altri si gettano nel vuoto dicendo “questo è pazzo”.
Ma credo davvero a questa teoria strampalata? No. Forse avrei maggiori speranze di successo fermandomi e pregandoli in ginocchio di andarsene. Non so che fare e rallento vistosamente.
Poi mi supera un atleta e decido di usarlo come riparo dal vento e come riferimento, insomma mi faccio adottare, sarà la mia “mamma oca” e seguendolo riesco ad arrivare al traguardo in 1h24'.
Catarro e tosse sono ricomparsi quasi subito. Tutto sembra come prima. Del resto questa storia della guarigione era solo una cialtroneria che mi ero messo in testa per convincermi a partecipare alla gara. Almeno Assemini è più vicina di Lourdes.


Stamattina, in macchina mentre andavo al lavoro, mi sono sorpreso a cantare! Era da più di una settimana che me ne stavo zitto ad ascoltare la musica. Appena me ne sono reso conto, ho visto la luce, ho sorriso e alzato la voce. È un segno: il bene sta per trionfare. Miracolo ad Assemini!