sabato 19 aprile 2014

Passatore 2 – Il ritorno dei morti viventi

Mi sono iscritto. Ora, la 100km del passatore non è più solo un'idea clandestina rintanata in qualche remoto neurone, è anche un segno tangibile sull'estratto conto: -65. 65, come i chilometri che sono riuscito a completare l'anno scorso prima di decidere di porre fine alle mie sofferenze con un ritiro.
Dopo quel disastro, qualcuno potrebbe pensare che è stupido ritentare (errare è umano, perseverare è asinino). Vi sembro stupido, per caso?? Provo a smontare questa ipotesi con qualche buon argomento; lasciatevi convincere che, se non ci riesco, mi toccherà passare a bucarvi le gomme.

  • Conosco la strada, almeno fino a Marradi. Potrò correre ad occhi chiusi seguendo le tracce del mio sudore, l'odore della mia sofferenza. Seguire le briciole di fibre muscolari che ho lasciato a segnare la salita della Colla e soprattutto la discesa seguente, mi aiuterà a non perdere il coraggio, a non smarrire il filo dell'ostinazione, a ricordare che si può stare peggio. L'esperienza insegna e noi impariamo tutti i trucchi per non ascoltarla.
  • Sono cresciuto: ora sono un uomo di ferro. Se dovesse piovere anche quest'anno arrugginirei ma non pioverà, lo dicono le previsioni della sibilla e le mie interiora rovesciate sull'altare lo confermano. Come uomo di ferro non soffro di quei dolori al ginocchio che l'anno scorso mi hanno limitato gli allenamenti, né soffro di quella ragionevolezza che mi ha fatto fermare in gara. Sarò più duro di gambe e di testa.
  • A Marradi mi sono già ritirato. Stavolta voglio ritirarmi in un punto diverso. Mi ritiro a San Cassiano o mi ritiro a Brisighella? Ritirata per ritirata, meglio cagatoio o ritiro spirituale? Forse tutti e due insieme o, meglio ancora, nessuno.
  • A Brisighella non ci si ritira più, si dice. Ormai la metamorfosi in zombie è completa e lo zombie non molla mai. L'anno scorso non ho corso di notte, non ho fatto in tempo. Quando sono arrivato a Marradi, poco dopo le 9 di sera, c'era ancora un po' di luce. Mi son ritirato con una fioca luce di speranza, un residuo lumino di ragionevolezza. Dev'essere emozionante però entrare a far parte dell'orda e, nel buio, assaltare Faenza. Voglio sentire quell'odore di carne umana, assumere quell'aria ferocemente ebete e qella rigidità del passo dei non morti e con la lucina frontale da rana pescatrice immergermi negli abissi della coscienza, poi ancora più in basso fino a toccare i fondali tenebrosi del confine fra vita e non vita, buttare giù i muri di Berlino che riempiono la testa. Poi, passato il traguardo, riemergere con un vagito, aprire nuovi occhi e con lo sguardo diverso curiosare oltre i vecchi orizzonti.