domenica 13 aprile 2014

Dolce follia

Di chi è questa follia?
Venerdì ho scritto a Francesco, perché dovevo rendergli i soldi dell'iscrizione alla maratona. Fra le altre cose, abbiamo parlato dei nostri progetti per il fine settimana. Gli dico: “il mio allenatore, che sono io, per il week end mi ha consigliato di fare qualcosa di massacrante”. “Ah, ma allora abbiamo lo stesso allenatore, anch'io ho “io” come allenatore e mi ha consigliato la stessa cosa” risponde “sono indeciso se andare in pullman a Villasimius e tornare a Cagliari correndo a piedi o se partire dalla mia casa di S. Margherita di Pula e fare il giro di Chia di corsa”.
“(questo è pazzo) Se fai il giro di Chia potrei venire anche io”
“(Questo è pazzo, ora mi tocca farlo sul serio) Allora a domani”
Non mi restava che abbozzare e assecondarlo in questa follia.

Io mi assecondo


Sabato mattina pioveva. Ho preso una mantellina e, senza esitare, l'ho raggiunto alla sua casa di Santa Margherita. Quando siamo partiti, la pioggia non scendeva più. Milioni di goccioline d'acqua fluttuavano nell'aria sospese in bilico sopra la nostra testa oscurando parzialmente il cielo; solo le più goffe inciampavano cadendo giù con un “plick” disperato.
La domenica prima, entrambi avevamo corso la maratona di Cagliari come pacemaker e, in settimana avevamo continuato a macinare km. A tutti e due piacciono le cifre tonde:
Gli confesso: “sono un po' stanco, l'altro ieri ho fatto 1000 metri di dislivello correndo”
“(allora è proprio pazzo) Io invece lunedì ho fatto 100km in MTB”
“(allora è lui il pazzo e io lo sto solo assecondando)”
La prima salita ci porta velocemente fra i monti del Sulcis, poi comincia la discesa panoramica verso Teulada. La stanchezza vecchia si addolcisce pronta ad ospitare quella nuova. Continuiamo ad assecondarci reciprocamente e intanto l'intimità cresce. Arrivati in paese ci fermiamo a bere alla fontana e decidiamo di tenerci il “jolly” della coca ghiacciata per l'ultimo bar che incontreremo poco prima del cinquantesimo chilometro. In breve arriviamo al porticciolo dove la strada gira e comincia il lungo meraviglioso ma terribile rientro verso casa lungo la litoranea.

Dolce follia
Quella strada già percorsa decine di volte in bici offre nuove prospettive per questa “prima” di corsa, le pendenze si appianano, le distanze aumentano, le visuali si dilatano, il mare si avvicina e ci ammicca sorridente, ogni tanto sprazzi di sole ravvivano i colori. Finiti i saliscendi della litoranea, decidiamo di aumentare un po' il ritmo per svegliare le gambe dal torpore dolente. Io sono un po' indolenzito, lui un po' affannato e il vento è contrario ma riusciamo a correre ad una buona velocità fino al bar di Chia trascinati anche da un sogno: la coca cola ghiacciata, che con una fettina di limone si rivelerà di una bontà stupefacente.
Ormai ci siamo. Dopo 53 km siamo davanti a casa sua. Non va bene, è una cifra spigolosa. Il progetto di arrotondarla fino a 60 viene ammorbidito con un mite e godurioso “corsa fino a 55km poi rientro passando per la spiaggia con i piedi nell'acqua”. Il mare rinfranca, massaggia. Le gambe ringraziano.
Mentre faccio la doccia, Francesco cucina 4 etti di pasta alla bottarga e un insalatona onnicomprensiva.
Tornando a casa mi rendo conto che mi sono dimenticato di dargli i soldi. Stamattina gli ho scritto una e-mail

Buon giorno Francesco,
ieri ho fatto 55km a piedi "solo" per ridarti i soldi della maratona e mi sono dimenticato di darteli!
Scusa, ma dovremo ripetere.”


Chissà se questa volta mi vorrà assecondare.