domenica 22 aprile 2018

The other side of Chia - Il valore dell'assenza

Si dà un valore a tutto. Oggi sembra che siamo talmente pieni di tutto che si sta rovesciando la scala dei valori e il vuoto comincia a valere più del pieno. L'antimateria vale più della materia in quanto annichilisce qualcosa e ci permette di conquistare un po' di spazio libero. Le etichette dei prodotti alimentari danno più risalto a ciò che manca piuttosto che a ciò che c'è. Serve spazio nei nostri ventri traboccanti e, per esempio, l'anti-oliodipalma vale oro e tutti i prodotti che lo contengono ne hanno profitto sul mercato. Cibi senza lattosio, senza zucchero, senza glutine; farmaci senza princìpi attivi …
Si può andare oltre. Non basta svuotare il ventre non bastano le scatole vuote: per fare spazio anche negli scaffali, con un po' di anti-scatola si otterrebbe il prodotto perfetto. Gli anti-vestiti per svuotare gli armadi, l'anti-cemento per ridare spazio alla natura ...

Ecco, io sono avanti e vi vendo questo. Senza wifi, senza asfalto, cemento, vestiti; senza pacchi gara, ristori; senza gente.







29 Aprile - The other side of Chia. Si paga con soldi e anti-soldi in ugual misura.

lunedì 16 aprile 2018

Villacidro Skyrace – Sottrazioni

Il corpo umano è fatto per muoversi, per correre, per saltare e non per stare seduto tutto il giorno. Altrimenti saremmo fatti come cozze, attaccati con la barba ad una sedia o come patelle, attaccati alla poltrona con un sedere a ventosa. In attesa che l'evoluzione ci trasformi in molluschi, abbiamo l'esigenza fisiologica di muoverci. Siamo fatti per quello e non farlo fa male alla salute. E io mi muovo, anche parecchio; sono a Villacidro per quello, e sto bene … beh, benino, almeno.
Mitrali = Valvole cardiache che possono essere difettose, presentare prolassi e non essere adatte all'agonismo come la mia. Non avendo il certificato, mi sono iscritto alla non competitiva per bambini, vecchietti e cardiopatici. Si parte da qui, dal mio cuore difettoso e appassionato.
Mitrali – tr = Miali
La prima sottrazione mi priva quindi della skyrace, quella dei campioni e degli eroi per partecipare alla sorella minore.
Miali è Santu e Santu “Fast Hike” Miali è un monte alto mille metri che sovrasta Villacidro. La cima è erbosa e lo sguardo si perde senza ostacoli negli spazi immensi riempiti solo dal profumo del timo selvatico; l'orizzonte è sotto i piedi e da lassù si provano sensazioni di dominio assoluto … ma prima bisogna salirci.
Miali – i = Mali
Mali, di schiena, di pancia, di piede sinistro, di ginocchio destro, contratture, scarso allenamento, cardiopatia … potrei riempire da solo un pronto soccorso e fare anche la fila. Tutto però viene sopito dal clima di gara e dagli abbracci del bosco. Anche senza forzare troppo, riesco a tenere un ritmo decente. Fa caldo e, dopo il primo chilometro, ne approfitto per togliere la maglietta e mostrare con orgoglio a tutti la mia nuova pancia. Controllo spesso i battiti apponendo il ditometro nell'apposito collo. Suona tutto regolare, continuo allo stesso ritmo e mi basta non rallentare per superare molti compagni d'avventura.
Ma continuiamo a sottrarre:
Mali – M = Ali
Ali, organi per il volo. Sono terzo e nelle salite, circa un minuto davanti a me, vedo il secondo che ogni tanto si volta preoccupato. Lo vado a raggiungere? No, preferisco non rompere questo delicato equilibrio che tiene insieme i miei pezzi. Scoprirò dopo il traguardo che era un ragazzino di 15 anni e ho fatto bene a lasciarlo davanti a me. E si arriva in cresta. All'inizio della discesa mi sento un po' goffo ma quando vedo che il mondo è tutto sotto di me, da polletto che sono, mi sento aquila e non posso non volare.
Ali – A = Lì
Sono lì, questo è l'importante. Sono uscito di casa anche oggi e sono lì a correre e poi a festeggiare dopo l'arrivo. In un modo o nell'altro partecipo alla festa, mi prendo gli applausi di questo podio minore ma sono comunque lì con loro, i fratelli maggiori, i campioni che ci mettono 2 ore e gli eroi che la chiudono morti in 6 ore e ne assorbo la grandezza, la bellezza dei volti addolciti dalla fatica.

Tutte le foto sono di Arnaldo Aru
Lì – L = I
Me, Myself and I. Alla fine delle sottrazioni, resto io, I, all'inglese. Ho conquistato un altro podio non competitivo, questa volta senza vergogna ma con orgoglio.
Mi guardo in giù. Prima, quando salivo sui podi assoluti, l'orgoglio mi gonfiava il petto, ora mi gonfia la pancia. Tutto sommato … anzi, tutto sottratto, resta quindi l'ego, che mi gonfia il ventre tanto che, ogni tanto, mi sfiata dal culo. Non fa bene trattenerlo, almeno così dicono, e allora mi lascio scivolare fuori; anche ora, che sono tornato a casa, sono ancora lì, in forma di essenza che pervade l'aria, accanto al profumo di timo, e ci resterò a lungo.

Grazie a Enrico, a tutti i volontari e a tutti gli amici per questa bellissima giornata piena di vita; fino a prova contraria, me ne restano altre 17100.

mercoledì 11 aprile 2018

50 ragioni per fare sport – 15 Perché è primavera

A primavera, i raggi UV ci fanno sorridere e, solleticando la cute, trasformano il deidrocolesterolo in vitamina D che fortifica le ossa e protegge dai tumori. Appena potete, mettete la maglietta a maniche corte e uscite a correre e, appena potete, toglietela, lasciatevi avvolgere dal sole e continuate a correre.
A primavera, le donne rifioriscono e diventano ancora più belle con la pelle che si scopre e luccica al sole. Il profumo di donna in fiore si unisce a quello dei fiori in fiore e a quello dei primi barbecue della stagione rendendo l'aria inebriante. Uscite e correte a perdifiato per respirarne il più possibile!
A primavera, anche i carramerda mollano la pallina di sterco per fare all'amore. E voi cosa aspettate? L'istinto vi porta all'uscio di casa. Non opponete resistenza, nascondete la vostra pallina in posto sicuro e uscite a fare sport!

sabato 7 aprile 2018

Elogio dell'ignoranza.

Io, fondamentalmente, mi vanto di avere due doti. La prima è l'ignoranza, la seconda è la pigrizia.
Ricordo che, quando ero un bambino e si andava in visita ai parenti di Roma, appena scendevo dal treno mi facevano grandi feste. “Ma quanto sei bello!” Mi dicevano, e io sorridevo orgoglioso. Poi arrivava mio fratello Marco e ricominciavano da capo: “ma guarda com'è bello Marcolino!” Allora cominciavo a dubitare qualcosa. “Almeno Claudio sarà brutto”, pensavo. Ma la mia fiducia veniva annientata da una scena pietosa: “guarda che bello Claudio!” Se tutti sono belli, è inutile dirlo. Sarebbe come dire “guarda che carino! Ha due gambe!” Certo che ho due gambe, sono un bambino! È un'ovvietà. Per capire se tutte quelle parole contenessero un'informazione degna di essere ascoltata, mi rimaneva solo di sottoporli alla domanda decisiva. “Chi è più bello?” Provai a chiedere, sperando ancora che fossero capaci di quel minimo di discernimento per darmi almeno un'informazione relativa. Ma niente. Sorrisi imbarazzati e risposte balbettanti “Ma no, siete be-be-be-lli uguali”. Da quel giorno capii che gli adulti parlavano a vanvera; inutile ascoltarli e, se volevo capire qualcosa della vita, dovevo coltivare la mia bella ignoranza e ripartire da zero, apparecchiando con calma, da solo, la mia tabula rasa. Per coerenza, ho anche quasi smesso di parlare, limitando le espressioni verbali alla pura comunicazione per lo scambio di informazioni vitali.
La cultura è bella ma è infida. Riempie la testa di concetti che in parte aiutano e in parte ostacolano i ragionamenti. Gli schemi mentali danno sensazione di sicurezza e rendono innocui i cretini ma sono gabbie e liberandosene si aprono gli spazi sconfinati della follia e del genio. Per secoli e secoli le più grandi menti hanno dovuto conciliare il loro pensiero con i dettami dei testi sacri che li costringevano a partire da princìpi errati. Ma anche quando le informazioni fossero corrette, riempire la testa di particolari rende difficile cogliere l'essenza delle cose; le sintesi restano bozzute. La cultura è utile a patto che in essa si cerchino i dati per definire meglio i problemi e non le soluzioni già pronte.
Io non corro questi rischi. Sono ignorante. Non leggo libri interi da decenni, ogni tanto leggo qualche pagina a caso in bagno, sfoglio i giornali partendo dall'ultima pagina e, per giunta, ho cattiva memoria. La mia conoscenza è su wikipedia. Non mi vanto della mia ignoranza ma la considero una risorsa. Vedere un problema “da lontano” consente infatti di vederne la struttura complessiva mentre, dall'interno, se ne vedono i dettagli senza magari coglierne l'essenza. Quanti secoli ci sono voluti all'uomo per capire che la terra è rotonda? Un alieno, anche il più cretino dei marziani, l'ha visto subito. Ed io mi sento come un marziano idiota. Pigro per giunta. Ma bello, però; quanto sono bello! Aveva ragione zia Lelle.

mercoledì 4 aprile 2018

Pasquetta a Canal Grande

E dopo pasqua, pasquetta e pasquettina si riprende a lavorare con il ventre gonfio di pastiera e il naso rosso per la sbronza di UV. Con gli occhi semichiusi e gli angoli della bocca volti in su, mi sento ancora stordito dalla botta di primavera improvvisa. Inebriato dai profumi e dai colori della natura, carezzato da fotoni con la delicatezza di un peso massimo. Barcollo ma riesco a trascinarmi comunque fino alla macchinetta del caffè per il secondo round.


Ecco qualche foto del tramonto sulla costa fra Masua e Bugerru. Forse ho sbagliato l'ora ma almeno non c'è il dito.

lunedì 26 marzo 2018

Sea trail Porto Corallo – domenica out

Foto di Arnaldo Aru
Montiferru, marganai, porto corallo: in tutto 25 ore sotto l'acqua. Non ho l'ombrello e ho un buco nella testa, l'acqua mi entra nel cervello e scava solchi nell'anima. Non muoio, non mi ammalo neanche. Mi si erode solo il cervello e una fanghiglia neuronale mi cola dal naso. Dopo tante ore, non cerco neanche più di contenerla, di tamponare le perdite cerebrali tappando le narici col fazzoletto. La lascio colare, anzi, la spargo a spruzzo con la tecnica del coniglietto aerosol. Pian piano, la mia materia grigia sparsa nell'atmosfera si unisce alla pan-intelligenza cosmica. Il cervello si sta svuotando, dilavato, ma la mia coscienza ora si fonde con quella dell'universo. Sono parte di questa nebbia che pervade l'aria, di questa “cloud” che raccoglie e sintonizza le informazioni dando un senso all'insieme.
Breve chiacchierata col grande Filippo, ispirazione per tutto l'ambiente. “Muoviamoci ora, che sta per piovere.”
Ed è subito acqua, mare incacchiato e piedi a mollo.
Il telefono, come al solito, dopo la prima ora di esposizione alle intemperie decide, in autonomia, di spegnersi. Si crede smart, lui, più di noi che stiamo accesi per sei ore sotto la pioggia, ma non sa cosa si perde. È fuori da questo “tutto”, troppo presuntuoso per capire.
Allerta arancione, cielo grigio. La primavera, con il giallo delle ginestre, il viola delle orchidee e della lavanda fiorita, si manifesta un po' sbiadita, in sordina; sembra quasi spenta. Ma entro in sintonia con le goccioline e vedo che sorride; capisco che si è solo fermata un attimo a dissetarsi, prima di esplodere in tutta la sua energia vitale.
Acqua, acqua, acqua. Le pozzanghere arrivano al polpaccio. “Andiamo, che sta per piovere”
Sono in sintonia con il fango che rende scivolosi i sentieri in discesa. Ci vuole intuito, in una frazione di secondo bisogna elaborare una sequenza di passi dinamica e un punto di arresto morbido, se necessario, anche col sedere. Io non ho bisogno di pensare, è il fango che mi guida; sono io il fango e più ce n'è più mi diverto a scendere veloce.
Sintonia con gli ultimi. Non so come si chiamano ma non importa. Sono amici già da prima di conoscerli e intuisco i loro desideri. Arrivare ma soprattutto essere lì. Mi faccio leggero, quasi trasparente per non pesare con la mia presenza. Mi dissolvo nell'aria e mi concretizzo materialmente solo dopo il traguardo, con un forte abbraccio.
Andiamo, che sta per piovere”
Sintonia con gli organizzatori. sintonia di prospettive su quest'isola meravigliosa. Desidero una birra e la birra si materializza, loro desiderano vedere me, la scopa che chiude e io mi materializzo. Poi l'arrivo, accoglienza da re, la focaccia di cipolle e i malloreddus.
Ecco che parte un altro spruzzo di coscienza … a guardarlo meglio sembra muco. Forse allora è il grande muco cosmico la materia oscura, quella che ci tiene appiccicati, in sintonia con la natura e che veicola il senso del “tutto”? Non importa, sia quel che sia, la sostanza non cambia: è stata una giornata di fusione con la natura, di condivisione, di passione, resa ancora più forte ed epica dalle condizioni difficili. La mamma (a parte la mia) non ci avrebbe lasciati uscire a giocare nel fango, con questo tempaccio. La “società” ci guarda come pazzi. Che ne capiscono della bellezza di tutto questo? Hanno mai visto la primavera che sorride sotto la pioggia? Si meritano di restare chiusi in casa con i loro smart phones supponenti e Barbara D'Urso. A loro domenica in, a noi domenica out.
Grazie a Matteo per l'invito, ai Sarrabus Runners, a tutti i volontari, ai compagni di viaggio e alla natura; un'altra giornata piena di vita è passata e me ne restano, fino a prova contraria, altre 17121.

giovedì 22 marzo 2018

Sea Trail Porto Corallo - preview

È primavera. È ufficiale. Dopo i trail invernali si cambia. Bellissima la neve del montiferru, bella la pioggia del marganai; domenica ho assaggiato anche la pioggia del poetto. Sarei stato curioso di sentire sulla testa e lungo la schiena anche le precipitazioni di porto corallo ma non importa. Finalmente avremo un trail col cisto fiorito illuminato dal sole, le euforbie che risplendono quasi abbaglianti e, a fine corsa, ci saranno le condizioni ideali per il primo tuffo nel mare. Già sorrido pensando al solletico degli ultravioletti sulla pelle, al profumo dei fiori; è primavera insomma e non vedo l'ora di tuffarmici dentro.
Ma cos'è questo rumore? Mi sveglio dal sogno sentendo un forte ticchettio: l'acqua che cola dalla grondaia cerca di dare un ritmo al brusio informe della pioggia.
Dov'è il governo? Uno … due … tre, quattro, cinque … stella! Sono tutti immobilizzati lì a giocare a “5 stella” e intanto l'inverno ne approfitta per avanzare oltre i propri confini andando ad invadere l'aprile.
La prospettiva cambia. I recettori UV della pelle aperti spalancati per fare entrare i raggioloni e farci le loro cose divertenti saranno invece inondati da goccioloni d'acqua. L'odore di natura bagnata mischia l'aroma dei fiori all'odore di terra, di ascella di lombrico. 
Ma noi siamo pronti lo stesso, pronti al tuffo. Come biscotti sul bordo della tazza. E, come sempre, quando c'è la natura, l'accoglienza, la passione comune, la fatica condivisa, ci sarà da divertirsi!