mercoledì 18 gennaio 2017

Dimostrazioni

Ci sono un sacco di cose che potrei dirvi e non vi dico; non vi avrei neanche detto che avrei potuto dirvele se non volessi dimostrare che non devo dimostrare niente a nessuno.
Guardando bene, vedrete che non mi faccio vedere e non mi avreste proprio visto se non volessi dimostrare che non devo dimostrare niente a nessuno.
Poniamo, per assurdo … lasciamo perdere. Ora vado a cagare.

domenica 15 gennaio 2017

Giro dei 6 sentieri

Alle 7 e 20 suona la sveglia. Fuori è quasi buio. Si vedono però le gocce di pioggia che sbattono contro la finestra spinte dal forte vento e quella vista mi fa venire un brivido di freddo nonostante sia ancora sotto le morbide e calde coperte. Fosse per me, mi sarei voltato dall'altra parte per dimenticare quella vista e cercare il calore sotto le coltri ma ho appuntamento con Teo ed Enrico. Controllo invano il telefono per vedere se ci siano messaggi di rinuncia. Se Teo non molla, non sarò io quello timoroso! Mi preparo. Arrivo a Santa Lucia con 5 minuti di ritardo e Teo è lì che aspetta in auto da solo. Ha lasciato il bambino Enrico a casa con la febbre. Fuori continua a piovere deciso. Prendiamo un po' di tempo entrando in un bar per caffé e cornetto. Il divanetto è comodo, il banco dei dolci è ancora pieno e argomenti di conversazione basterebbero per passare una gradevole mattinata ma Teo scalpita. Quando partiamo sta ancora piovendo. All'ingresso dell'oasi non c'è ancora nessuno. L'Oasi è chiusa per “allerta meteo” mi diranno. Siamo qui, almeno proviamo a partire, poi se avremo troppo freddo torneremo indietro. 2 o 300 metri e inizia il sentiero che sale subito ripido nel bosco. Sono bardato con abbigliamento tecnico michelin e, a parte le dita delle mani che escono dai guantini estivi da bici, non soffro il freddo. Un po' d'acqua penetra ma prima di attraversare tutti gli strati si riscalda. Scendiamo al bellissimo roccione di “sa rocca lada”. Anche qui, come ad ogni bivio, facciamo un rapido check up per verificare eventuali stati di assideramento ma fino a qui va tutto bene e riprendiamo a salire. Via via la pioggia si dirada e diventa sempre più leggera … sembra quasi … è neve! La neve in Sardegna è speciale perché si mischia col suo candore alla macchia multicolore, sempre vitale anche d'inverno. È divertente correrci sopra, 5 centimetri di morbidezza che si aggiungono a quelli della suola delle mie Hoka. Le nostre impronte sono le uniche umane su questo pianeta. Sul sentiero bisogna fare un po' più attenzione per i sassi nascosti ma ci divertiamo come bambini.
Quando arriviamo ad arcu Marrocu, non nevica più e un pallido sole illumina il magnifico paesaggio reso straordinario dalla neve; è il momento delle foto! Con queste vedrai quanti “like” riusciremo ad avere!
Gli 8 chilometri dell'ultimo sentiero sono tutti in equilibrio sulla cresta che segna il confine dell'oasi. Di là i cani stanno inseguendo qualche cinghiale che, per fortuna, non siamo noi.
Dopo 3 ore e mezza siamo di ritorno alle auto. Per la prima volta ho fatto il giro di tutti i 6 sentieri dell'oasi WWF di Monte Arcosu. 25Km molto belli e tecnici con circa 1500m di dislivello. Il trail ideale per non farsi sparare troppo in una domenica di caccia grossa. Diventerà un classico ma oggi la neve l'ha reso unico e irripetibile.
Se fossi stato una persona appena ragionevole mi sarei perso tutto questo e avrei anche pensato di aver fatto bene a restare nel letto a godermi il tepore di piccoli peti.

mercoledì 11 gennaio 2017

No! La mascotte no!

È ufficiale, il coach Matteo mi ha selezionato per far parte della rappresentativa sarda al trofeo delle regioni di ultratrail.Il trofeo funziona così. Si articola in 3 tappe: il 29 gennaio in Toscana la “Ronda Ghibellina” di 45 km con 2500m di dislivello. L'8 aprile la “Bassa via del Garda – BVG” di 75 km con 4400 m di dislivello e il 21 ottobre il “Ultra Trail del Lago d'Orta – UTLO” di 90 km con 5800 m di dislivello. Ad ogni tappa, i primi 3 migliori tempi della rappresentativa verranno sommati per stilare la classifica. Mi fa davvero piacere partecipare, sia per la soddisfazione personale che dà un simile riconoscimento, sia per l'orgoglio di rappresentare questa bellissima terra a cui ormai sento di appartenere.
Ma perché Matteo ha scelto me?
Forse ci potrebbe anche stare. All'UTSS ero arrivato primo dei quasisardi. In squadra, però, ci sono anche 2 quasiquasisardi, Stefano ed Enrico che lì erano arrivati un'ora prima di me. Poi c'è l'oriundo Maurizio e il grande Filippo che sono ancora più forti. Forse allora mi ha scelto per il ruolo di capitano, il veterano, quello che fa le previsioni meteo con la schiena, che incoraggia tutti con frasi tipo: “siamo nelle mani del destino, moriremo tutti” … no, c'è il comandante Gianni che fa tutto ciò meglio di me. E a me, che ruolo rimane? Se fossi più grasso potrei stare in porta o se fossi più piccolo, l'omino dell'ascensore.
Perché, allora mi ha scelto? Che qualità avrei, oltre alla peluria che sembra quella di un peluche? No! La mascotte no! C'è Teo per questo! Adesso vanno di moda le mascotte depilate e pelate da carezzare sulla testa; è lui la mascotte!
Per dimostrare di non essere io, dovrò arrivare fra i primi 3 della squadra, contribuendo così alla classifica, in almeno una delle tre tappe e senza fare sgambetti ai miei compagni, se non per sbaglio. Intanto la Ronda Ghibellina è già molto vicina. La vedo davvero dura ma ci proverò con la solita velleità. Non sono un orsetto di peluche e riuscirò a dimostrarlo! Forza Sardegna! Avanti tutta ragazzi, andiamo a battere la Lombardia! Andate avanti voi, che io intanto vi guardo le spalle dal Molise. Vieni anche tu, Teo; vieni qui che ti do una carezzina sulla testa.

giovedì 5 gennaio 2017

Tramonti intestinali

Ho dimenticato la categoria dei “finisher” per i quali l'unica cosa importante è tagliare il traguardo; il tempo è irrilevante. Neanche la medaglia serve. È una grande soddisfazione interiore e non ha bisogno di simboli materiali anche se una bella foto al traguardo non guasta mai e pubblicarla su
FB li aiuta ad interiorizzare.
Sono quelli del “ce l'ho fatta!” che taglierebbero a braccia alzate anche il traguardo dei 100 metri in sessantordici secondi.
Io? Passare il traguardo è un attimo, un bellissimo attimo ma dietro c'è un lunghissimo percorso sia di gara che di allenamento ed è soprattutto quello che mi voglio godere. Poi, quando FB mi chiede “A cosa stai pensando?”, mi viene da sedermi sul water per esteriorizzare. Se invece devo proprio interiorizzare mi faccio una colonscopia col selfie stick. A proposito, ne ho due o tre che sono venute una meraviglia! Tramonti intestinali. E poi si risparmia una bella cifra sul ticket.

Propositi per l'anno nuovo

I ragazzi sono contenti che io vada con loro. Ho promesso che farò le previsioni del tempo con la schiena. A questo servono gli anziani.
Ho sfruttato questi giorni di chiusura di inizio anno del CRS4 per farmi visitare dal medico. Era un annetto che non ci vedevamo. Quando gli ho detto che ero lì per il mal di schiena si è messo quasi a ridere. Poi, quando gli ho chiesto per quanto tempo dovrò prendere le pasticche per il cuore mi ha risposto “per i prossimi 50 anni”.
Penso che il prossimo anno a babbo natale, invece delle solite ruote per la bici, chiederò una bella pasticchiera. Il massimo sarebbe una di quelle a tre scomparti per separare le pillole del mattino da quelle del giorno e dalla suppostina serale.
Il dottore mi ha dato il permesso di correre e quindi mi unirò ai ragazzi della rappresentativa “quasisarda” per il Trofeo delle Regioni di ultratrail. Prima tappa in toscana per la Ronda Ghibellina del 29 gennaio. Credo che mi dovrò comprare un bel bastone che mi han detto che c'è da camminare …

mercoledì 28 dicembre 2016

Il wellrunnessaro

Il wellrunnessaro corre per correre bene. È convinto che la corsa vada somministrata nelle giuste dosi, come una pillola: 1 ora al dì, lontano dai pasti. Superare le dosi consigliate non è salutare e si va incontro agli effetti collaterali da sovraddosaggio che potrebbero portare anche all'abbandono.
Se deve correre 42 km e proprio quel giorno hanno organizzato una maratona a due passi da casa, li corre comunque da solo a lato della statale, perché vuole dimostrare che non deve dimostrare niente a nessuno e che corre solo per sé stesso.
Il wellrunnessaro ha un profeta: Albanesi. È lui che ha inventato il termine “wellrunness” e ne ha perfino registrato il marchio. Lo definisce così: "la pratica della corsa con lo scopo di correre fino alla fine dei propri giorni." Omette però di specificare se questa fine dei giorni è anticipata o posticipata dalla pratica del "wellrunness". A pensarci bene, infatti, anche correre verso un burrone rientra nella definizione di "wellrunness" riportata qui sopra.
Io? Per me il fine ultimo è vivere bene. Correre può essere un mezzo per raggiungere questo fine ma nulla più. Per questo prendo la corsa con leggerezza, divertimento e passione e, finché dura, me la godo. Se dovesse finire mi dispiacerà ma troverò qualcos'altro.
Il test: sei un wellrunnessaro?
  • Prima di uscire a correre, consulti i sacri testi? (tabelle di Albanesi)
  • Hai ripudiato tutte le altre motivazioni perché sono effimere?
  • Se devi fare 15km e gli amici ne fanno 18 preferisci correre da solo?
Se hai risposto “sì” ad almeno 2 delle 3 domande, complimenti, sei un wellrunnessaro, correrai fino al tuo ultimo giorno di vita e puoi pigiare il tasto corrispondente nel sondaggio qui accanto.

martedì 27 dicembre 2016

La morte nera




L'amor tenero dominava sull'universo e l'arcobaleno splendeva in cielo. Poi un comitato per la parità di genere ha deciso che era ingiusto usare “lamortenero” e “larcobaleno” al maschile anche per le donne e ha inventato “lamortenera” e °lorcobalena”. Così, con un semplice cambio di genere, un'apparente formalità, si è passati dalla forza al suo lato oscuro e ora “la morte nera” domina e l'orcobalena incombe minacciosa in cielo.