mercoledì 2 gennaio 2019

I sette mostri – 2. Crisi di freddo

Il corpo umano funziona grazie ad una serie di meccanismi biochimici regolati per una temperatura di 36-37 gradi. Basta alzare di un grado la temperatura corporea che una metà della popolazione crolla a letto. Se poi la temperatura corporea si sposta di 2-3 gradi, crollano anche le femmine. La temperatura viene mantenuta nel range ottimale da una serie di meccanismi di regolazione termica. La regolazione termica di un atleta in corsa è alterata dal fatto che per ogni watt usato per la spinta, si devono bruciare almeno 4 watt di carboidrati e i 3W rimanenti si esprimono sotto forma di calore. È una specie di stufetta interna che ci permette di correre seminudi mentre la gente normale gira in cappotto.
Alla fine di una maratona o di un ironman, quando la stufetta si spegne e le energie rimaste sono davvero poche, mi è capitato spesso di iniziare a tremare subito dopo il traguardo. Non capita solo a me …

Al ristoro Fabrice decide di ritirarsi, si siede e comincia a tremare. Quando si rompe l'equilibrio fra l'interno e l'esterno, fra il nostro mondo interiore e il mondo esterno, la tensione accumulata si sfoga in brividi che scuotono la pelle accapponata. Impediscono di compiere qualsiasi azione che richieda movimento fine ma se ci si abbandona ad essi, diventano piacevoli; è la nostra stessa pelle che ci abbraccia per sfogare la tensione e riportare l'equilibrio. Bevo una birra e aspetto che rispondano con la radio per verificare che non si sia perso nessuno. Ho il via libera e lascio Fabrice ancora scosso da brividi avvolto dal telo termico davanti al fuoco. Non aveva mai fatto tanta strada, oggi ha superato i suoi limiti e al di là ha trovato brividi d'emozione e sofferenza.

In una gara lunghissima, soprattutto nella seconda parte, la potenza che si riesce ad esprimere è limitata; la stufetta interna è quindi molto meno efficace e basta una pioggia improvvisa e un po' di vento per lasciarci senza la capacità di ripristinare l'equilibrio termico anche durante la gara. Diventa allora fondamentale l'abbigliamento. Innanzitutto dobbiamo portarci appresso abbigliamento adeguato anche a condizioni impreviste, anche se potrebbe sembrare un peso inutile. Poi conviene prevenire, coprendosi subito; bisogna essere veloci nel cambiarsi perché le soste lunghe sono deleterie: i muscoli si raffreddano e si irrigidiscono, le mani si raffreddano e anche un gesto banale come tirare su una cerniera o allacciarsi le scarpe può diventare terribilmente difficile. Ricordatevi che nello zainetto avete un telo termico, perché, se è facile dimenticare di mettercelo, è ancora più facile scordarsi di averlo. Altri piccoli espedienti: espirare dentro gli indumenti aiuta a intrappolare il fiato caldo; il fiato però è anche umido e potrebbe bagnare i tessuti. Se resta un minimo di energia, provare ad aumentare un po' il passo: automaticamente aumenterà anche il calore prodotto. Amate le salite che vi aiuteranno a scaldarvi e anche i boschi che vi faranno da coperta. Sappiate anche che non ha senso ritirarsi a meno che non ci sia un posto ben caldo per farlo. Il calore esterno ci metterà molto tempo per scaldarvi dentro. Se potete è meglio continuare; può bastare un cambio d'abito, un miglioramento delle condizioni atmosferiche o una bella salita per uscire dalla crisi.
Quando, al 55o km della trans d'havet. il temporale mi aveva lasciato tremante se avessi trovato un posto caldo mi sarei ritirato ma avrei fatto male. Ecco una sintesi di quell'esperienza, crisi di freddo e resurrezione.


Al ristoro del rifugio Scalorbi, fisicamente distrutto ma sorridente
La salita non è finita, dopo un bel traverso pianeggiante, si scorge, 200 metri più su, il passo dov'è situato il punto più alto di tutto il percorso. Il cielo sta brontolando già da un po'. "Fra poco piove" dico. "E' presto, deve piovere nel pomeriggio" "non senti i tuoni?" Poco dopo iniziano a cadere grosse gocce che non fanno presagire niente di buono. Enrico ora è avanti, fatico a seguirlo. Mi raggiunge Sabrina, con cui avevo fatto un po' di strada di notte. E' preoccupata. Inizia a diluviare. Ci fermiamo ad infilare la giacca e cerchiamo di affrettare il passo per arrivare presto al ristoro in cima. Appena arrivati al passo ci accorgiamo che il ristoro non è altro che un telo spazzato da un vento terribile, sotto al quale, insieme ad un'altra decina di persone ammassate per cercare riparo dalla pioggia, c'è anche Enrico che mi ha aspettato per decidere cosa fare. Il rifugio Fraccaroli è più su, il percorso invece scende verso il rifugio Scalorbi non troppo distante. "Scendiamo" dico, "qui si muore di freddo". Intanto comincia a grandinare, il sentiero è un torrente ma appena iniziata la discesa, il vento si placa e capisco che stiamo facendo la cosa giusta. I muscoli però sono induriti dal freddo e le articolazioni, dalle ginocchia ai talloni fanno male e mi impediscono di correre. Dico a Enrico di non aspettarmi e continuo al passo. Continua a tuonare sempre più forte. … Mi supera Sabrina "abbiamo fatto bene a scendere" dice. Poi altri; vanno tutti a velocità doppia rispetto a me ma non riesco proprio ad accelerare. L'acqua ormai è penetrata sotto la giacca e i piedi ci sono immersi. Il temporale, per fortuna, sta calando d'intensità ma mi rendo conto di avere freddo. Guardo le mani, gonfie e rosse, e le scuoto per riattivare la circolazione. Vedo il rifugio poco lontano ma sono così lento che impiego un'eternità per raggiungerlo. Il ristoro è un tendone montato a ridosso del rifugio. Mi faccio servire brodo caldo e lo bevo dalla scodella. Mi aiuta ma non basta e comincio a tremare. Enrico intanto si è cambiato. Vado anche io a cambiarmi in una stanzetta del rifugio a nostra disposizione. La maglietta a maniche lunghe è in un sacchetto di plastica ancora asciutta. I famosi pantaloni lunghi sono invece fradici e inutili. Prima di rimettere la giacca cerco di asciugarne l'interno per evitare di infradiciare subito la maglia asciutta. Intanto continuo ad essere scosso da brividi. Bevo due bicchieri di the caldo e aspetto lì al chiuso seduto su una panca, ma il freddo mi esce da dentro e l'ambiente non è abbastanza caldo da smaltirlo. Fuori ha quasi smesso di piovere e provo ad uscire sognando il caldo afoso di poco prima ma l'aria è ancora quella fresca del dopo-temporale. Intanto stanno arrivando i primi concorrenti della 40 km. Qualcuno di loro è in canottiera, fradicio ma, scaldandosi dall'interno con i residui dell'azione di corsa, non soffre il freddo. Io dentro sono vuoto, ho solo freddo. Se ci fosse stato un pullman o una tenda calda per ritirarsi, mi sarei ritirato ma non c'era. Non so quanto tempo ho passato lì, forse un quarto d'ora, probabilmente di più. … Provo a ripartire; camminando in salita forse riesco a scaldarmi. Alzo il bavero della giacca sopra la bocca in modo che il fiato tiepido resti intrappolato intorno al corpo e riprendo a camminare. Mancano 26 km al traguardo e sono le 11. Se anche camminassi per tutto il tempo arriverei entro le 18, in tempo per l'aereo. Su queste pendenze dolci non soffro tanto e penso quanto sia meglio camminare ora su questi sentieri piuttosto che di notte lungo la statale Marradi-Faenza con le macchine che mi sfrecciano accanto.
Insomma, non me la godo ma ho vissuto di peggio e piano piano comincio anche a scaldarmi. Mi superano ancora diversi concorrenti, quasi tutti della 40 km. Dopo la salita e una ripida discesa, le pendenze si ammorbidiscono, la temperatura interna sale e le gambe, sorprendentemente fanno sempre meno male. Ora che sto tornando vivo, mi rendo conto di avere un sasso nella scarpa e la vescica gonfia ma non mi fermo subito, voglio aspettare di avere meno freddo. Quando finalmente tolgo il sasso dalla scarpa mi sento rinascere e ricomincio a correre. Prima della pisciata faccio ancora almeno un chilometro per trovare il punto più panoramico! Svuoto la vescica e rinasco ancora di più. Appena ripartito mi superano altri 2 della corta, ma ora sono un altro e li seguo a distanza senza difficoltà. I due raggiungono altri che mi avevano superato prima e quando la strada inizia a risalire camminano tutti. Io continuo a correre e li supero di slancio. Sto proprio bene …

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