martedì 11 aprile 2017

BVG trail - 75 km sul Garda

Se avessi le costole in “memory foam” forse riuscirei ad adattarmi alla durezza del pavimento del circolo velico di Bogliaco e ad addormentarmi. Invece passo la notte girandomi in continuazione nel mio sacco a pelo per distribuire uniformemente le ammaccature. All'una di notte entra uno che impiega quasi mezz'ora a prepararsi per la notte montando il lettino da campeggio senza esclusione di colpi. Alle 3 un altro vomita con entusiasmo. Per il resto, riempio la notte con la soddisfazione per la splendida giornata trascorsa lungo i sentieri della Bassa Via del Garda.
Per fortuna, la notte prima avevo dormito in un morbido letto nell'albergo da Tiziana. La signora Tiziana mi aveva anche preparato una bella colazione con torta, affettati e uova sode. Preparo lo zaino con il materiale obbligatorio: telo termico, giacca, fischietto, fascia elastica e doppia lampada frontale perché se dovesse fare notte prima di arrivare e se la prima lampada non funzionasse ci sarebbe la seconda. Ma allora, se facesse freddo e il telo termico fosse bucato o se, caduti in un fosso, il fischietto facesse pernacchie, forse sarebbe meglio avere una seconda copia di tutto … ma se anche la copia non funzionasse? Per la sicurezza sarebbe meglio che ce ne stessimo tutti a casa, come dice Stefano, circondati da lampade frontali con pile di riserva ma oggi si esce e per la mia sicurezza, mi porto anche, nella spallina dello zaino, un bell'uovo sodo di Tiziana, che non si sa mai.
Alle 5:15 parte il pullman per il campo sportivo di Salò dove c'è il ritrovo. Poi, con un paio di chilometri a piedi, ci si reca alla partenza nella bella piazza del comune, sul lungolago.
Parto con calma. So che non devo strafare. In salita, intorno a me sembrano quasi tutti più affannati di me. Anche in discesa qualcuno mi supera ma sembra che stia correndo al limite. Non è un po' presto? Io non forzo ma dopo il primo saliscendi, le gambe mi fanno già percepire la loro presenza e invocano prudenza! Le scarpe, appena risuolate, mi sembrano un po' dure nell'impatto col suolo e mi preoccupo un po' per schiena e ginocchia. Dopo un paio d'ore di corsa ho già sudato troppo e decido di togliermi la maglia termica e di correre a torso nudo. Sono le 9 del mattino e all'ombra fa ancora fresco. Un passante sorride da sotto una pesante giacca ma sono convinto di aver fatto bene.
Stefano in discesa è più veloce di me, in salita sono più veloce io. Nei ristori lui, nelle pisciate io. Ci ritroviamo spesso, facciamo un po' di strada insieme poi ci riperdiamo. L'importante è che io sia davanti alla fine.
L'asfalto, forse troppo per un trail, mi dà la possibilità di alzare lo sguardo sul paesaggio senza dovermi fermare. La presenza continua del lago, come un sottofondo musicale, allieta e conforta la vista, ora dietro una leggerissima foschia, ora fra gli ulivi, dietro ai fiori o di sfondo ai paesi. Ci scendiamo al lago, per percorrere il lungolago di Bogliaco. Siamo ad un terzo del percorso e siamo all'inizio; ora comincia la parte più dura e affascinante. Morbide colline e gole selvagge. Sole e ombra. Asfalto e sentieri ripidissimi. Chiese e rocce. Un mix schizofrenico ma divertente.
Uovo, se ti mangio, mi strozzi? Non ti mangio, ti porto entro il calar della sera a Limone, così facciamo maionese e ci guardiamo il tramonto sul lago con una birra in mano. Si affaccia dalla spallina dello zaino ad ammirare gli scorci più spettacolari; si attraversa un canyon profondissimo su un ponticello pedonale. Mi fermo qualche secondo in ammirazione ma sono in gara e devo ripartire.
I chilometri passano veloci; Stefano è dietro e da un po' non lo vedo. Incontro davvero pochi atleti ma sono io che li raggiungo e questo mi stimola. Supero anche due rivali del team Campania. Stai a vedere che questa volta li battiamo. Un capriolo-camoscio, creazione mitologica della mia ignoranza, sfiora il percorso di gara. Non ho il GPS; quanto manca? I volontari danno riferimenti spesso contraddittori e qualche volta si va avanti ma la distanza mancante aumenta. Mi affido allora all'altimetria stortignaccola riportata sul pettorale. Dovrei farcela ad arrivare entro 11 ore, tempo che avevo stimato come obiettivo dignitoso.
Non c'è crisi, neanche crampi, solo stanchezza e mal di gambe. Ogni pendenza ha i suoi dolori; in discesa, oltre il -20% sono i quadricipiti, che urlano sotto le bastonate del terreno. In salita, dopo pochi passi di corsa, le gambe si riempiono di un fluido gelatinoso che brucia e le rende molli costringendomi a tornare al passo. Nell'intervallo -5% - 0% mi diverto ancora ma capita di rado. Boschi di larici bruciati fanno un buon odore, la vita tornerà. Dopo una bellissima cresta e l'ennesimo ripido attraversamento di una forra, si raggiunge un boschetto quasi pianeggiante che si affaccia sul ripidissimo versante di una valle. Sono arrivato alla discesa finale. Ormai è fatta, sono proprio contento. È ripidissima ma non mi fa paura. Nei punti più pericolosi, i volontari allargano le braccia come per fare una ringhiera umana. Poi si arriva sull'acciottolato spaccagambe del fondo valle. Gradualmente la pendenza scende sotto il 20% e la bella stradina pedonale che segue il torrente diventa divertente da correre, soprattutto con la gioia che monta. Si entra a Limone e poco dopo si arriva al lago. Dopo averlo visto da tutte le prospettive, mancava solo l'ultima, quella da dentro. Il percorso, seguendo la riva, ci costringe infatti con i piedi nell'acqua. Ultima salitella, giro di pista e arrivo, in 10h19, ventinovesimo, terzo fra gli ultracinquantenni ma purtroppo senza la gloria del podio.
Maurizio è arrivato da una mezzoretta e Stefano arriverà un quarto d'ora dopo di me. Non c'è ancora la classifica ufficiale ma dovremmo essere arrivati fra le prime tre regioni. Bravissime anche K, Paola e Maria Vittoria della rappresentativa femminile sarda.
Dopo l'arrivo, Stefano deve partire per tornare in Sardegna e prende l'auto che aveva lasciato la sera prima lì a Limone facendosi riportare da Tito a Bogliaco per il ritiro del pacco gara e da uno dell'organizzazione a Gargnano per la notte. Io lo accompagno con Maurizio fino a Salò per prendere l'auto che Maurizio aveva lasciato alla partenza e, dopo aver accompagnato Maurizio da un'amica, ritorno con l'auto a Bogliaco dove passerò la notte. L'auto di Maurizio mi servirà il giorno dopo per andare con Paola e Maria Vittoria a prendere Maurizio a Salò e poi all'aeroporto di Bergamo. Se non siete riusciti a seguire tutti questi spostamenti, non è importante; volevo solo dare un'idea della complicazione della logistica. Insomma, mi sono perso il tramonto sul lago perché fra le 19 e le 21 mi aggiravo in macchina per la statale gardesana occidentale. Peccato, io e il mio uovo avremmo meritato la vista del tramonto con i piedi a bagno nel Garda.
In conclusione, gara con un percorso a tratti meraviglioso, ben segnato, presidiato e ristori ricchi financo di birra. Buona partecipazione della gente del posto e prestazione spettacolare delle mie gambe. Uniche pecche: un po' troppo asfalto e una logistica incasinata che rende più faticoso il prima e il dopo gara. L'uovo? L'ho portato con me in Sardegna.
“Ci hai portato qualcosa da mangiare?” “ Ecco, qui, un bell'uovo sodo del Garda!”

E ora devo subito liberarmi da questo sorriso ebete da autoeroe: ho due settimane per mascherarmi da triatleta.