mercoledì 26 marzo 2014

Perché lo fai? 50 ragioni per fare sport – 2. Per vincere un prosciutto

Non l'ho vinto. Non ancora. Ecco perché continuo a partecipare a gare, ad allenarmi duramente; ecco cosa desidero in cambio di tutti quei litri di sudore.
Ho vinto chili di pecorino, diversi metri di salsiccia, casse di frutta e verdura, prodotti tipici di quasi ogni comune sardo, capi di abbigliamento da uomo e da donna, integratori e creme di bellezza, anche soldi con cui avrei potuto comprarne ben più d'uno ma lui, il mitico prosciutto, la fenice dei premi in natura, mi è sempre sfuggito.
Perché proprio il prosciutto? Non so bene; il mito del prosciutto forse mi è entrato in testa ascoltando il racconto di qualcuno che lo avrebbe vinto dopo una fuga solitaria o uno sprint rabbioso. Forse invece è perché rappresenta le immagini della coscia, simbolo del corridore, e del maiale simbolo dell'abbuffata fuse in un unica entità …

Vincere è come un amplesso, si dice. Per noi che gareggiamo contro noi stessi, vincere contro sé stessi è dunque un po' come farsi una sega. Ne vale la pena? Possiamo correre allora contro il tempo, ma il tempo, per quanto uno cerchi di fermarlo pigiando il tasto “stop” del cronometro, tende a sfuggire; in mano ci ritroviamo solo aria e se stringiamo la mano se ne va anche quella. Il prosciutto no. È di una concretezza assoluta, sfugge alle astrazioni e, se solo sapesse cantare, delizierebbe tutti i cinque sensi. Allora punto al prosciutto, la mia lepre da inseguire con la bava alla bocca, il mio oro olimpico, il mio sogno di gloria …sul podio con un prosciutto al collo e un ramo d'alloro in testa … . Quanti atleti, sognando il prosciutto, hanno provato ad addentare l'oro olimpico rischiando di rompersi i denti in pubblico e quante affettatrici hanno rotto nell'intimo delle loro abitazioni.