giovedì 6 febbraio 2014

Capotavola

Ieri notte sono rientrato da Bruxelles. Intanto il maldistomaco è passato alla fase due, quella subdola e turbolenta dei grandi discorsi addominali. A causa sua i principali obiettivi del viaggio sono falliti clamorosamente: i) nessuna corsa nei parchi, ii) neanche una birra. Comunque, anche senza corse e birre, rimane una città interessante che esibisce una “grandeur” quasi napoleonica, manifestazione di gloria di grandi venditori.
Stamattina, a colazione, Maria si è seduta a capotavola. Appena mi ha visto arrivare, si è alzata dicendo: “scusa, quando non c'eri mi sono abituata a sedermi là, è più comodo.” Le rispondo: “Se vuoi, facciamo cambio, per me è lo stesso” “vabbene, allora cambiamo”. 
 PANICO
Così, con una frase buttata lì, ho gettato al vento millenni di lotte, di conquiste, di soprusi prima violenti poi sottili, di tignosa resistenza. Quella sedia è costata al mio genere umiliazioni e sconfitte ma, anche quando il titolo di capofamiglia era ormai perso, quello di capotavola è stato difeso strenuamente con onore e disonore e trasmesso di generazione in generazione dal popolo dei maschi. C'era in gioco il controllo della sedia centrale, posizione strategica nella scacchiera familiare. E io ho detto “per me è lo stesso”!
In fondo però anche il Belgio ha rinunciato al Congo e non se la passa poi così male …

Potrei chiedere che la mia nuova sedia diventi sede del consiglio dell'unione dei sederi e poter dire “la seduta è sciolta – cacca molle – fase due – Bruxelles!” rewind: accosto il cerchio e ne esco in punta dei piedi non fate rumore, forse Maria stasera se ne sarà dimenticata …