domenica 2 febbraio 2014

Un altro segno

Avvertenza: Post scritto dal mio zombie. L'ironia potrebbe essere pesante e lo stile un po' rigido.

Sabato mattina mi sono svegliato alle 4 come mi capita sovente in questo periodo. Di solito è l'intestino che si permette di criticare il menù della sera prima (vedi “oggi è già domani” o “pezzi sparsi”), questa volta era il tallone. Pulsava: probabilmente stava trasmettendo un messaggio in codice morse ma ero mezzo addormentato e non l'ho trascritto. Era chiaro che parlasse di se stesso, anche se non risultava evidente se volesse essere usato di più o di meno. Con la mia perspicacia, ho dedotto che fosse di meno e, in particolare, che mi chiedesse di evitare le ripetute 4x2000. Qualcosa tipo: “sofferto ripetute ieri, evitare rpt 4x2000, altrimenti … stop” Un avvertimento, nel cuore della notte, in stile minaccia mafiosa.
La mattina dopo, non avendo nessun dolore, decido di unirmi ad una bella escursione in mtb: 4 ore di salite e divertenti discese, alla fine un po' di stanchezza è normale. La sera però mi sento ancora stanco: la pizza ai peperoni non mi ha aiutato a recuperare.
Stamattina la stanchezza era immutata. Avevo dato appuntamento a Checco ed altri amici per trovarci alle 8.30 a S. Lucia per una sgambata di 25km sul percorso della Gran fondo del Sulcis, niente a che vedere con le ripetute quindi il mio caro tallone dovrebbe essere contento. Fuori pioviggina. Alle 8.15 sono ancora in pigiama e telefono a Checco per sapere se si corre lo stesso. Mi parla di uomini veri, o roba simile. Non riesco a rifiutare. Al ritrovo, dopo un attimo di incertezza si decide di partire lo stesso. Do in ostaggio la mia borsa con il cambio ad Enrico, figlio di Checco, che ci aspetterà all'arrivo. L'opzione “prova a partire ed eventualmente torna indietro” è sfumata con quest'operazione.
Lo stomaco brontola, le gambe faticano, ma è normale. Fra qualche km avrò digerito e mi sarò riscaldato e tutto andrà meglio. Eh? Niente di tutto ciò: mi sento come se avessi già corso più di 30km e svuotato le riserve di glicogeno. Sono zombie ma senza il tipico appetito dei non morti: inseguo, a fatica, Checco e Mauro ma senza l'intenzione di sbranarli le motivazioni latitano.
La compagnia e la meraviglia del posto mi aiutano a continuare fino all'arrivo; sono contento di avercela fatta senza eccessiva sofferenza. Alla fine è stato un bell'allenamento per il mio zombie che tornerà utile per il passatore. Il peggio però deve ancora arrivare. Lo stomaco è chiuso come un carcere di massima sicurezza non italiano. Faccio fatica perfino a bere. A casa, invece della solita birra, mi preparo una spremuta di limone e un bicchiere d'acqua calda col miele. Vomito tutto. Sono disidratato e con la glicemia sotto le scarpe ma non riesco a nutrirmi. Ora, piano piano, mi sto riprendendo. Ho bevuto un tè col miele e mangiato una mela e sto ricominciando a vivere.
A posteriori, è tutto chiaro. Il corpo voleva trasmettere il seguente messaggio: “influenza in arrivo, richiediamo due giornate di riposo. Stop.”. Sapendo che il mio pezzo preferito è il tallone, aveva chiesto a lui di trasmetterlo, sicuro che così lo avrei ascoltato. D'ora in poi però, cerchiamo di comunicare in ore più consone e, vi prometto, che cercherò di essere più attento.

Domani non so se riuscirò a partire per Bruxelles. Per ogni eventualità ho però già messo le scarpette nella valigia …