lunedì 10 febbraio 2014

Sa crabarissa

Sabato – essere E non essere. Avrei voluto partecipare al trail “tacchi d'Ogliastra” ma avevo ancora qualche problemino intestinale e non volevo andare fino ad Ulassai solo per concimare i boschi: ho girato i tacchi E non ho girato i “tacchi”.

Domenica – un compleanno speciale.
La pioggia, in segno di rispetto ha smesso di cadere prima che scendessi dalla macchina e si è lasciata calpestare umilmente.
I daini mi hanno invitato a correre con loro nella libertà sconfinata di chi non ha una strada da seguire: “la prossima volta, grazie! Oggi ho una meta”. Seguiamo correndo la morbida striscia di terra bagnata che apre la macchia e aggira le rocce nelle tre dimensioni. Ci si passa la canna di endorfine e l'euforia monta.
Spettacolo “stupefacente”, come una visione compare lei, magnifica e dolente, scolpita dal soffio di un vento cubista, artista visionario, paziente e perfezionista che in millenni ha modellato il suo capolavoro: la maestosa “crabarissa”, la ragazza di Cabras pietrificata dalla leggenda.
Al rientro continua la festa, quella del calore e dell'ospitalità di Caterina e dei suoi amici che offre il meglio di sé, preparando i condimenti più gustosi e sacrificando il porchetto più tenero e saporito. Un masso enorme è apparecchiato e non ci si alza se non completamente sazi e piacevolmente brilli. Cosa avrebbero potuto darmi di più se avessero saputo che era il mio compleanno, a parte qualche stanco rituale?


Mancano solo le candeline!