martedì 25 febbraio 2014

Gran fondo del Sulcis 2014 – Fantasmi, scribacchini e comparse.

Sollevo la polvere sticazzi
(foto di Antonello Vargiu)
Che resta da dire? La realtà l'ho già raccontata. Il film è venuto un po' diverso ma solo per colpa della pessima recitazione e della mania di protagonismo di qualche stupida comparsa. Dovevo arrivare primo, era scritto chiaramente nel copione, cosa ci voleva ad aspettare e farmi passare? Anche gli effetti speciali hanno fatto flop e quando ho provato ad aprire il gas, è uscita solo una flaccida puzzetta.
Non resta che la cronaca, la pura cronaca sportiva: tutto il Sulcis minuto per minuto.
Alla partenza il tempo è buono, soleggiato, con una temperatura di 18 gradi circa; il campo è in ottime condizioni – le buche sono state aggiustate in settimana; l'affluenza è record, con circa 270 comparse, 8 fantasmi e 3 scribacchini. Io, mi e me ci dividiamo fra le tre categorie per la triplice sfida. Gli obiettivi: primo fra gli scribacchini, decimo fra le comparse e dignitosamente in mezzo al gruppo dei miei fantasmi del passato.
Lo start è puntualissimo alle 9.30. Il mio piano è di facile esecuzione: tenere sotto controllo la decima comparsa e seguire il gruppo dei fantasmi che nei primi chilometri terrà un'andatura di circa 4' al km; gli scribacchini a quell'andatura non dovrebbero darmi noia. Ecco, il decimo è lì, lo vedo bene. Mi basta raggiungerlo e stare con lui. Andiamo? Le gambe sventolano i peli e non si schiodano dal loro andamento lento. Non sono affannato ma non ne vogliono sapere di accelerare. Controllo col Garmin la posizione dei fantasmi e vedo che anche loro si stanno allontanando, 10-15 secondi al km più veloci di me. Ora li posso anche vedere, sono lì nel gruppo che insegue i primi, ma col passare dei chilometri li perdo di vista. Dietro invece c'è un bel gruppetto che si avvicina. Al tredicesimo km mi dicono che sono tredicesimo e un'altra comparsa mi sta superando. Anche l'ultimo dei fantasmi, l'esordiente di 7 anni prima col mal di pancia, mi ha quasi raggiunto e perfino lo scribacchino Marieddu è lì. No, questo è troppo. Per giunta ora comincia la salita vera, non ho speranze. Ormai sono rassegnato, aspetto la pensione agonistica, mi faccio crescere una bella pancia così ci appoggio il posacenere e mi fumo qualche buon toscano spaparanzato sul divano. A questa prospettiva, finalmente le gambe reagiscono. Due comparse mi raggiungono ancora da dietro ma le uso come fionda gravitazionale: le lascio passare, le seguo, poi accelero, le supero, le stacco e, sullo slancio, vado a riprendere altri due davanti. Secondo i miei calcoli dovrei essere undicesimo. 
Il clistere di redbull comincia a fare effetto
Al diciannovesimo km inizia la discesa e divento avvoltoio: apro le ali e comincio a planare sui tornanti in cerca di una preda. Eccola. E' lontana ma volando si va più veloci e la prospettiva di raggiungere l'obiettivo del decimo posto mi stimola come un clistere di redbull. La divoro e mi restano gli ultimi tre chilometri di corsa trionfale. A cento metri dall'arrivo, sento lo speaker che dice il mio nome e mi conferma “al decimo posto”: la gioia mi assale, è come se avessi vinto, vorrei alzare le braccia ma pochi avrebbero capito quanto contava per me quel decimo posto e mi accontento di un sorriso di quelli che di solito riservo alle mie amate torte. I miei fantasmi mi guardano ridacchiando ma non mi scompongo anche se, a dire il vero, la sfida con me stesso è stata piuttosto umiliante. Sono arrivato penultimo a quasi 2 minuti dal terzultimo e 5 dal primo. I capelli bianchi mi stanno penetrando dentro? La canizie ha colpito i miei villi intestinali? Vedremo a Oristano fra due settimane. Lì ci saranno una ventina di fantasmi a sfidarmi per la rivincita.
E gli scribacchini? Ottimo Mario, ha seguito il plot alla lettera arrivando un paio di minuti dopo di me, con la leggiadria di un foglio di carta igienica. Anche Lello, come previsto da copione si è fermato al decimo. Non per mancanza di ispirazione però, ma per eccesso ed è dovuto correre in ufficio a svuotarsi. Ne valeva la pena: leggete qua!
Sorrido di gioia circondato dai fantasmi

Le foto sono di Claudia Lazzara, grazie!