domenica 8 giugno 2014

Perché lo fai? 50 ragioni per fare sport – 8. Per vocazione

Per una volta, non farò riferimento ad una motivazione personale. Parlerò di Victor Vella, il maltese mistico. Alla stazione di Faenza ci ha mostrato la sua medaglia: primo nella categoria master 60 al passatore in 9h44. L'ho riconosciuto subito: lungo la prima salita camminava e ammoniva profeticamente chi lo superava dicendo: “in discesa camminerete e vi supererò correndo”. Poi, sul treno Faenza-Bologna, ci ha raccontato la sua storia.

Vocazioni

Lavorare nel settore dell'informatica negli USA è stressante, così, a 55 anni, Victor ha deciso di prendersi un periodo di vacanza e, seguendo una prima vocazione, di venire a studiare teologia a Roma. Circa 5 anni fa, durante un esame medico, ha scoperto di avere un parametro fisiologico, la VO2 mi pare, che lo rendeva straordinariamente adatto per la corsa di resistenza. È stata un'illuminazione, una seconda vocazione: un dono così non andava sprecato. Non aveva mai corso e tuttora odia correre, ma lo deve fare per poter mettere a frutto quel dono. Non lo fa per scelta, è stato chiamato e lo fa per vocazione.

Determinazione

Per onorare quel dono straordinario deve centrare un obiettivo altrettanto eccezionale. Ha scelto il record mondiale di categoria nella 24h su pista. Il 4 agosto ad Anchorage, in Alaska (http://sixdaysinthedome.com/ ) dovrà percorrere qualche metro in più dei 241km del precedente primato e persegue quest'obiettivo con una determinazione eccezionale. Con una dieta di sola verdura ha ridotto al 5% la sua massa grassa. Non di più perché è zavorra e non di meno perché è pericoloso. Qual'è invece il peso ideale delle scarpe? Zero ovviamente. Già ha corso il passatore con scarpe leggerissime ma per la sua impresa vorrebbe scendere ancora. Allora si sta allenando a correre in pista scalzo. Ha cominciato con mezz'ora, poi un'ora, è sistematico e non è detto che non riesca a correre la 24h scalzo.

Lo ammiro e il 4 agosto seguirò la sua sfida con partecipazione ma lo sento molto diverso da me. Io, per quanto resti in ascolto con le orecchie tese, non riesco a percepire nessuna vocazione. La cosa più vicina a una vocazione che sento è forse la vocina del divano che mi chiama. Non parliamo poi di determinazione. Io sono la fiera del talento sprecato, tutte le mie potenzialità restano racchiuse in un dna di una bellezza spettacolare. Preferisco lasciarle lì che poi magari si potrebbero rivelare dei miseri bluff.


E voi siete mai stati “chiamati”?