martedì 10 giugno 2014

Perché lo fai? I cento giorni di Lucio

L'altro giorno, scherzando con Marieddu su obiettivi e motivazioni, gli ho scritto la seguente frase. Dice il saggio: “se i cento km sono un obiettivo troppo complicato da raggiungere, prova con i cento kg”.
Pare che altri, invece, abbiano il problema opposto. Se correre per cento chilometri è troppo facile, prova a correre per cento giorni. Magari prova a farlo girando più di 20mila volte lungo una pista da 400m. 100 giorni e 100 notti, con brevi pause di un'ora – massimo due per dormicchiare, mangiare, cagare, fare l'amore …

Dal mio osservatorio privilegiato sul divano, anche oggi commento un'“impresa” altrui, quella di Lucio Bazzana http://www.lacorsadei100giorni.it/; questa volta la domanda “perché lo fai? resta senza risposta e in attesa di incontrare Lucio per fargliela personalmente la pongo a me e a voi.
Qual'è il senso?
Dove sta andando l'eroe, perché torna sempre nello stesso punto e cosa c'è di eroico nel suo sacrificio?
Per il grande saggio che vive in me, la sofferenza fine a sé stessa è solo un'imitazione dell'eroismo. Il mio io velleitario contesta quest'affermazione ma, in questo periodo, gode di scarsa credibilità.

Immaginatelo ora, dopo “solo” 10 giorni e più di 1000 km: il ginocchio dolorante gli impedisce di correre ma lui continua a girare camminando e ad agosto sarà ancora lì a girare, in quella triste pista …
Forse vorrebbe essere un esempio, uno stimolo. Io mi sento invece “sopraffatto” al solo pensiero. Ci trovo troppe contraddizioni insostenibili. Il “sempre di più” che porta al troppo. L'eccesso di libertà alla schiavitù, la schiavitù di inseguire i limiti per spostarli sempre più in là. Il movimento che si annulla nel giro. Diecimila chilometri potrebbero essere un viaggio incredibile attraverso mezzo mondo, la bellezza che ci si può trovare dentro è quasi infinita. Perché arrotolarli tutti come cartigienica intorno ad una squallida pista?

Tutti gli equilibri sono saltati e mi vengono le vertigini. Mi trovo forse anch'io di fronte a questo baratro?
Ti prego, Lucio, fermati, non capisco, mi fai star male!


Dichiaro aperto il dibattito.