mercoledì 20 maggio 2015

Sardinia trail – terza tappa.

Finalmente libero, non dal dolore amen, ma almeno parto senza cellophane né bende elastiche.
La tattica per le prime fasi di gara è stabilita a tavolino. Mi ricordo che, poco dopo la partenza, il percorso entra in un sentierino in ripida salita; se parto piano come ieri, mi sarà difficile recuperare posizioni. Allora cerco di forzare un po' all'inizio, sulla spiaggia di Marina di Tertenia e poi sul breve tratto d'asfalto che porta all'imbocco del sentiero.
Quando inizia la salita sono intorno alla quindicesima posizione ma sono già sfatto. Il caldo mi sta sciogliendo: il sudore scende in un flusso continuo e mi domando cosa resterà di me. Come in un dejavu, davanti ho K e dietro Teo che incombe. A metà salita decido di rallentare per non sciogliermi in una pozzetta nera ribollente e poi con un'ultima fumata evaporare senza lasciar traccia. Lascio passare Teo; altro che recuperargli dieci minuti … oggi mi massacra, penso. Ma non vale la pena soffrire troppo, preferisco godermi il paesaggio. Il posto è bellissimo il sentiero corre, divertente, in mezzo ad un boschetto fra rocce spettacolari e, sotto, quasi in verticale, l'azzurro del mare. L'ombra mi rinfranca e dopo le prime discese tecniche dove vedo Teo e K scendere a bomba, il sentiero sbuca in una carrozzabile in leggera salita. Mi raggiunge da dietro anche la fortissima Maria “catena” Pizzino. Oggi non è giornata, penso. Appena però la pendenza aumenta di nuovo, ingrano le natiche e con mia sorpresa guadagno terreno senza fatica. Stacco Catena, poi, dopo averle riportato il logo di “never stop smiling on trails” che le era caduto insieme al sorriso, lascio anche K; raggiungo facilmente Teo che però mi si attacca dietro tenace. La salita continua, raggiungiamo e superiamo di slancio Fabio, il decimo in classifica. Nel tratto più ripido Teo finalmente si stacca. Sono sicuro che mi riprenderà in discesa, ma intanto continuando a forzare, raggiungo e supero Gavino venuto solo per questa tappa. La strada spiana e so che la mia spinta, col calare della pendenza, diventa meno efficace. Sento avvicinarsi da dietro dei passi leggeri. Ecco Teo, penso, ma non è lui, è qualcuno di molto meglio!
“Hai sbagliato strada?” Chiedo. “Non è una novità. Certo che se gli addetti al percorso invece di giocare a briscola mi avessero indicato la strada … ” risponde con un sorriso.
“Vai campione!” Gli dico e mi lascio superare ma la strada proprio in quel momento diventa di nuovo ripida. Ingrano allora di nuovo le natiche e riesco a spingere meglio e a non farmi staccare. Anzi. È il momento più bello di tutta la gara. Sentire il fiato affannato e la fatica di Marco Olmo nella salita, scoprire che non è un marziano ma un uomo che suda e ansima come noi e che con impegno, sofferenza, agonismo, piacere della corsa ha ottenuto e continua ad ottenere risultati straordinari. Si impegnava anche per superare me e poi per non farsi staccare nella salita ripida.
Superiamo di slancio Alessandro che sta camminando. Riesco a staccare il mito, sia pure di poco e per poco, fino alla fine della salita, fino al ristoro dove avevo programmato di fermarmi a riempire il camel bag per non rischiare la disidratazione, e poi lo vedo allontanarsi leggero nella discesa mentre le mia gambe pesanti mi impediscono il volo. Lo seguo a distanza nei tratti tecnici per riavvicinarmi nel finale, quando il percorso torna sulla spiaggia. Mi sento ancora relativamente fresco e sul bagnasciuga riesco a tenere un buon passo. Mi sarebbe piaciuto molto raggiungerlo per fargli un inchino al traguardo ma non me lo ha permesso.
Sono arrivato sesto, mezzo minuto dietro a Marco che però sembra più stanco di me. Gli dico “complimenti! Se però la prossima volta fai 200 metri di strada sbagliata in più forse riuscirò ad arrivare con te!” Sorride. Dietro di noi c'è il vuoto. Abbraccio Stefano, arrivato prima di me. Lo sento sudato ma è acqua di mare. Mi butto in mare anche io. È bello vedere gli arrivi, emozionati ed emozionanti. Alessandro, Fabio, Giuseppe, poi le prime donne K e catena insieme a braccetto con le scarpe in mano … Teo non è ancora arrivato. Non mi interessa davvero batterlo, ma la nostra sfida è parte del copione, lo abbiamo detto tante volte. Eccolo. Lancia le scarpe e si lascia cadere, stremato. Saranno passati i dieci minuti che aveva di vantaggio su di me? Il mio sorriso glielo fa capire prima ancora che io apra bocca. “Sono quattordici, mi spiace”.

“Diciottesimo, poi decimo, oggi sesto e relativamente fresco; domani salirò sul podio” “oggi era l'ultima” “ah, peccato!”