martedì 12 maggio 2015

Sardinia trail – intro

Avevo evocato la leggerezza e l'ho avuta. Purtroppo non come stato fisico, ma come condizione che si realizza nell'istante in cui la pesantezza svanisce. Allora si vola: la gamba spinge e il corpo sale, veloce, senza apparente fatica, senza dolore, mentre i concorrenti che un momento prima erano imbattibili, restano piantati al suolo. Il volo dura poco, basta un cambio di pendenza o un passo sbagliato che torna la sofferenza e si ripiomba a terra ma è un'esperienza esaltante
Il prezzo però è stato alto. Sono passato per le tre tappe del sardinia trail come fossero stazioni della via crucis: condanna, sofferenza e morte; solo dopo quel lungo cammino di redenzione ho lasciato la fisicità di questo corpo, le cosce pesanti, i polpacci rotondi e doloranti per rinascere Marco Olmo per qualche istante e involarmi leggero.
Bando alle metafore, ecco la cronaca.
Al primo chilometro della prima tappa mi è venuta una contrattura al polpaccio e il dolore mi ha accompagnato, come una base fissa di sottofondo, per quasi tutti i 99 chilometri rimanenti. Nei pochi momenti in cui mi ha lasciato in pace mi sembrava davvero di volare. Ecco, quando avrò un po' di tempo racconterò di questo, degli amici, del mitico Marco Olmo, della lotta spietata per risalire la classifica, ma sopratutto di sofferenza, sudore e fatica.

Insomma prima di parlare di leggerezza, voli, cagate all'aria aperta profumate al timo selvatico, panorami aerei, dovrò parlare di come ho scrostato la zuppa di cipolle dal fondo della teglia. Che centrano le cipolle? Niente; cercavo solo una metafora che rappresentasse uno sforzo lungo, sporco e tenace senza essere troppo volgare.