domenica 20 luglio 2014

Viva viva il tour de France!

Aspettavo con ansia il tour de France per farmi le mie consuete dormite pomeridiane sul divano. Luglio è il mese in cui il tepore stagionale si unisce al girare delle ruote per creare una situazione di relax perfetto che mi avrebbe aiutato a ricaricare le batterie e invece, porca miseria, quest'anno non riesco a dormire bene. Certo qualche chilometrino fra meno centoventi e meno cento me lo sono perso e il commento di Martinello è stato talvolta accompagnato da un ronfo in sottofondo ma non è stato quel bel riposo che speravo.
A cos'è dovuta quest'insonnia?
Anche quest'anno, ci sono tutti gli ingredienti che l'anno scorso bastavano per una buona dormita: le lunghe fughe riprese a 10 km dalla fine; il sospetto, che mi fa preferire una prestazione mediocre ad una “stupefacente”; la lotta per il terzo o perfino per il decimo posto più agguerrita di quella per il primo. L'anno scorso, mi addormentavo sdraiato sul divano, sperando di svegliarmi a 20 km dalla fine per aver il tempo di preparare un caffè e riuscire a vedere i 10 secondi emozionanti dello sprint. Qualche volta, al risveglio, sentivo invece le interviste al vincitore di tappa.
Quest'anno, mi metto giù, mi rigiro sul divano, preparo una camomilla … ma niente, finisco per vedere, con gli occhi sbarrati, anche tre ore di ruote che girano.
Forse è troppo emozionante il gioco dei birilli. Per essere sicuri di non cadere bisogna stare davanti; per stare davanti bisogna lottare che davanti non c'è posto per tutti; per lottare si rischia di cadere. Si cade per non cadere insomma e questo è drammaticamente interessante. Le riprese dalle telecamere montate sulle bici sono davvero impressionanti: ricordano la scena iniziale di salvate il soldato Ryan ma è roba vera.
Forse invece è perché in testa c'è quell'italiano tranquillo, con quel sorriso sincero che quasi vien voglia di credergli.


Ridatemi Froome che voglio dormire in pace!