sabato 30 marzo 2013

Mezz'uomo di ferro - Triathlon medio Costa Verde

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… » Da "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia

Da vecchio ominicchio pantofolaio qual'ero, l'idea di partecipare ad un IronMan mi spaventava molto ... più di 10 ore senza potersi sedere in poltrona a fare un sudoku ... terribile! Lo scorso ottobre però, dopo avere completato il mio primo triathlon sulla distanza del mezzo IronMan, sono diventato mezz'uomo (di ferro) e di quella gran paura è rimasto solo un leggero brividino lungo la spina dorsale. E' stata infatti una bellissima esperienza e provo a descriverla.
Acqua.
Mi è sempre piaciuto nuotare nel mare, guardando pesci ed esplorando tratti di costa. Nuotando piano piano riesco anche a percorrere lunghe distanze, ma se provo ad accelerare, tutta l'energia che metto in più se ne va in schizzi. Il mio unico obiettivo della frazione di nuoto era quindi arrivare alla fine entro il tempo limite e senza stancarmi troppo. Prima della partenza, quasi tutti gli atleti si sono buttati in acqua per fare qualche centinaio di metri di riscaldamento. Io, con pochi altri, sono restato fuori ad ammirare quelle belle nuotate veloci, e a guardare intimorito le boe che sembravano lontanissime. Mi sentivo un po' teso, inadeguato, pantofolaio fra superatleti, ominicchio fra ironman. Poi, ci siamo schierati larghi lungo la spiaggia, e al suono della tromba siamo partiti tutti verso un singolo punto, la prima boa. Lì, dove tutto il gruppo convergeva, qualche collisione è stata inevitabile, ma dopo il giro di boa, il gruppo era ormai molto allungato e si nuotava agevolmente. Dopo la seconda boa, al rientro verso la zona cambio, il sole era basso, e attraverso i miei occhialini appannati vedevo solo una macchia di luce. Nuotando alla cieca è facilissimo sbagliare direzione; mi sono dovuto fidare e seguire gli schizzi degli altri atleti, sperando che loro vedessero qualcosa. Uscito dall'acqua alla fine del primo giro, ho dato una rapida occhiata per rendermi conto della mia posizione. La testa del gruppo era decisamente più avanti, e, dietro a me qualche nuotatore sparso formava la coda del gruppo. Mi ritrovavo quindi nel corpo del gruppo; non nella pancia però, ma nella parte didietro. Il posto in cui mi ritrovavo a nuotare era quindi, inequivocabilmente, il sedere del gruppo. Con questa consapevolezza, ributtarsi in acqua per il secondo giro non è stato facile, anche l'acqua pareva avere un sapore diverso ... . All'ultima boa mi sono ritrovato di nuovo con il sole in faccia. L'arrivo non si vedeva, il gruppo era molto sgranato e seguire qualcuno era difficile e rischioso. Ho deciso allora di seguire il sole, sperando che non si fosse spostato troppo rispetto al giro precedente ma la stella gentile mi ha guidato dritto verso la zona cambio. Ero stanco di nuotare. Mi cominciavo a stufare di non respirare. La transizione nuoto-bici, acqua-aria, branchie-polmoni è stata per me come rinascere. Ho lanciato un bel vagito, staccato il cordone ombelicale con un morso e via sulla bici. In tutta la zona cambio, in più di cento postazioni, rimanevano meno di venti bici. Argiolas era sicuramente già partito da un pezzo. Ma io ero un altro, e quei superatleti con quelle inutili spalle larghe erano un po' ridicoli sulle bici. Avanti, ora comincia il bello. Via, si parte all'inseguimento! (segue)