venerdì 8 marzo 2013

Nonchalance

Ieri mattina, quando Martino doveva uscire a prendere il pullman per andare al liceo, stava piovendo a dirotto. Mi sono alzato dal letto, e l'ho visto che si aggirava per casa alla ricerca di un ombrello. Ho provato ad aiutarlo, ma gli ombrelli, si sa, oggetti amatissimi mentre piove, diventano inutili, ingombanti e fastidiosamente umidicci appena smette e vengono quindi spesso dimenticati con ingratitudine; in tutta casa si sono salvati dall'abbandono, grazie al loro aspetto a forma di animale, solo due ombrellini da bambino.
Quando ho proposto a Martino la scelta fra quello con il manico a forma di titti e l'altro, a forma di rana, si è fatto una bella risata, ha preso la rana e se n'è partito sotto la pioggia, grande e grosso, barbetta incipiente, con l'ombrellino verde che lo copriva a malapena e gli occhi della rana che sporgevano ai due lati svolazzando al vento.
Sono scoppiato a ridere, ma, allo stesso tempo, ho ammirato sinceramente quella sua simpatica nonchalance, che gli permette di fare cose che la paura del ridicolo ci rende impossibili.
A scuola:
"Bell'ombrello, Martino!" (con ironia)
"Grazie"(con nonchalance).