domenica 10 marzo 2013

Il grande sciacquone

Da qualche tempo ormai, anche in Italia, è prassi dare un nome alle perturbazioni meteorologiche. A molti non piace quest'abitudine perché rispecchia la tendenza a spettacolarizzare le previsioni meteo: per venderle meglio, si da un nome all'attore protagonista e si drammatizzano gli eventi futuri con una piccola dose di catastrofismo.
A me, devo dire, fa piacere che le perturbazioni abbiano un nome; alle prime gocce, volgiamo lo sguardo verso l'alto e diciamo con ammirazione "ah ecco, questa è Lucia". Poi, se piove troppo, possiamo imprecare in modo appropriato: invece di un generico "piove, governo ladro" possiamo esclamare "piove, maledetto Pippo" ...
Ma allora, facciamo le cose per bene; un uragano non si può chiamare "Lucia" o "Madeleine" o "Pippo", non è dignitoso; mi piacerebbe che il prossimo ciclone si chiamasse: "il grande sciacquone". Sarebbe evocativo, spaventoso, quasi biblico. Ecco come suonerebbe il bollettino meteo:
"Attenzione COLPO DI SCENA: Aprite gli ombrelli merde, dall'atlantico sta arrivando il GRANDE SCIACQUONE"

p.s. L'idea del "grande sciacquone" mi sembrava troppo poetica perché fosse originale. Ho fatto allora una ricerca su google. Oltre a pubblicità di sanitari, ho trovato un sito che parodiava il grande fratello del 2003 e, in inglese, una notizia straordinaria e quasi drammatica: il sindaco di una città dello Zimbabwe ha ordinato ai cittadini di scaricare la toilette, tutti insieme, una volta a settimana, per prevenire intasamenti della rete fognaria nei periodi di razionamento idrico (http://www.abc.net.au/news/2012-09-23/zimbabwe-city-orders-big-flush-amid-water-rationing/4275806).