sabato 9 marzo 2013

L'ascella lascia la scia

Passeggiando nella mia stanza, percorro periodicamente gli stessi spazi, e l'aria che mi ero lasciata dietro, impregnata dei miei odori, è la stessa che ora ho davanti e che respiro ...
Ma la scia non è solo odore, è anche un buco dove infilarsi per evitare di sbattere contro quei muri d'aria che si ergono davanti a noi quando cerchiamo di avanzare veloci. L'aria che sembra così inconsistente quando ci facciamo svolazzare le mani, si indurisce man mano che cerchiamo di aumentare la velocità. Per passare bisogna bucare il muro o, possibilmente, riuscire ad infilarsi nei buchi fugaci lasciati da altri. Si deve fare presto però! I ciclisti, quando pedalano in gruppo, lo sanno bene: il primo fa il buco e tutti gli altri cercano di infilarcisi dentro prima che si richiuda.
Quando si corre a piedi, la velocità è molto più bassa, e più che un muro, si va incontro ad una specie di ragnatela e il vantaggio di stare in scia è più che altro psicologico. Quando però sei stanco o poco motivato, può essere di grande aiuto mettersi dietro a qualcuno e lasciarsi guidare-trasportare evitando il fastidio di tutti quei fili in faccia.
A questo proposito, ripropongo qui il commento che avevo scritto dopo la gran fondo del Sulcis del 2011 per il sito web, sempre ospitale, della "Atletica Amatori Nuoro".

Correre con gambe non mie (da www.amatorinu.it
).
Ieri, per la gran fondo del Sulcis, le mie gambe non erano disponibili. E avevano diverse buone ragioni: mancanza di allenamento sul ritmo medio, inizio della fase di potenziamento negli allenamenti in bici e una fastidiosa contrattura dietro la coscia sinistra le rendevano del tutto inadatte a quel tipo di gara.
Dopo qualche tentennamento decido di partire lo stesso: quella strada la sento mia e ogni volta che percorrendola mi inoltro nel cuore del grande Sulcis, godo come un "gutturumannaro".
Si parte: Secci e Salaris prendono subito il largo, mentre dietro si forma un gruppetto di una decina di atleti forti. Al primo chilometro sono un po' indietro rispetto a questo gruppetto, le mie gambe non possono fare di più. Allora decido di usare quelle forti e toniche di Massimiliano Nocco, che con una progressione regolare mi riportano nel gruppetto. Ma sono gambe troppo allenate e consumano troppo ossigeno per il mio sistema cardiorespiratorio e sono costretto a mollarle, perdendo, con loro, anche il contatto con il gruppo; quando mi supera Giovanni Goseli, provo a usare le sue gambe lunghe e eleganti ma son troppo diverse dalle mie e rischierei d'inciampare. Per fortuna, intorno al sesto chilometro mi raggiunge Giuseppe Orro; le sue gambe sono giovani e forti ma poco allenate, nel complesso mi sembrano abbastanza adatte alla situazione e le indosso con disinvoltura. Mi piazzo dietro a Giuseppe, per non fargli vedere che sto usando le sue gambe e mi faccio portare avanti per qualche chilometro. Al tredicesimo chilometro inizia la vera salita; quando, poco dopo, ci raggiunge Luigi Stefanopoli, mi accorgo che le gambe di Giuseppe sono quasi alla frutta, e decido di provare a salire con quelle di Superluis. Sono un po' troppo pelose forse, e l'aerodinamica ne risente, ma ben muscolose e abbastanza allenate da portarci su in due. Luigi doveva avere un vago sentore che stavo usando le sue gambe quando mi ha detto che se le sentiva meno brillanti del previsto, ma signorilmente ha fatto finta di niente. Poco dopo, un po' meno signorilmente, ha usato armi chimiche per cercare di liberarsi del parassita ma gli resto attaccato come una zecca. Alla fine della salita, faccio un tentativo patetico di utilizzare le mie gambe che in condizioni normali sono ottime per la discesa, ma niente, non vanno, e mi rimetto dietro a Luigi. A 400 metri dal traguardo vedo Roberto Caria poco avanti a noi e accelero con l'idea di tirare la volata a Luis. Mentre lo supero però mi rendo conto che la sua volata l'aveva già fatta, ma ormai le mie gambe hanno sentito l'odore del traguardo e sono tornate a prendersi onori e applausi. Sono state poi brillantissime anche quando si trattava di salire sul gradino più alto del podio di categoria (scusa Luigi!).
Grazie Giuseppe, grazie Luigi, e a buon rendere: vi devo un passaggio.