martedì 11 luglio 2017

San Sperate – Elogio della sofferenza

L'eroe soffre per salvare la vita a qualcuno. Se uno soffre dandosi martellate sulle dita più che un eroe sembra un coglione. Non è eroismo, è un'altra cosa; è quello che chiamavo “autoeroismo”. Ma non è solo una gloriettina di plastica gonfiabile; ora che ne sono fuori, ho capito che c'è qualcosa di più e che la sofferenza, anche quella autoinflitta, ha un valore profondo.

Foto di Alberto Porcu Zanda
Dopo tante gare fatte, qualcuna anche da protagonista – l'anno scorso qui a San Sperate ero arrivato terzo nella mia batteria – ora guardo la gara passare davanti. Vedo tanto di quel sudore che mi viene sete e mi compro una birra che sorseggio con piacere, anche se quel sudore non è il mio e non ha lo stesso gusto delle birre post gara. Cerco di godermi il sollievo di non essere lì dall'altra parte della transenna, con il viso contorto dalla fatica e rosso dal fuoco della febbre, la bocca spalancata a cercare briciole d'ossigeno, i piedi che schiaffeggiano il terreno … sembra terribile ma poi, dopo l'arrivo, vedo tutti quei volti addolciti dalla fatica, le smorfie mutano in sorrisi e non sono solo sorrisi post-orgasmo, è qualcosa di più profondo, che permane a lungo, se non per sempre.
La sofferenza è una compagna di viaggio che ti accompagna là fuori, fuori dalla tua “zona di comfort” e quando ci ritorni, la trovi più larga, ancora più confortevole e ricca.
Se si rifugge la sofferenza, invece, la zona di comfort si restringe e si resta chiusi in spazi sempre più stretti, incapaci di affrontare qualsiasi disagio, impauriti da una goccia di pioggia che cade sulla testa o da una goccia di sudore che cola dall'ascella, inorriditi da un microbo o da un odore corporeo. L'agio è piacevole finché lo si sceglie ma può diventare un incubo se ci si è costretti. Immaginate di restare bloccati su un divano con una birra in mano per tutta la vita. Ecco cos'è quel sapore: la libertà si conquista con sofferenza e per questo la sofferenza ha gusto di libertà.

Ieri, dopo una mattinata al mare, sono tornato verso l'auto a piedi scalzi, tenendo i sandali in mano su tutta la passerella in legno scuro, reso ardente dal sole, con gli spigoli delle assi che incidevano dolorosamente la pelle e poi ancora sul ghiaino che si accaniva contro le terminazioni nervose della pianta del piede… Ahhh ...
Forse dovrei comprarmi un bel martellino da genitali.