lunedì 1 aprile 2013

Triathlon medio Costa Verde (segue)

(prima parte)
Aria
La settimana prima avevo corso la Cagliari-Seui, una delle gare più impegnative del calendario sardo di bici su strada: 120 chilometri con una prima parte costellata di strappetti in cui si sputa l'anima per rimanere con il gruppo e una seconda parte quasi tutta in salita. I 90 chilometri di saliscendi della frazione di bici perciò non mi spaventavano. Spingendo sui pedali, sulla prima salita, sentivo un leggero bruciore alle cosce, e il respiro era impegnato ma senza affanno; erano le sensazioni giuste: sapevo che stavo andando a un buon ritmo e che sarei riuscito a tenerlo a lungo. E infatti, quasi da subito, ho cominciato a raggiungere, superare e staccare avversari.
Il percorso era molto suggestivo: erano tre "bastoni" sulla litoranea che segue, con molti saliscendi, la splendida Costa Verde. Il bastone, a differenza dell'anello, è un percorso di andata e ritorno lungo un'unica strada. Inevitabilmente quindi percorrendo il bastone si incrociano tutti i concorrenti e ci si può fare un'idea complessiva sull'andamento della gara. Vedevo i primi andare velocissimi, gli ultimi arrancare e ... Argiolas ... ad ogni giro guadagnava almeno un minuto su di me e il suo vantaggio ormai era salito ad oltre un quarto d'ora.
Con il passare dei chilometri e dei sorpassi, la qualità dei ciclisti che mi restavano davanti era sempre più alta e diventava sempre più difficile raggiungerli. La stanchezza poi cominciava a farsi sentire e senza più stimoli agonistici, il mio ritmo era calato leggermente. Per fortuna anche la frazione ciclistica era quasi finita e mancava solo l'ultima discesa per rientrare nella zona cambio. Anche questa volta, in zona cambio le bici erano poche (non più di trenta) rispetto alle postazioni, ma questa volta era a mio vantaggio: avevo guadagnato almeno 50 posizioni! Purtroppo però Argiolas era ancora più lontano di prima.
Fuoco
Era una giornata calda, la stanchezza cominciava a farsi sentire e le gambe, ancora in 'modalità ciclistica', faticavano a trovare la fluidità e l'elasticità necessarie ad un'azione di corsa efficace. L'inizio era anche in salita e l'idea di dovere fare 21 chilometri in quelle condizioni mi sembrava un calvario. Non avevo poi né GPS né cronometro e quindi nessun riferimento sul ritmo di corsa. Dietro di me, avevano annunciato la partenza di Casamassima, un buon corridore e così mi aspettavo che mi superasse da un momento all'altro. Con mia sorpresa invece nessuno mi ha raggiunto e, anzi, ogni volta che vedevo qualcuno, anche lontano, davanti a me, in poco tempo lo raggiungevo. Insomma, se io ero stanco, tutti gli altri dovevano essere moribondi, ma siccome non potevano essere tutti moribondi, allora io non ero stanco! Buona notizia! Del resto, mi ero allenato bene per l'ultramarathon di Macomer che dovevo correre la settimana dopo e non potevo essere stanco così presto! Quello che sembrava un calvario si è trasformato presto in una specie di marcia trionfale.
Anche la frazione di corsa era su un "bastoncino" da percorrere tre volte. Al secondo giro vedo poco avanti a me Fabrizio Baralla, il più forte triatleta sardo. Lui aveva già fatto un giro in più di me, però l'idea di riuscirlo a raggiungere e superare mi ha galvanizzato lo stesso. Mentre lo superavo gli ho chiesto "che succede Baralla, tutto bene?" pensando fosse infortunato. Ma era solo stanco, e io no.
Prima dell'ultima inversione, a 3.5 k dal traguardo, incrocio Argiolas: era meno di un chilometro avanti a me, e stava faticando molto. Perché Massimo Argiolas mi interessava così tanto? Vi spiego: è della mia stessa squadra e abbiamo amici in comune anche se lo conoscevo quasi solo di vista; è più forte di me nel nuoto e in bici, percui di solito mi batte nettamente, però in una gara così dura, con tutte quelle salite pensavo che avrei avuto qualche chance in più di superarlo; ma, soprattutto ... è della mia stessa categoria, e ci saremmo giocati il cestino!
La prospettiva di entrare in premiazione mi ha spinto ad aumentare ulteriormente il ritmo, non tanto per il premio in sé, quanto per l'idea di "vittoria" che esso comporta. Se ci sono ancora energie per spingere, è soprattutto nella discesa che si può fare la differenza rispetto a chi, con i muscoli indolenziti, fa fatica ad ogni passo. E infatti proprio nella discesa finale, a 500 metri dall'arrivo, ho raggiunto e superato di slancio Massimo, con altri due, per poi volare fino al traguardo.
Ero arrivato tredicesimo assoluto con il quinto tempo nella frazione di corsa! ... certo, i primi erano arrivati da oltre mezz'ora, ma il mio entusiasmo era lo stesso altissimo. Nel giro di poche ore mi ero trasformato da cenerentolo a principe azzurro, da brutto anatroccolo a cigno, da ominicchio a mezz'uomo, da comparsa a (quasi) protagonista.
Non mi restava che andare da Argiolas, obiettivo inconsapevole della mia furia agonistica. Non era obbligato a complimentarsi con me, anche se io al posto suo l'avrei fatto; quando qualcuno che batto abitualmente nelle gare di corsa mi arriva davanti, mi viene spontaneo andarlo a cercare per fargli i complimenti. Mi aspettavo però almeno che avesse voglia di scambiare qualche parola, visto che eravamo della stessa squadra, stessa categoria e con amici in comune. Invece mi ha risposto solo con una specie di grugnito. Peccato, dovrò batterlo ancora.