martedì 30 aprile 2013

Passatore sì, passatore no


Ieri, come un innamorato, ho interrogato la margherita: passatore sì - zack - passatore no - zack ... passatore sì!
Veramente, la margherita in questione era una pizza e 'zack' erano i morsi e quindi non sono sicuro che la risposta fosse completamente attendibile. I dubbi rimangono e, forse per correre il passatore, finirlo in 9 ore e non soffrire dovrò farlo in anestesia totale: in sogno!
Un test un po' più serio della margherita l'ho fatto domenica scorsa, alla mezza maratona di Chia.
Mi ero iscritto alla mezza di Chia per il ricco pacco gara che, da solo, valeva i 10 euro dell'iscrizione ma, a dire il vero, non sapevo bene che farmene di questa gara: una settimana dopo la maratona di Cagliari, 3 giorni dopo la granfondo Sardegna, dopo un mese e mezzo di allenamenti corsi esclusivamente a ritmi lenti-lentissimi per paura di infiammare il ginocchio, sicuramente non potevo essere competitivo.
D'altra parte, a 4 settimane soltanto dal passatore, era arrivato il momento di darsi una mossa: non potevo continuare a "corricchiare" in pianura, seppure a lungo, e sperare di correre 100km senza ridurre i muscoli in polpette. “Numerosi studi testimoniano come correre una maratona provochi all’interno dei muscoli dei cosiddetti microtraumi” (Fulvio Massini). Alla maratona di Firenze 2008 e all'ultratrail di Macomer 2010 avevo sperimentato la progressiva “micro-macinazione” dei miei quadricipiti e la loro conseguente trasformazione in polpette. Non sono state belle esperienze e non vorrei ripeterle. Allora, per essere pronto muscolarmente, devo fare delle salite, forzare in pianura, fare qualche discesa veloce e la mezza di Chia, con i suoi saliscendi e con gli stimoli agonistici della gara, era una buona occasione, forse l'ultima, per vedere se fossi in condizione di preparare decentemente il passatore.
"Corri, respira, sogna" è lo slogan che gli organizzatori hanno dato alla gara, diffondendo in tutta Italia le meravigiose immagini delle spiagge di Chia. In realtà la gara si svolge tutta sulla strada provinciale che resta ben distante dal mare e solo in un breve tratto risulta veramente panoramica. E allora, quasi due ore prima della partenza ufficiale, sono partito con il camelback verso le spiagge di Capo Spartivento a prendermi quello che mi avevano promesso:
Correre sulle lunghe passarelle di legno per accedere alla spiaggia, poi sul bagnasciuga con la sabbia che cambia spesso consistenza, passare sulle rocce che separano una spiaggia dalla seguente, ancora bagnasciuga, poi un sentierino nella macchia per raggiungere l'ultima spiaggia. I piedi si divertono: legno, sabbia dura, sabbia molle, acqua (è arrivata l'onda) roccia, sassi, terra, salite e discese.
Con il vento dal mare, respirare l'aria purissima, senza pollini allergenici o forse con un singolo semino di polline africano che dopo una traversata lunga e rischiosa, arrivato a due passi dal paradiso della macchia mediterranea, si ritrova invece nell'inferno della mia narice sinistra, centro di accoglienza per pollini clandestini. Respirare profondamente l'aerosol dell'onda spezzata, purificando i polmoni e assorbendo quell'ossigeno, che sembra più buono.
Sognare, nell'enorme spiaggia completamente deserta, lasciare vagare lo sguardo e, con le immagini della natura meravigliosa, fare un bell'aerosol purificante anche al cervello.
Poco dopo le 9 sono rientrato alla macchina, e mi sono preparato per la gara. Ho cambiato le scarpe, umidicce e piene di sabbia, indossato la maglietta della società con il pettorale, e mi sono incanalato nella folla verso la partenza. Forse non ho mai visto tanta gente in una gara qui in Sardegna ed è stato molto stimolante correre sempre con qualcuno davanti da raggiungere.
In otto giorni sono riuscito a fare i miei tempi peggiori nella maratona e nella mezza. Qualcuno potrebbe insinuare che sto invecchiando, ma la realtà è che sto maturando e mi sono finalmente liberato dalla schiavitù della performance a tutti i costi.
Viste le premesse comunque, sono stato molto contento di finire la gara sotto l'ora e trenta e senza problemi al ginocchio. Era la prova che aspettavo. Ma non bastava, ci voleva una conferma. Dopo l'arrivo, allora, mi sono rivestito da forrest gump e sono ripartito verso il mare per correre, respirare, sognare ancora e, finalmente, tuffarmi in mare nel gelo tonificante di quell'acqua meravigliosa, ennesima forte sensazione di una giornata indimenticabile.