lunedì 22 aprile 2013

Maratona di Cagliari

Sabato, ho trasportato nella mia macchina, dal negozio allo stadio dell'atletica, tutti i 25 palloncini dei pacemakers. Ci stavano appena, occupando l'80% circa dell'abitacolo e mentre li spingevo dentro da una parte, dall'altra cercavano di scappare dal finestrino. Lungo la strada, i bambini indicavano la mia macchina guardandola con gli occhi a palla e la bocca aperta, probabilmente aspettandosi che da un momento all'altro spiccasse il volo. La mia faccia si riconosceva perché era l'unico palloncino con il naso; la visibilità non era un granché, ma, con tutti quegli airbag, la mia incolumità era garantita.
Domenica, 4 di quei palloncini erano attaccati alle spalline della mia canottiera. Questa volta non erano i miei adorati palloncini gialli delle 3 ore, ma dei palloncini verdi da passeggiata (3h30). A quel ritmo, dovevo solo badare a trattenere le gambe, che tendevano ad andare troppo veloci, senza preoccuparmi del ginocchio e godendomi appieno il percorso di gara.
Il percorso sulla mappa sembrava uno scarabocchio disegnato da un disgrafico, ma in realtà ognuna di quelle curve, ghirigori, anfratti, era studiata per passare in quasi tutti i posti più suggestivi di Cagliari raggiungibili senza dover fare salite impervie: il porto, il quartiere marina, Il parco della musica, il lungomare del poetto. Ho visto per la prima volta la bella pista ciclabile che entra nel parco del molentargius, il famigerato stadio 'is arenas', e ho sentito raccontare le storie di questi luoghi dagli atleti del mio gruppo. Il percorso "a scarabocchio" sembrava anche molto difficile da gestire, ma grazie al buon lavoro dei volontari, nessuno si è perso.
Nel finale, correre sul lungo poetto, è stato un po' come giocare a "uno due tre stella!" Ogni volta che mi voltavo, spariva qualcuno. Qua qua! Protestavo, come fa la mamma oca con i suoi paperotti. In compenso, quando raggiungevamo qualcuno lo invitavo ad entrare nella mia nidiata; molti ci provavano, ma quasi tutti presto cedevano di nuovo. La maratona non perdona, e gli incitamenti aiutano ma il loro effetto è limitato e dipende dalla dose: un singolo "forza dai" detto da un pacemaker è come una spintarella, mentre il boato di una folla ti fa volare. Io avevo provato questa sensazione durante la maratona di Roma del 2012:
"Ma veniamo al bello. A Torino e Cagliari avevo scoperto che se incoraggi il pubblico ad incoraggiarti lui risponde spesso con entusiasmo … insomma lo spettatore medio si annoia e ha bisogno di essere stimolato per incitarti. Basta però un "su, dai" accompagnato da un movimento delle mani verso l'alto, per far scattare l'applauso. E quando lo fai in Piazza Navona o Piazza di Spagna dove gli spettatori sono alcune migliaia, arriva un boato che ti fa volare … davvero, è una sensazione incredibile. Finita la piazza, un attimo di gelo, e ritorni sulla terra alla dura realtà dei sampietrini. Ma la carica, la gioia che ti danno quei momenti è davvero stupefacente, in tutti i sensi della parola. Ora capisco perché le maratone di Boston e New York siano così rinomate e perché nel sito marathon.com, la qualità del pubblico sia valutata alla pari della qualità del percorso e dell'organizzazione. Anche i costi possono sembrare alti, ma sono in realtà adeguati al mercato dei prodotti psicotropi."
L'arrivo sulla pista di atletica, con il pubblico molto caloroso, è riuscito, almeno per qualche istante, a rievocare quelle sensazioni. L'orologio al traguardo segnava 3h29'33", in linea con il tempo obiettivo. Finora, non avevo mai corso una maratona in più di 3h01' ma ho goduto lo stesso della soddisfazione degli altri e dei loro ringraziamenti. Mi è piaciuta davvero questa maratona di Cagliari, e spero che cresca e diventi grande, senza invecchiare precocemente.