venerdì 26 aprile 2013

Granfondo Sardegna

Con i suoi 180 chilometri, la frazione di bici è la più lunga dell'ironman e non bisogna arrivare troppo stanchi alla fine perché dopo c'è ancora una maratona da correre. Per prepararla, allora, si devono fare dei lunghi allenamenti in bici.
Quando ho visto che in calendario, il 25 aprile era prevista la Granfondo Sardegna di 166km, mi è sembrata una buona occasione per fare un lungo allenamento in compagnia.
Nei giorni precedenti, guardando le previsioni meteo mi ero però un po' spaventato; per fortuna non c'era nessuno "grande sciacquone" in vista, però era previsto vento a 50km/h, che non è certo l'ideale per andare in bici tranquilli. Inoltre, la sera prima mi è venuto un gran raffreddore, mezzo da fieno e mezzo da freddo: sarebbe stata la scusa ideale per rinunciare e passare una giornata tranquilla a casa ma non ho colto l'occasione. Mi sono spruzzato nel naso uno spray contro il raffreddore da fieno, ma mi è sembrato che ne uscisse poco; allora ho inclinato la testa in su e riprovato con l'erogatore verso il basso. Un getto potentissimo mi è passato direttamente attraverso la narice per infrangersi sul palato. Il naso si era liberato ma il palato bruciava e ho dovuto aspettare parecchio prima di riuscire a dormire.
Stamattina, alle 7 ha suonato la sveglia; avevo una sonnolenza terribile per l'overdose di antistaminico. Scendendo le scale, nonostante avessi usato la solita prudenza, mi sono ritrovato con il sedere per terra. Ho preparato il caffé e mi sono vestito per la gara, ma quando sono tornato in cucina per spegnere il caffé ho scoperto di non averlo neanche acceso. Insomma, nelle condizioni mentali in cui ero, non potevo fare altro che andare in bici!
In macchina ho acceso l'autoradio e ho selezionato "rated R" dei "queens of the stoneage" che, fra quelli che avevo, era il disco più adatto a tenere svegli i due neuroni in servizio di guardia. Arrivato sano e salvo al ritrovo, ho scambiato qualche chiacchiera con i compagni di avventura, la tensione si è abbassata, i due neuroni di guardia si sono assopiti e al momento della partenza ero così rilassato che sono partito per ultimo e, in un momento, mi sono ritrovato staccato dal gruppo. Era arrivata l'ora di svegliarsi! Con una bella tirata, mi sono riportato in gruppo, mi sono svegliato, ma, dopo il primo chilometro ero già stanco. Ancora qualche chilometro di follia, con accelerazioni pazzesche sui saliscendi della costa, finché il gruppo si è spezzato in due e i più forti se ne sono andati, lasciandoci finalmente pedalare tranquilli con un'andatura più regolare. La bella strada, le chiacchiere nel gruppo, i continui cambi di pendenza e di ritmo non mi hanno fatto annoiare per niente. Stancare sì, però, e su una lunga salita intorno al 130esimo chilometro, non sono riuscito a seguire quel che restava del gruppo. Ho finito ancora bene la salita e la discesa successiva fino al 150esimo. Poi il percorso di gara si immetteva in una strada a quattro corsie in leggera salita e ... eccolo! Il famoso vento a 50km/h si è finalmente mostrato in tutta la sua potenza, contrario al senso di marcia per quasi 10 chilometri. Nella mia vita non avevo mai fatto più di 150 chilometri in bici, e, oggi, il mio primato personale me lo sono sudato terribilmente. Con le energie ormai al lumicino, ho arrancato per quasi mezz'ora, da solo, su quella strada enorme, contro un muro di vento. Al 160esimo, per fortuna, si ritornava sulla vecchia strada litoranea con il vento a favore e ho ritrovato il piacere di pedalare, arrivando al traguardo con le braccia al cielo.
5 ore, 166 chilometri, 50000 pedalate, un piccolo passo verso Klagenfurt.