sabato 17 marzo 2018

Trail del Marganai

Partenza
Entrare nella grotta è sempre una meraviglia. Ammirare il fascino di quel mondo sotterraneo costruito in puro stile gotico in millenni di continuo lavoro certosino di gocce d'acqua calcarea, immaginare, dietro ai cancelli chiusi, corridoi infiniti di palazzi principeschi con sale immense, corsi d'acqua, mondi misteriosi. Uscire dalla grotta è altrettanto affascinante, con il manifestarsi dei colori, il verde che è vita e degli spazi aperti che sono libertà e del blu che ... oggi niente blu, pazienza.
Cerco di capire chi saranno i miei compagni di viaggio. Scambio due parole con una coppia di inglesi venuti appositamente da una cittadina fra Londra e Cambridge. Lì piove quasi sempre e la pioggia non li spaventa; sarebbero una buona compagnia ma aumentano il ritmo e non li vedrò più. Una scopa non si deve affezionare, mai. Ne va della sua professionalità. Anche Agnese oggi è in missione speciale e non mi aspetta! La saluto all'ingresso del sentiero.

Arenas – Graziella
Quando vedo Graziella che alterna camminata a corsa anche sul falsopiano iniziale, capisco che sarà lei la nostra compagna. Lei, come poi Patrick più tardi, si pone problemi nei nostri confronti. “Vi rallento, mi dovete aspettare”. È così ma questo è il ruolo delle scope. Senza qualcuno che ci rallenta il nostro scopo di scope verrebbe a mancare. Siete voi ultimi la nostra ragione d'essere; grazie per rallentarci.
La salita è lunga, tecnica, all'inizio anche ripida. Sulle pareti del lunghissimo tunnel nella foresta avvolgente ogni tanto si aprono delle finestre dalle quali si scorgono paesaggi sempre più ampli. Il gigante sa ricompensarci e l'altezza dà significato alla faticosa conquista offrendo panorami immensi, senso di dominio. Graziella è soddisfatta ma già provata dalla prima lunga salita e non è pronta alla sicura sofferenza che l'aspetta più avanti; decide di fermarsi ad Arenas. Rispetto per tutti quelli che ci provano, indipendentemente dall'esito.
Puddusinu – Gianni
Siamo gli ultimi, al ristoro dobbiamo finire tutto! Spazzolare tutto ciò che resta fa parte del lavoro di scopa. Niente male la confettura di mandarini; sono le 9 e mezza, è ancora presto per una birra, la chiederemo al prossimo ristoro. Siamo bravi io e Gianni: lasciamo il ristoro di arenas quasi pulito 25 minuti dopo il penultimo atleta. C'è da correre per raggiungerlo e la cosa non ci dispiace. Gianni è un ottimo compagno di viaggio, forte, spiritoso. Infatti sarà una frazione frizzante, veloce. Quasi tutta discesa e nel tempo di un respiro arriviamo a Puddusinu.
Antas – Alessandra
Al ristoro di Puddusinu troviamo Alessandra, ferma per una lieve crisi respiratoria, d'asma.
L'ostacolo di Alessandra è più alto. Il suo obiettivo è arrivare senza prendere ventolin, superando le crisi di asma col puro controllo del respiro. È difficile e in certi momenti frustrante non potere respirare a volontà ma poi, avere la meglio sulla malattia è una vera vittoria e una grande soddisfazione.
Si parla anche di Roberto Zanda e della sua vicenda ormai avviata verso un epilogo drammatico. Ecco, è qui, arrancando in salita, sotto la pioggia che si può parlare a ragion veduta di lui e della sua vicenda. Che ne sapete voi che commentate e criticate dal divano di casa? Noi vediamo in lui una passione assoluta, estrema, inarrestabile. Un paradigma che ci fa vedere fino a dove può arrivare l'uomo con la sola forza della passione. Un uomo che sicuramente, col suo esempio ha portato molti a superare i propri limiti mentali. Forza Roberto, sei un grande!
Il bellissimo sentiero di antica origine romana ci porta in vista del meraviglioso tempio di Antas. Alessandra, prima di scendere al ristoro, fa una breve pausa per non farsi vedere ansimante dai medici del presidio. Poi anche lei parte e la rivedrò al traguardo.
Malacalzetta – Patrick
C'è anche chi, in tutto ciò (lotta contro se stessi, contro la natura, …) trova lo stimolo più grande in una medaglia. È un po' che Patrick sta con noi. Ogni tanto prova a correre ma poi deve rinunciare: un infortunio al polpaccio gli impedisce di correre già da quando mancavano una trentina di km al traguardo. L'ostacolo è diventato troppo alto per lui. “Mi ritiro, non ha senso andare avanti così, ...”. Patrick dice tutto col sorriso sulla bocca; riesce dire sorridendo anche che è morto e amareggiato per la prospettiva del primo ritiro. È la sua naturale simpatia che lo fa sorridere dove altri piangerebbero. In realtà è serio. Il villaggio abbandonato di Malacalzetta, con i suoi fantasmi che fanno festa in continuazione fra i ruderi delle abitazioni minerarie è il giusto sfondo. Dopo un'oretta di simpatiche lamentele, Paolo gli urla: “non dovrei dirtelo ma per i finisher quest'anno c'è la medaglia”. Si ferma un attimo, cambia espressione e riparte, sempre camminando ma a velocità doppia rispetto a prima! Patrick, l'autoeroe, si merita una medaglia e non possiamo che incoraggiarlo in questo suo nuovo obiettivo.
Marganai – Paolo
Paolo, il motivatore di Patrick, è anche l'ideatore del percorso e conosce a memoria tutte le difficoltà che lo aspettano. Le parole di Fabio Vedana “hanno deciso di crearsi un ostacolo e di superarlo” per lui calzano a pennello. È lui che ha disegnato il percorso, si è regalato tutti quei denti dell'altimetria che affondano nei suoi quadricipiti poco allenati e anche quei 5 chilometri finali in più per rendere il suo ostacolo un po' più alto. Lo affronta con sofferenza ma anche con la serenità di chi manda consapevolmente l'ambizione oltre le capacità fisiche. E viene ripagato, anche lui, dal solito gigante buono. Più è maestosa, selvaggia e apparentemente ostile, più la natura ci affascina. Le pareti verticali, le rocce dure e spigolose, le intemperie … . Anche la salita verso Marganai offre scorci di bellezza selvaggia che addolciscono e giustificano la fatica.
Il bellissimo silenzio della natura è rotto da un continuo chiacchiericcio, fra lui e Patrick c'è sempre chi parla. È però sempre piacevole sentirlo parlare, con intelligenza, esperienza e passione. Sono sicuro che con lui alla guida questa manifestazione diventerà sempre più bella.
Punta San Michele – io
Dopo l'ultimo ristoro del Marganai, si sale ancora un po' fino a punta san Michele, con i suoi famosi panorami nascosti nelle nuvole, tutti da reinventare con l'immaginazione.
Siamo qui, fuori dal salotto di casa, per superare i nostri limiti mentali e raggiungere o almeno avvicinare quelli fisiologici, senza superarli però, perché superare i limiti fisiologici vuol dire, inevitabilmente, scoppiare o rompersi. Io ci sono andato a sbattere più volte e a quanto mi hanno detto i medici, ora devo rallentare. Eccomi qui, infatti, a fare la scopa rispettando i limiti di velocità e i divieti di sorpasso del mio nuovo regolamento stradale.
Almeno nel finale voglio però correre con me stesso e ritrovare un po' di silenzio, di immersione completa nella natura e di allegria nelle gambe. Nell'ultima discesa, mi regalo una licenza e lascio Paolo e Patrick con Gianni. Mi diverto a scendere in relativa velocità, controllando, in equilibrio dinamico, le mini-scivolate sul fondo fangoso; ogni tanto mi fermo ad aspettare, poi riparto con la buona compagnia di me stesso.
Ed ecco l'arrivo. La festa, nonostante sia cominciata molte ore prima, continua; molti sono già partiti ma l'accoglienza è fantastica e il piacere di essere arrivati si concretizza in una doccia calda, due o tre birre fresche, un buon pasto e un caldo abbraccio sociale.
Bello essere arrivati. Ma non ci fermiamo qui. Presto andremo al sea trail di Porto Corallo, dove splende sempre il sole.
Un altro giorno pieno di vita è passato e me ne restano, fino a prova contraria, altri 17135!