domenica 18 marzo 2018

Maratona di Cagliari

Oggi ero volontario con Fabio e Nello al ristoro del trentesimo chilometro della maratona di Cagliari. Aspettavamo gli atleti lì, seduti sul famoso muretto del trentesimo a vederli sbattere la faccia contro la fatica. È stato bello, perché si vede dalle espressioni del viso che è una fatica che addolcisce, come una leggera sbronza. Gli atleti però erano pochi e fra un gruppo e l'altro c'è stato tempo per qualche riflessione, forse troppo tempo.
Penso che bisognerebbe partire da qui, da questo bel percorso in questa bella città per crescere.
Mi piacerebbe vedere diventare la maratona di Cagliari una festa di tutta l'atletica sarda, se non di tutta la Sardegna. Per fare questo, bisognerebbe riuscire a coinvolgere le società dell'isola.
Immagino, per esempio, ogni ristoro gestito da una società di atletica di una località diversa che, oltre al minimo necessario messo a disposizione dall'organizzazione, aggiungesse qualcosa della propria tradizione locale per valorizzarla. Come? Non so … costumi, musica, specialità gastronomiche … . Arancia, banana o panada? I primi tirerebbero dritti, magari con un sorriso. Gli ultimi si fermerebbero e credo che non si scorderebbero facilmente l'accoglienza sarda.
Immagino, anche, e mi piacerebbe moltissimo che gli spugnaggi fossero in mano ai bimbi; vedere gli esordienti delle società del circondario dare le spugne agli atleti, raccoglierle da terra, dare il 5 agli atleti, fare il tifo per i master della loro squadra e per tutti. Sarebbe bello per loro, sicuramente per gli atleti, per i genitori e per la città.
Mi piacerebbe vedere all'arrivo una vera festa – non che mancasse niente di essenziale, ma non si può non trovare birra al molo ichnusa. Anche Gabrielli lo comprenderà. Una festa che abbracci e conforti chi arriva stremato e che ricompensi i volontari per il lavoro fatto.
Forse sono solo sogni da ubriaco ma cercherò di fare qualcosa perchè si realizzino.
Ci sarà birra al molo ichnusa.