martedì 28 ottobre 2014

Forte Village Triathlon - prima parte

È andata bene, anzi, benissimo direi: 4h55 di tempo totale, 1h26'01 nella mezza, 43a posizione finale in una gara che, almeno per i primi 10-15, era di livello internazionale. Come da “preview” ho sciacquato la polvere di Macomer nella gloria e ho anche rispettato quasi esattamente il copione previsto. Sono andato solo un po' troppo veloce. Non ho superato Francesco allo sprint ma a ben 4 km dal traguardo, Pensavo di passare Samuel nella corsa e invece l'ho superato sull'ultima salita della frazione di bici e Mario, anziché in bici, l'ho passato nella prima zona cambio! In tutta la mia carriera di triatleta, non avevo ancora mai superato nessuno in zona cambio. Sono talmente lento e imbranato, che i giudici si trattengono a stento dall'aiutarmi a togliere la muta o ad allacciarmi le scarpe. Questa volta, per esempio, avevo indossato il pettorale al contrario e solo dopo qualche tentativo imbarazzante di raddrizzarlo a forza, mi sono reso conto che dovevo necessariamente sfilarlo e ri-infilarlo nell'altro verso. Sembrerebbe impossibile fare peggio eppure, incredibilmente, Mario, uscito dall'acqua 8 secondi prima di me, è riuscito ad impiegare 10 secondi in più dei miei disastrosi 3'33 ed è salito in bici 2 secondi dopo. L'altra cosa strana è che non ci siamo visti … probabilmente in acqua ci siamo anche scambiati bracciate e gambate ma senza riconoscerci, altrimenti avremmo affondato i colpi.
Gli altri due li ho visti bene, invece. Ho riconosciuto Samuel, dal graditissimo “maledetto!” che mi ha lanciato mentre lo superavo. Francesco invece l'ho riconosciuto da dietro ed ero così felice di vederlo che l'ho salutato con entusiasmo ma lui, un po' meno felice, non ha risposto, nemmeno con una smorfia o un insulto: sembrava in trance.
Ma andiamo con ordine.

Sabato pomeriggio si comincia con ritiro pacco gara, consegna bici, briefing, pasta party, amici, tutto bello, buono e abbondante. Intanto Mario mi consegna, in prova, il “suunto” promesso: un gioiellino da 600 euro con GPS, cardiofrequenzimetro, barometro, bussola, computer. Breve briefing anche per quello: faccio sì sì con la testa per sembrare intelligente e memorizzo un paio di operazioni che mi sembrano sufficienti ripromettendomi di passare la notte a provarlo.
Metto la sveglia alle 6 e 30 perché domani scatterà l'ora legale e saranno le 5 e 30. A meno che la sveglia non sia così intelligente da regolarsi da sola e allora sarebbero le 6 e 30 e arriverei in ritardo … insomma passo una mezz'oretta in una sfida di intelligenza con un orologio. Sfiancato ma vittorioso come Kasparov dopo la sfida con Karpov, vado finalmente a dormire.

Domenica mattina arrivo verso le 6.30 al grande parcheggio allestito a poche centinaia di metri dal Forte Village e, con calma, mi appresto a mettere le scarpe da corsa nell'area di transizione “T2” e preparare la bici in “T1”.
Il tempo passa e molti intorno a me corrono affannati. Io sono tranquillo anche, se scendendo alla T1 manca poco alle 7.15, orario di chiusura della zona cambio. In mano ho due grandi sacchetti con tutte le cose che mi possono servire durante la gara, prima (pompa per gonfiare le gomme della bici) e dopo (vestiti asciutti). Fuori dalle borse tengo il pettorale che dev'essere mostrato per entrare in zona cambio. Mancano meno di dieci minuti alla chiusura e sono in fila davanti all'ingresso quando sento che per entrare bisogna mostrare anche la cavigliera con il chip elettronico. Comincio a frugare nelle borse e, quasi subito, perdo la mia calma glaciale. Dove l'ho messa? Era nello zainetto ma lo zainetto qui non c'è, devo averla tirata fuori prima di lasciare lo zainetto in macchina. Comincio ad essere davvero agitato. Vuoto le borse ma non trovo la cavigliera da nessuna parte. È sicuramente troppo tardi per tornare alla macchina a cercare nello zaino e comincio a pensare al peggio. Per un istante mi immagino desolatamente solo, seduto sul prato, mentre gli altri partono per la gara e dal panico sto passando alla rassegnazione ma mi sembra troppo stupido perdere il divertimento, i soldi, gli allenamenti, per una distrazione. E allora, con un ultimo terribile sforzo di astrazione, mi rendo conto di avere lo zainetto sulle spalle e, dentro, trovo subito la cavigliera. Ecco. Il peggio è passato. Sono già in ritardo ma, per fortuna, mi lasciano sistemare tutto quasi con calma ed esco dalla zona cambio ormai quasi deserta. Ora so che farò una bellissima gara.
(segue)