domenica 28 luglio 2013

Caronte

Sono le 11 di sera. Caronte si aggira in senso antiorario. Dalla finestra aperta, insieme all'aria calda e umidiccia, entrano le urla uscite dalla finestra aperta della casa dei vicini. Si alternano la voce di Carlo, il piccolo demonio, della madre e del padre. Ralph intanto cerca di dormire per poter essere puntuale, domattina alle sei, con i suoi abbai. Calmiamoci, urla il padre. Giustissimo: comincio io. Mi preparo un bicchiere di vino rosso con tre cubetti di ghiaccio. So benissimo che col caldo l'alcol non è indicato, però ora sono più sereno, distaccato. "Carlo stai fermo!" "che palle!" risponde lui; le urla continuano, ma ora stanno diventando la mia storia. Il povero Caronte intanto continua a girare. Di là c'è l'inferno, sento il caldo e le urla dei dannati che si scambiano insulti e minacce; qui invece si sta benino, la palpebra è un po' calata,  le dita si appiccicano ai tasti ma continuano a battere. Ralph si risveglia dal torpore e scambia due chiacchiere con due cani del vicinato. In compenso i vicini hanno smesso di abbaiare: probabilmente Carlo è crollato o è caduto lobotomizzato davanti alla tv. La si sente, infatti, che trasmette voci dal tono drammatico ma niente in confronto ai veri drammi familiari vissuti poc'anzi. Si sente il rumore di uno sciacquone e cala il sipario. Intanto il mio corpo ha digerito il vino e l'energia dell'alcol la riemette sotto forma di calore mentre la parte acquosa la sputa dai pori della pelle. Caronte vorrebbe portare anche me al di là dello Stige e farmi percepire quest'afa come un "caldo infernale": urlerei un po' anch'io per unirmi al coro, o potrei scambiare due abbai con Ralph. Forse dovrei soffrire un po', ma non posso. Se, quando questa sarà finita, potessi avere un'altra vita ... . Ma, poiché c'è solo questa, non ho scelta: me la devo godere. Tutta.