venerdì 2 agosto 2013

Atterraggio

Signore e signori, il comandante informa che stiamo iniziando la discesa verso l'aeroporto di Baccalamanza. Non cado subito, riesco a fare due, tre passi. Forse avrei tempo per fare un bilancio della mia vita, ma non ci penso proprio. Penso al terreno, sempre più vicino alla mia faccia, al fatto che, inclinato come sono, la spinta del piede per cercare di non cadere mi spinge in avanti sempre più veloce, penso al punto migliore per l'impatto. Cerco una strategia d'uscita insomma, ma non ne trovo di indolori. Il tempo a terra è buono, il cielo è sereno e la temperatura è di 28 gradi. Un po' caldo per correre, e la sete cominciava a farsi sentire. Mi ero appena succhiato la maglietta per recuperarne parte dei liquidi e dei sali prima che colassero al suolo a solo vantaggio di qualche insetto rinsecchito. Però ... , com'era stato divertente correre a rotta di collo lungo questo bel sentiero in discesa e prima, quando l'aria era ancora relativamente fresca, la salita fino al passo di “s'enna sa craba”, finestra ideale sul  selvaggio Sulcis, affacciarsi di là verso foreste e gole di roccia e poi ritornare giù planando con la fantastica vista aerea del mare, di Cagliari e lo sfondo del Sarrabus. Forse ne era valsa la pena, forse; dipende dalla condanna. Da questo momento tutti i dispositivi elettronici devono essere tenuti spenti … oh no, ho il gps acceso, in mano … speriamo che non interferisca con la dinamica dell'atterraggio. Non posso spegnerlo, non farei in tempo ma potrei gettarlo per avere la mano libera e scegliere quale porzione di pelle sacrificare … ma tanto è uguale. Voglio solo salvare la faccia, in senso letterale. Sto anche registrando le pulsazioni con il cardiofrequenzimetro, e in fondo ne sono contento: sono curioso di vedere come va il cuore quando si vola e subito dopo l'atterraggio. Decido di salvarlo e lo tengo stretto in mano. Siete pregati di riporre il tavolinetto e di riportare lo schienale della poltrona in posizione eretta … Se solo riuscissi a riportare la schiena in posizione eretta ma, da quando il piede ha sfiorato quello stupido sasso, sono sempre più inclinato in avanti e fra poco attraverserò l'orizzontale fino a raggiungere gli angoli negativi di questa stupida discesa e a coincidere con essa in una dolorosa tangenza di stupidi. La posizione eretta dovrà aspettare (spero poco)
Assistenti di volo, prepararsi all'atteraggio. All'improvviso arriva un angelo che mi sostiene, ma io non credo alla sua esistenza e si sposta subito. Poi, sorridendo, arriva un'assistente di volo che mi sostiene, ma io non volo in  "business class" e si sposta subito. Non ho carrelli da tirare fuori e me la devo cavare con mani e gambe. Lo conosco questo terreno sabbioso, l'ho già tinto col mio sangue in altre occasioni: il colore non uniforme tradisce l'origine recente di quei frammenti di roccia: non hanno avuto il tempo di smussare gli spigoli. La sua somiglianza con la cartavetro, poi, non promette bene. So che è molto abrasivo, che farà male.  L'attesa dura poco: Vorrei poter ritrarre la mano per non ferirla, poi ritrarre il gomito, poi la faccia … fino a sparire completamente evitando così l'impatto. Ma non si può, qualcuno deve prendersi la responsabilità e allora, prima la mano destra e subito dopo lo stinco sinistro si sacrificano e scarnificano per attutire l'urto. Quando arrivano pancia ginocchio e mano sinistra sono ormai fermo sdraiato prono sul sentiero.
Benvenuti sul terriccio di Baccalamanza. Vi preghiamo di restare seduti e tenere le cinture allacciate fino a che l'apposito segnale non sarà spento. Il segnale apposito è acceso, è rosso e brucia, ma mi devo alzare lo stesso. Mai più in “economy”. Avete volato “baccalamanza airlines” ci auguriamo che scegliate ancora i nostri voli, Arrivederci. Fanculo. Mai più baccalamanza.
La mia vita è costellata di decisioni definitive prese da Lorenzi del passato, Lorenzi che ormai non esistono più.