sabato 17 agosto 2013

Armonie

Fra due settimane c'è il triathlon del lago di Mulargia, ma sono in vacanza e gli allenamenti languono. Nella settimana che ho passato qui a Vervò, in Val di Non, fra le montagne del trentino, ho fatto solo tre "uscite" di poco più di un'ora, due in mtb e una di corsa. Il nuoto? Mi sono informato, ma la piscina più vicina dista più di mezz'ora, non ne vale la pena.
Ma non mi interessa, sono in vacanza e me la godo.  La veranda è fresca, la vista sulle dolomiti di Brenta dopo il tramonto è stupefacente: un raggio rosso spunta dalle cime e solca il cielo, finendo a sbattere su una nuvoletta. Poco dopo appaiono le prime stelle. Oggi sembrano tutte particolarmente tremolanti: questa è la notte di san Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, e forse, colte da vertigine, hanno paura di cadere da quelle altezze siderali.
La polenta, nel palato, si armonizza con l'agrodolce del coniglio mentre conversazioni amabili, quasi sottovoce, non interrompono il flusso dei miei pensieri. Il profumo di legno della veranda, evoca situazioni simili del passato con persone che ora non vivono più. Grazie ai tre bicchieri di bonarda dell'oltrepò, il mio sedere collima con il cuscino della poltroncina in un'armonia perfetta.
All'improvviso la conversazione diventa più accesa e mi distoglie dai miei pensieri. "Non veniamo più a mangiare in veranda se questo implica che devi essere sempre tu a lavare i piatti" protesta mia madre. La zia Cristina replica "questa è la mia cucina, io mi ci oriento meglio ". Mi guardo intorno: Maria si guarda dolente le mani screpolate e ogni tanto fa il mio nome, Martino approfitta della confusione per sgattaiolare al piano di sotto, mentre Francesco alza un tovagliolo davanti alla faccia dicendo  "non ci sono per nessuno". Beh, penso, ci provo io anche se so che sarà tutto inutile. Mi diranno: "non ci pensare, tu li hai già lavati ieri a pranzo" oppure "no, Lorenzo, oggi è il tuo onomastico, stai seduto" o "fermo lì, il tuo sedere collima troppo perfettamente con la poltroncina, non rompere l'armonia" ma ci provo lo stesso. "Li lavo io" dico. Due secondi di silenzio, poi la conversazione riprende amabile e l'armonia ritorna perfetta in veranda. Io però sono in cucina con le mani nell'acqua bollente impiastrate dall'altra faccia della polenta. Ogni tanto piove: lo scolapiatti è in alto e nell'atto di metterci un piatto ad asciugare, inevitabilmente, mi sgocciolo addosso. Provo ad usare la mano sinistra come ombrellino con il solo risultato di spezzare le grosse gocce in una miriade di goccioline.  Ho paura di allagare il pavimento e chiedo a Cristina come faccia a non bagnare tutto quando solleva i piatti. Mi fa vedere: prende un piatto e lo tira su tenendolo parallelo alla parete e, quando ha superato l'altezza dello scolapiatti, lo fa rientrare e, solo allora, lo gira nella direzione delle barre reggipiatto. Le gocce cadono tutte nel lavandino. Con una mano sola! Il gesto, semplice e funzionale, riporta una sorta d'armonia anche in cucina; fuori ridono, le stelle cadono nell'aria fresca e profumata; qui, nell'aria umidiccia della cucina, domina l'odore appiccicoso del detersivo e l'armonia è in tono minore, in MI minore. Forse è un blues, il blues del lavapiatti.