martedì 20 agosto 2013

Il giro della Civetta


Immagini sparse di un trekking familiare di due giorni e mezzo sulle dolomiti bellunesi.
Amo le montagne, bellissime e terribili, maestose, amorevoli e maligne. La tridimensionalità del paesaggio è esaltata all'estremo dalla verticalità vertiginosa delle pareti di roccia.
La bellezza delle dolomiti sta nei contrasti fra la morbidezza di prati e boschi e la durezza dei torrioni di roccia, il colore dei prati fioriti e il bianco e nero delle rocce, le dolci pendenze delle valli e la verticalità delle pareti rocciose.
 

Anche camminando o correndo, si percepisce questa doppiezza affascinante fra la tranquillità dei sentieri nei prati e la tensione nei passaggi fra le rocce.
Mio padre, Cesare, è precipitato 2 anni fa travolto da un torrente ai piedi del Monte Bianco. Non posso non percepire l'aspetto pericoloso delle montagne e mentre cammino su sentieri esposti provo sensazioni di insicurezza e precarietà. Valutare le conseguenze di un'eventuale caduta è un esercizio terribile ma quasi necessario, specialmente quando sono con i miei figli. Ci si ferma o si precipita? Quando, per ore, si cammina in bilico fra queste due opzioni, la tensione diventa difficile da sostenere ma basta tornare sui prati, togliersi scarpe e calze per sentire le carezze dell'erba sotto i piedi e la tensione si scioglie; anzi, per contrasto, la tranquillità raddoppia. Al rifugio poi, dopo la cena calda e due bicchieri di vino, nel piacevole stordimento serale, riaffiorano le immagini e la sensazione di un'altra giornata vissuta appieno.