giovedì 4 luglio 2013

Ironman di Klagenfurt - La vigilia

Riassunto delle puntate precedenti:

Non mi piace soffrire. Per me l'ironman era una di quelle cose da fare in anestesia totale: in sogno.

  • 14 ottobre 2012: triathlon medio di Arbus. Mi sono divertito molto e mi sono convinto che fosse possibile finire un ironman senza soffrire (vedi post "mezzuomo di ferro").
  • 27 marzo 2013: Andrea è riuscito a pescare due “late entries” per Klagenfurt, me lo ha proposto e, in un momento di follia, mi sono iscritto (vedi post  "uomo di ferro?"). Mancavano tre mesi, dovevo pensare ad un piano d'allenamento. Niente tabelle però (del resto tabelle di tre mesi non esistono neanche). L'idea era semplice: preparare il passatore, poi, nel mese che restava fare un po' di lunghi in bici. Mi sono iscritto anche in piscina, nuoto libero, lungo e tranquillo. 
  • 25 maggio 2013: Ho corso il passatore senza riuscire a finirlo. (vedi post  "65 chilometri del passatore")
  • 29 giugno 2013: la vigilia.

Al check in con la mia splendida "mass"

Sacco bianco, sacco rosso, sacco blu, casco, occhiali, pettorale, numeri gara, scarpe, altre scarpe, l'olio alla catena, l'aria alle gomme, l'acqua alle borracce, il breefing, un sacco di cose da non dimenticare, indispensabili. L'esperienza mi ha un po' aiutato ad organizzarmi le zone cambio della vita; quando ero ragazzo, un semplice cambio di treno poteva essere un disastro. Ricordo, fra le tante, quella volta che tornando da una vacanza in trentino dovevo cambiare il treno a Milano e prendere quello per Torino. Era una zona cambio semplice: avevo solo una borsa e un maglione da portare da un treno all'altro. Appena salito sul treno per Torino, però, mi sono accorto di aver dimenticato il maglione sull'altro treno. Sono sceso per recuperarlo, ma ho fatto in tempo solo a vedere il treno ripartire verso Venezia con il mio maglione sopra. Sono tornato sconsolato verso il mio treno, e l'ho visto partire verso Torino … con sopra la mia borsa!
Immaginatemi ora alle prese con la gestione di una cosa complicata come la zona cambio di un ironman: entra di qua, esci di là, prendi questo, posa quello, muta, integratori, vaselina, camere di ricambio, pompa ... ero molto più agitato per l'organizzazione dei cambi che per la gara. In realtà, grazie anche all'assistenza dei volontari e degli amici, è filato tutto liscio. L'unico, piccolo problema è che gli organizzatori hanno dato per scontato che i triatleti sapessero contare fino a dieci. Le rastrelliere per le bici e i ganci per i sacchetti, infatti, erano numerati 10 alla volta; per esempio il mio gruppo era indicato "dal 2361 al 2370" e stava a me, usando le dita delle due mani, contare fino a 7 per trovare il 2367. Ovviamente nel posto 2367 c'era già un'altra bici. Ho provato allora a fare il conto alla rovescia partendo dal 2370 (l'ho imparato all'università, si parte con la mano aperta e si chiudono le dita, una alla volta) e, nessun dubbio, era proprio quello. Allora parcheggia, togli, sposta, rimetti, sistema. Con i ganci non è andata meglio. Sistemato tutto, mi sono guardato intorno. La mia gloriosa bici Mass era la più bella di tutte: classica, con ruote sottili, tanti raggi, telaio a sezione cilindrica, rossa, gloriosamente schizzata di macchiette nere di grasso. Tutto intorno dei mostri deformi, telai schiacciati, ruote piene o semipiene, protesi abnormi, sellini biforcuti … poveracci, probabilmente non potevano permettersi una bici normale … . Qualcuno, passando, guardava la mia bici con un sorriso (invidia? Ammirazione?) “ci rivedremo per strada”, ho pensato.
Prima di andare a letto, sono andato in bagno e alzandomi dalla tazza ho notato l'acqua tutta rossa intorno alle feci. Era succo di barbabietola, ma lo scoprirò solo dopo la gara. Sono rimasto 5 minuti fisso in piedi là davanti a guardare e pensare … alla gara, alla vita. Poi ho scaricato: il magico sciacquone ha inghiottito feci, pensieri e preoccupazioni e sono andato a dormire.