sabato 13 luglio 2013

Scuola scuola scuola scuola

Ieri mattina, poco dopo le sei, mi sono svegliato sentendo una voce angosciata che diceva: “scuola scuola scuola scuola”.
Ho pensato che uno dei ragazzi avesse un incubo e parlasse nel sonno. Ma chi poteva essere?
Anni fa avevo chiesto a Francesco perché non andasse a scuola volentieri e, con il suo solito sarcasmo, mi aveva risposto “perché mi obbligano a stare 5 ore seduto con, pergiunta, le maestre che cercano di insegnarmi qualcosa”. Poteva essere questo l'incubo? No, era puro realismo; una sintesi perfetta di come viene considerata oggi la scuola: prima deposito per bambini e poi sala d'attesa per giovani disoccupati.
Forse allora era Martino, che quest'anno è stato ancora rimandato di latino, a lamentarsi. Ma per lui la scuola non è mai stata un incubo,  l'ha sempre affrontata con allegra spensieratezza, riuscendo ad appassionarsi alle materie che lo interessano e ad essere perfettamente impermeabile alle altre.
Sicuramente non erano i due cuginetti torinesi, in vacanza qui da noi in Sardegna, che hanno la testa da tutt'altra parte. In questi giorni abbiamo ospite a casa anche mia madre, Flavia, che è insegnante in pensione. Lei forse potrebbe avere qualche bell'incubo legato alla scuola ma non era la sua voce.
Chi era allora che si lamentava? A chi può interessare così tanto la scuola? A chi può far paura questa istituzione ormai così povera e marginale?

La voce intanto continuava, con un tono fra lo spaventato e il lamentoso ma le parole diventavano via via meno intellegibili fino a tramutarsi in un classico guaito canino. Finalmente avevo capito. Era Ralph, il cane dei vicini. Ma era solo uno strano guaito o stava cercando di dirci qualcosa? Io so solo che aveva frequentato da poco una scuola di obbedienza – scuola di obbedienza, riuscite ad immaginare? – un vero incubo!