lunedì 3 dicembre 2018

Cagliari respira

La vita sul pianeta avanza in equilibrio fra respirazione e sintesi clorofilliana.

Tutte le foto sono di Tore!
Si respira forte anche di sabato. È il giorno della montagna. Priamo vorrebbe fare 30 km per provare la forza delle sue caviglie in vista del trail di Iglesias. Tore ha in mente una grande escursione sul Lattias con pranzo finale e vuole fare le prove. Metto insieme le due esigenze e dopo un'ora di prologo con Priamo, saliamo con Tore e Giuseppe in cima al meraviglioso Lattias. Cagliari respira, noi di più. Il respiro del bosco, l'ampio respiro delle visuali, erezioni granitiche e querciose, fino a restare senza fiato, per la bellezza, per l'asma di Tore, per la salita.






















Ma dopo il sabato viene la domenica.

Per respirare, bisogna alternare in modo preciso inspirazioni ed espirazioni che se si inspira dimenticandosi di espirare, si rischia di esplodere.

Vado a Cagliari più per socialità che per voglia di correre ma, visto che sono lì, mi iscrivo alla non competitiva di 6 km. L'anno scorso, mancando malauguratamente la prima deviazione, ne avevo fatti 10, oggi non so davvero come andrà a finire.
Le gambe sono stanche. Ieri, seppure con calma, ho fatto più di 1000 metri di dislivello su sentieri non semplici. La schiena è indolenzita, l'asfalto è duro e piatto, le scarpe sono rotte e le calze sono riciclate e puzzano. Ieri avevo messo insieme le uniche due calze senza buchi rimaste, una di lana, l'altra di cotone e oggi, se voglio correre, non mi resta che pescare nel cesto dei panni sporchi.
È in questo stato fisico, chimico e mentale che mi presento al ritrovo ma ho letto che c'è musica dal vivo: andiamo ad ascoltarla.
Si parte dietro. Dietro le mamme con bimbi in carrozzina, dietro quelli che fanno 100 metri correndo e poi si fermano stravolti. Mi sento anch'io uno di loro e invece di slalomare agguerrito, mi adeguo al passo dominante. Poi la strada si allarga e il passo si allunga in modo del tutto naturale e il mio moto relativo mi fa avanzare lungo il serpentone incontrando gente sempre diversa. Vado 1-2 km all'ora più veloce del serpente e il respiro è agevole, quindi, quando supero qualcuno che conosco, c'è tutto il tempo di salutarsi e scambiare due parole; 10 – 15 secondi, non di più; le eventuali chiacchiere si perdono nella distanza.
Il secondo bivio mi sorprende troppo presto e lo manco. Mi dicono di stare a destra ma le gambe vanno a sinistra. Volevo poi sentire la musica dal vivo e ne ho trovata poca. Mi aspetto che il meglio debba ancora arrivare e non mi sbaglio. Il poetto è un continuo di band e quando il rock è potente non posso fare a meno di muovere il passo al ritmo della batteria. E poi si vola. È questo l'effetto che mi fa la musica dal vivo mentre corro.
Mal di schiena e rigidità pian piano si sciolgono e a parità di sforzo vado più veloce e continuo ad avanzare lungo il serpentone, superare e salutare. Ora il gesto di correre mi fa davvero piacere. Non sono allenato ad andare veloce e non spingo più di tanto; non devo poi scordarmi di essere cardiopatico! Però questo è correre: i piedi che si fanno molla e spingono quasi senza sforzo, i polmoni che alternano inspirazioni ed espirazioni, il cuore che, ogni tanto, batte un colpo … sto andando a 4.15, non di più, ma è una bellissima sensazione. Si entra al molentargius; il gruppo dell'ora e quaranta occupa tutta la strada e mi rallenta un po', poi trovo spazio e torno a respirare intensamente. Il clima è gradevole, il vento soffia sempre a favore, sembra tutto perfetto ma quando, dal quindicesimo chilometro, dopo mille metri, si è passati al diciassettesimo, si è creato un certo sconcerto. I podisti sono precisi, stanno attenti ai 2, 3 secondi al chilometro che corrispondono a circa 10 metri. Vedere sparire un intero chilometro è stato scioccante. Che fine ha fatto il sedicesimo? Mi aspettavo di ritrovarlo più avanti; magari aveva deciso di crescere e superare il 18 … forse si nascondeva nel ventesimo chilometro che infatti risultava lungo 1600 metri … non è più ricomparso e l'arrivo ha sorpreso un po' tutti, ancora in cerca del sedicesimo chilometro; credo che i sommozzatori lo stiano ancora cercando nei canali del molentargius ma, probabilmente è fuggito altrove, forse ai caraibi. Comunque, dovendo fare 6 chilometri, il sedicesimo era fuori dal mio territorio e non mi posso certo lamentare. Gli auguro il meglio, davvero, lo andrò a trovare.
Considerato che sono partito dietro a tutti gli 800 e oltre e che all'arrivo ne avevo davanti 250, ho superato quasi 600 atleti considerando solo quelli della mezza maratona. Un bel modo di socializzare, di respirare, di vivere.