mercoledì 11 ottobre 2017

UTSS – Scopa forever

Servizio scopa
S. Maria Navarrese, sono le 5h55' del 7 ottobre. Maria Vittoria è appena arrivata; vedo nella sua auto volare oggetti vari, confusione animata dal panico; alla fine ne esce con scarpe mai usate, la frontale con le batterie completamente scariche e senza il pettorale, portato via da una folata di vento. Alle 6 in punto gli altri partono. Io l'aspetto e partiamo con quasi 5 minuti di ritardo nella semioscurità dei miei avanzi di batteria. Per fortuna c'è ancora la luna. In breve schiarisce e le meraviglie si disvelano: la guglia di perda longa si staglia sempre di più sullo sfondo del mare. Il bianco e nero si colora di verde e di azzurro. Raggiungiamo Francesca, riservata e decisa e poi l'arzilla Adele che con la sua allegria copre i meravigliosi silenzi del supramonte. La terribile salita è addolcita dal ritmo tranquillo, dalle chiacchiere e dallo spettacolo della natura. Si passa a metà di una parete verticale di centinaia di metri che apre la porta del mondo di pietra. Nella prima discesa raggiungiamo anche Marina.
Donne straordinarie. Una con una bambina piccola, l'altra ultrasessantenne, la terza in sandali infradito ad affrontare la più dura delle sfide tutte con leggerezza e animate da vera passione per la natura; Maria Vittoria vorrebbe abbracciare gli alberi, Adele appesantisce lo zainetto di pietre e insegue gli asinelli per carezzarli, Marina carezza le pietre con i piedi e mi parla di ragni lupo.
Sono l'uomo delle pulizie e rappresento la fine ma loro non hanno paura di me. L'importante è essere qui, ora, non come va a finire. Maurizio, invece, ogni volta che si accorge che mi sto avvicinando cambia ritmo per non farsi raggiungere. La quarta volta, glielo faccio notare. Ride e si arrende. In discesa tenta di nuovo la fuga ma alla salita fra Sisine e Luna deve cedere al destino e alla stanchezza. Lo vedo spegnersi pian piano. Si aggrappa agli alberi, poi si ferma guardando con aria sconsolata il sentiero che non smette mai di salire. A me era già chiaro da un pezzo, ora lo capisce anche lui. Inesorabile, lo sto accompagnando con risoluta gentilezza verso la fine.

Terra!
Dalla tolda, l'avvistamento. Quasi come la ciurma sfinita di Cristoforo Colombo che, dopo giorni di attesa, vede l'America o come astronauti che, dopo avere trascorso mesi sulle pietre rossicce di Marte, tornano a vedere il pianeta verdeazzurro, così anche noi dopo diversi chilometri di rocce aguzze e abbaglianti ci emozioniamo alla vista del tenue color marrone della terra morbida e fertile. È solo un'isoletta lunga 5 metri in mezzo ad un oceano di pietre ma l'urlo mi scappa: terra! .

Aminoacidi
Gli aminoacidi essenziali sono molto più digeribili della salsiccia e un mix di fruttosio e glucosio con la giusta dose di sali minerali è molto più sano della birra. Il dottor Giordano mi aveva convinto. È bastata però la vista di un salamino a fette e di una bottiglia di birra per azzerare i miei propositi salutistici. Li tengo per la prossima volta; del resto, l'ha detto anche lui, è sconsigliato cambiare all'improvviso. Il gusto della birra, per me, è uno dei 50 motivi per correre e neanche l'ultimo. Mi preparo un mezzo panino pieno di aminoacidi ingarbugliati sotto forma di salamino e pecorino. Quelli ramificati, altri essenziali e altri utilissimi per il gusto. Sicuramente sbaglio, ma mi piace così.

Il calvario dei ritirati.
Con la mano sinistra in avanti, passo il transponder alla mano destra di Francesco protesa all'indietro. La mia frazione da scopa finisce qui, a cala Luna al km 46. Ultima birra, almeno credevo e posso accasciarmi. Soffia un forte grecale. Il mare oggi mi respinge e tuona impetuoso. L'accesso al mare di cala luna è impraticabile e il servizio raccolta eco-differenziata avverrà via terra. I ritirati vanno conferiti più su, 500 metri più in alto. Cedo a Maurizio il posto in jeep e accompagno Marina e Adele lungo l'ultima interminabile via crucis. Il sole pian piano si spegne, e noi con lui. Le parole scarseggiano ma restano i sorrisi, ora addolciti dalla fatica.
54km: da prima dell'alba a dopo il tramonto. La giornata è completa e anche noi.

Il ritorno
Sono sul pullman. Dopo essere tornato a Capoterra a prendere copia delle chiavi che avevo smarrito alla partenza della gara, devo ritornare a S. Maria Navarrese a recuperare l'auto. Il richiamo del supramonte è forte ma non pensavo mi facesse tornare così presto, con tale urgenza. Ho dovuto prendere un giorno di ferie, così mi resta il pomeriggio da riempire, nel modo migliore.
A Tortolì mi viene il dubbio che le chiavi che ho pescato dal cassetto e messo in tasca stamattina, sovrappensiero e obnubilato dal sonno, non siano quelle dell'auto che sto andando a recuperare. Non controllo subito, non ho fretta; mi prendo il tempo per riflettere sugli imprevisti, sugli eventi che fanno girare la vita in modo non deterministico. Spesso li definiamo “contrarietà” e li respingiamo ma è grazie a loro che la routine diventa “vita”. Senza problemi di salute non avrei fatto la scopa, se non avessi perso le chiavi dell'auto non sarei tornato qui. Finisco di prendere il caffè, pago, poi, prima di risalire in pullman, tasto la tasca, infilo la mano dentro e … ecco la W di evviva. Questa volta sono stato proprio bravo.
Eccomi di nuovo a S. Maria Navarrese. Fra venerdì e domenica non ero riuscito ad entrare in mare. Ecco perché le chiavi mi hanno fatto fare questo viaggio ulteriore. La mia auto è parcheggiata a lato della spiaggia. Il mare che voglio è però a quasi due ore di cammino su un sentiero in cui rimane qualche segnavia arancione. Oggi sono ancora più lento; calzo sandali come Marina e ho la lentezza degli ultimi; vedo particolari, accarezzo gli alberi e posso deviare per mettere i piedi, la bocca e tutto il viso in acque sorgive. Poi, lascio i segnavia che salgono e continuo ancora per un po', il sentiero non scende, continua “seaside”, fra i 50 e i 100m più in alto, sempre parallelo al mare. Per il quinto postulato ci congiungeremo nell'infinito euclideo, fra un'eternità. Ma mi manca l'eternità, non ho tutto questo tempo e mi butto giù per una scarpata per raggiungere l'infinito e immergermi in quel sottofondo blu.
foto di Fabio Moro