domenica 22 ottobre 2017

Blade Phone 2049

Il futuro è inquietante, per lo meno in California e nel campidanese. Il mondo, sconvolto dalle conseguenze dello sfruttamento dell'uomo e di guerre nucleari, non avrà più le mezze stagioni. I replicanti Nexus, disubbidenti e obsoleti, nascondono un segreto sconvolgente. La svolta drammatica avviene però quando meno me l'aspetto: durante l'intervallo fra il primo e il secondo tempo. Il gran fracasso di quel futuro rumorosissimo si quieta per 5 minuti. Nel silenzio della sala semi-deserta sento un “plic”. Dalla provenienza del suono, capisco che si tratta di un oggetto caduto dalle mie tasche. Le luci si spengono. L'agente K ormai indaga su sé stesso, sulle sue origini. Anch'io indago su me stesso. Mi tasto le tasche, faccio un inventario e capisco che l'oggetto caduto è l'i-phone appena ereditato da Francesco in sostituzione del telefono perduto per sempre in supramonte solo 2 settimane prima. Mentre K cerca di recuperare il telecomando per ologrammi ostacolato dalla tirapiedi di Wallace, io infilo con indifferenza la mano fra i sedili per provare a recuperare il cellulare ma nessuno dei due ci riesce. Gli intrecci della trama si complicano. Deckard non ha lasciato niente al caso, ha pensato a tutto. Se fosse caduto 5 minuti prima o due minuti dopo, non avrei certo sentito il rumore e quasi sicuramente l'avrei perso ancora prima di inserire la scheda SIM. I replicanti saranno la salvezza del mondo o la sua condanna? Chi sono i buoni? I replicanti sono più umani degli umani? Dove si sarà infilato il cellulare? Joe trova la pace ma, sui titoli di coda, la tensione resta alta e tutti questi interrogativi restano senza risposta. Con finta indifferenza mi infilo fra i sedili della fila dietro. Mi chino e, con nonchalance, raccolgo il cellulare e lo metto in tasca. “Tutto a posto” dico a Maria che mi guarda con aria interrogativa. Ora il mondo è salvo davvero.