lunedì 26 gennaio 2015

Una giornata particolare – il sogno


Le canne circondano minacciose il circuito di gara. Potenzialmente letali, dice qualcuno. Altri sostengono che siano terapeutiche. Le tengo a bada con l'autorità del culo, e non faranno male a nessuno.
Giro la manovella. Sta per partire la gara. Inconsapevoli della minaccia che li circonda, gli atleti, guardano avanti concentratissimi con i pugni chiusi dalla tensione. Il giudice controlla che nessuno abbia il piede sulla linea e poi spara. Gli atleti partono a tutta per prendere davanti la curva. Qualche contatto è inevitabile: i meno decisi scartano verso l'esterno perdendo qualche posizione. Dopo qualche minuto, eccoli che rientrano ormai lanciati verso il traguardo! La fatica traspare sui volti contratti ma negli occhi si legge la determinazione a sopportarla ancora per un po', ancora un altro po'. Le urla del pubblico coprono i lamenti dei corpi maltrattati fino a che si fermano esausti subito dopo l'arrivo. Sono i nostri grandissimi atleti di 6 anni come poi anche studenti e professori, impiegati, casalinghe, pensionati e atleti di livello nazionale: uniti dal percorso, dall'impegno e dalla fatica.
Il meccanismo ogni tanto scricchiola. Una bambina piange. Mi sento come se le avessi dato un calcio nel sedere. Per il solo fatto di aver partecipato alla gara, era convinta di meritare la medaglia. E aveva assolutamente ragione. Quelle lacrime sono responsabilità mia, che ho dovuto, conti alla mano, decidere di far piangere qualche bambino.
Mi sento però anche di aver contribuito ai tanti sorrisi di questa giornata, alla gioia di Giulietta, seconda fra i pulcini, alla soddisfazione degli esordienti ... . Continuo a girare la manovella. Il meccanismo, dopo qualche scricchiolio, funziona a dovere facendo scorrere la vita. Sorrisi, strette di mano, abbracci, applausi, sguardi, parole: una rete di amicizie permea tutti i presenti. Benvenuti nel mondo reale: un social network in cui gli “amici” sono in carne ed ossa, i “mi piace” sono pacche sulla spalla, le faccine sorridenti hanno ognuna un'espressione diversa, autentica mentre le dita stanche di pigiar tasti si prendono il loro meritato riposo sventolando allegramente. Ma forse è solo un sogno.
Il sole, si' però il sole c'è davvero e questo è il mio piu' grande merito: un sole bello, pieno, con i raggi che carezzano la pelle e illuminano i sorrisi.
Il peso della responsabilità si trasforma in sensazione di pienezza. Pieno di soddisfazioni, sazio di sole sulla pelle, di birra e stanco di stanchezza, arrivo a sera ebbro di vita. Mi giro nel letto con gli occhi ancora chiusi, la manovella stretta in mano e un sorriso stampato in faccia. Che sogno. Ora mi posso svegliare e tornare al solito mondo virtuale.