martedì 13 gennaio 2015

Una giornata particolare – piccoli miracoli.

È una splendida giornata di sole; il maestrale che la sera prima strappava rabbiosamente i nastri, si è fatto benevolmente da parte. Anche i virus che da due giorni mi percorrono correndo su e giù lungo l'alta via respiratoria N. 1, restano al riparo, limitandosi a sbuffare per il caldo.
Quando arrivo al campo di gara, nel parcheggio ci sono una trentina di macchine. I volontari dell'oratorio stanno montando il ristoro e preparando la brace; alcuni atleti sono già arrivati formando macchie tinte dei colori sociali. Poco dopo arrivano giudici e dirigenti della federazione.
I miei compagni di squadra stanno organizzando la zona di partenza – arrivo. “Dov'è la vernice per segnare la linea di partenza?” “Ce l'ho io in macchina, Nello, ora la prendo”.
Manca il gazebo per le iscrizioni. “Fausto, dov'è il gazebo che ci avevi promesso?” “È qui” e 10 minuti dopo il gazebo è montato.
Manca il tavolo per i giudici. “Gianni, il tavolo che dovevi portare?” Il tavolo spunta fuori.
Il medico, dov'è il medico! Poco dopo il medico arriva, mentre il dottor Salis, pre-allertato, era già disponibile a sostituirlo.
Sergio, il presidente federale, vorrebbe iniziare la presentazione, ma mancano i cavi per l'amplificazione: “Gavino, dove sei, non si trovano i cavi” “sto arrivando” e in 10 minuti l'amplificazione è pronta.
Un migliaio di persone, fra atleti di tutte le età e accompagnatori, brulicano festosi sul prato sotto gli ulivi, mentre altri continuano ad arrivare. Metto due fogli sul tavolo di Sergio con i dettagli del programma di gara e la lista degli sponsor; lui comincia a parlare e la manifestazione ha inizio.
Vento, virus, imprevisti e dimenticanze hanno minacciato il buon esito della manifestazione ma neanche lo zelo puntuto del funzionario di un comune limitrofo è riuscito a fermarla.

Niente panico, solo tanti, piccoli momenti di apprensione ma tutto era previsto e tutto è andato a posto. Sembra un miracolo ma forse è solo buona organizzazione, anche se qualcuno si ostina a chiamarlo “culo”.