sabato 15 novembre 2014

Spostando l'asticella sempre più in alto – Torino preview

26 ottobre – 2h52. Avevo appena corso l'ultima frazione del triathlon medio in 1h26'01.
Era una mezza maratona corsa avendo sulle gambe 40 minuti di nuoto e poco meno di 3 ore di bici. Come tipo di sforzo potrebbe essere paragonato alla seconda metà di una maratona. Usando l'equazione mezza*2=una ho valutato di poter chiudere una maratona in 2h52.

27 ottobre – 2h55. Il giorno dopo stavo molto bene. I muscoli erano giustamente stanchi ma il cuore batteva forte e tranquillo. Ho cominciato a pensare seriamente di sfruttare questo stato di forma per correre, senza quasi ulteriori allenamenti, una maratona in un buon tempo. È da Roma 2012 che non corro una maratona veloce e dopo più di due anni, sto perdendo i privilegi offerti da un buon tempo di qualificazione. Torino potrebbe essere la mia scelta e 2h55 un buon tempo obiettivo da raggiungere senza troppa fatica.

31 ottobre – 3h00. Dopo 5 giorni i dolori muscolari si sono attenuati e ho ripreso a correre. Per cominciare, ho fatto un breve allenamento di una decina di km tranquilli con 7-8 accelerazioni da un minuto per sciogliere le gambe. I muscoli rispondevano benino all'aumento di ritmo, il fiato no. Accelerando andavo subito in affanno e rallentando faticavo a recuperare. Mi sono un po' preoccupato perché era lo stesso tipo di stanchezza che mi aveva preso a maggio durando poi per tutta l'estate. Ho subito deciso di rinunciare ad altri allenamenti duri e di badare solo al recupero. Con la forma da cui partivo, recuperando bene, anche senza “lavori” sarei riuscito a finirla in 3 ore.

9 novembre – 3h10. Dopo una decina di giorni passati fra brevi corsette e lunghi riposi non mi sentivo ancora in forma. Il cuore era stanco e i battiti salivano al minimo sforzo. Ormai però ero iscritto, avevo fatto il biglietto e dovevo provare il ritmo gara. Ho impostato un ritmo di 4'15 al chilometro per finire sotto le 3 ore. Sono partito leggermente più veloce ma dopo una decina di chilometri ero già stanco e affannato; per trovare un ritmo più naturale ho dovuto rallentare fino a 4'30 al chilometro che, in proiezione maratona, sono 3h10.

12 novembre – 3h25. Altro test di 13 chilometri, finito di nuovo troppo stanco con i muscoli doloranti. Devo trovare un obiettivo più facile, altrimenti difficilmente riuscirò a finirla. A Torino viene Nello, mio compagno di squadra che dichiara di voler fare il tempo minimo per potersi qualificare per Boston. Controllo il tempo per la mia fascia d'età: 3h25

13 novembre – 3h30. L'anno prossimo cambierò fascia d'età: ricontrollo i tempi per Boston per i cinquantenni: 3h30.


16 novembre – 5h30. Le jeux sont fait e il diavolo mi aspetta a Torino. Questa escalation vertiginosa di tempi sembra non aver limite. Dal punto di vista matematico si parlerebbe di asintoto verticale, di un tempo “tendente all'infinito”. Ma un limite c'è e l'ha imposto l'organizzazione: il tempo massimo.