mercoledì 28 maggio 2014

Il passatore – outtro.

La notizia del ritiro si diffonde. Un nevischio appiccicoso cade coprendo ogni cosa come un pietoso velo. Sono le quotazioni del mio seme, ormai in caduta libera come quelle delle mutande di pizzo durante la seconda guerra mondiale; “non s'è mai visto niente di più inutile”, urlano i brokers disperati al mercato del seme. Quintali di liquidi seminali restano invenduti e, evaporando, causano i fenomeni atmosferici di cui sopra.
L'unico motivo d'orgoglio è la chiaroveggenza con cui avevo previsto il mio ritiro. “Fra il 31esimo e il 48esimo” era scritto nelle mie viscere e la crisi finale è arrivata, puntuale, al 45esimo.

Durante il viaggio in pullman, osservo gli eroi che corrono stancamente nella notte. Li ammiro ma non li invidio. E' bello guardarli stando, al calduccio, seduti su un comodo sedile.

Dopo una bella doccia calda, torno in piazza con Teo, Francesco e Paola ad aspettare l'arrivo di Tore e a rubare un po' di quelle emozioni che, ognuno in modo diverso, tutti gli atleti esprimono passando sotto lo striscione del traguardo … c'è chi si ferma per farsi un “selfie”, chi salta, chi urla, chi piange, chi bacia il terreno, chi è troppo stanco per fermarsi e continua a correre ... hanno vinto tutti; Albanesi dovrebbe venire a vedere questo spettacolo e forse diventerebbe meno categorico. La sua “regola del 3” resterebbe seppellita da una moltitudine variopinta di motivazioni.

La sala riposo della palestra è tutta un brusio di racconti, gente che va e viene. Odo un ronfo, uno solo fra 500 brande. Almeno c'è uno che dorme. Dopo qualche spizzico di sonno, è già domani, il giorno del rientro.

In treno riconosco Victor, il mistico maltese, sessantunenne studente di teologia; odia correre ma ha scoperto di avere il dono naturale per la corsa. Un dono così non va sprecato, dice. Corre quindi per vocazione e lo fa in modo sistematico. Obiettivo record del mondo di categoria sulle 24ore, il 4 agosto in Alaska.


Bologna, città arancione, adorna di infiniti archi e torri. Mentre gli altri vanno ad accasciarsi all'aeroporto, io mi faccio un bel giro in centro con il borsone a tracolla. Le gambe devono espiare. Vado a cercare l'acciottolato, quello con le pietre tonde che si infilano dolorosamente nei centri nervosi delle piante dei piedi; ah, così imparate … . Ormai non è più questione d'onore, quello è perso. Niente più guanti: è con un calzino sporco che ti sfido, passatore, e non mi fermerò per una stupida ferita. All'ultimo sangue.