giovedì 16 gennaio 2014

Il teorema delle tre tasche

La "via normale" per via Fara 51
Ho fatto cose che voi umani … ovvero: come sono arrivato a 48 anni ad affrontare il primo ironman quasi come fosse una passeggiata.
Sapersela cavare in situazioni difficili, è una qualità che va esercitata, ed è quindi complementare a quella che ti fa evitare i problemi. Chi è sempre riuscito ad evitare problemi, infatti, la prima volta che si dovesse trovare in una situazione davvero difficile rischierebbe di andare in crisi di panico. Io, per fortuna, in situazioni difficili mi ci trovo spesso e ho quindi l'esperienza necessaria per affrontarle con relativa tranquillità.
Una situazione problematica tipica è tornare a casa da una vacanza e non trovare le chiavi. A me è successo tante volte. Una, in particolare, merita di essere raccontata.
Il teorema delle tre tasche
Una sera di fine estate di un'anno di fine anni '90. Sono a Cagliari da solo; Maria e Martino sono rimasti nelle Marche dai miei suoceri. Rientro a casa che ormai è buio. Arrivato davanti alla porta cerco le chiavi nelle tasche dei pantaloni, frugo in quelle del soprabito: niente. Non ci sono. Le ricerco in tutte le tasche, inutilmente. Mi maledico. Ricordo l'ultima volta che avevo perso le chiavi, un paio d'anni prima, la notte trascorsa in hotel aspettando la padrona di casa e il solenne “mai più” pronunciato al check out giurando col portafogli vuoto sul cuore.
Guardo in alto. Secondo piano. Le persiane sono aperte. Basterebbe rompere il vetro. Il balcone dei vicini è collegato al mio da un sottile cornicione e da loro c'è la luce accesa. Non li conosco ma ci voglio provare.
Suono. Mi risponde una bambina. Cerco di spiegarle la situazione. La bimba parla con la mamma e mi apre. E' sempre lei che mi accompagna su al secondo piano. Sento la voce della madre che però non si fa vedere. Sono sul balconcino. La mamma chiama e la bambina rientra. Solo. Il cornicione è sottile, ci sta giusto un piede ma il mio balcone è vicino e ci provo. Esco sul cornicione tenendomi con la mano sinistra al balcone dei vicini, aggiro titubante la grondaia e mi attacco alla ringhiera del mio balconcino con la mano destra. Devo solo scavalcarla ma ho un po' di vertigine e opto per la strategia del verme. Piego il busto a testa in giù dentro al mio balconcino e comincio a strisciare per portar dentro le gambe. Quasi subito, con la testa già nel balcone di casa ma i piedi ancora sospesi nel vuoto e il sedere in mezzo che svetta, la tasca del soprabito si aggancia ad un ferro del balcone e non riesco più ad avanzare. Vorrei tornare indietro ma ho paura di non ritrovare il cornicione. Sono già troppo sbilanciato in avanti. Non so per quanto tempo resto bloccato in quella situazione imbarazzante; non credo molto ma è tempo lentissimo. Potrei urlare per chiedere aiuto ma la dignità mi spinge a fare un ultimo tentativo. Massimo sforzo: sollevo le gambe, mi spingo con le braccia, la tasca si squarcia e finalmente riesco a passare. A questo punto, rompere il vetro ed entrare è un gioco da ragazzi, l'avevo già dovuto fare altre volte. Finalmente in casa. Sapevo di essere pieno di risorse: ce l'ho fatta anche questa volta! Mi rilasso soddisfatto in poltrona, metto una mano in tasca e sento un oggetto metallico! Una vampata di calore mi sale su velocissima dallo stomaco alla testa mentre lo tiro fuori. Lo guardo incredulo: sono le chiavi di casa!
C'è una spiegazione (e non è quella che state pensando tutti).
Il teorema delle 3 tasche. Hai tre tasche e un oggetto nascosto in una delle tre. Controlli la prima, poi controlli la seconda e fino a qui tutto bene. A questo punto controlli la terza. Ci sono però 50 probabilità su 100 che tu stia ricontrollando la prima pensando che sia la terza. La matematica combinatoria, ci dice che la sicurezza di trovare l'oggetto diminuisce esponenzialmente col numero di tasche e tende rapidamente a zero (con più di 4 tasche diventa una missione praticamente impossibile).

Non sono un idiota! E' dimostrato matematicamente!