sabato 7 aprile 2018

Elogio dell'ignoranza.

Io, fondamentalmente, mi vanto di avere due doti. La prima è l'ignoranza, la seconda è la pigrizia.
Ricordo che, quando ero un bambino e si andava in visita ai parenti di Roma, appena scendevo dal treno mi facevano grandi feste. “Ma quanto sei bello!” Mi dicevano, e io sorridevo orgoglioso. Poi arrivava mio fratello Marco e ricominciavano da capo: “ma guarda com'è bello Marcolino!” Allora cominciavo a dubitare qualcosa. “Almeno Claudio sarà brutto”, pensavo. Ma la mia fiducia veniva annientata da una scena pietosa: “guarda che bello Claudio!” Se tutti sono belli, è inutile dirlo. Sarebbe come dire “guarda che carino! Ha due gambe!” Certo che ho due gambe, sono un bambino! È un'ovvietà. Per capire se tutte quelle parole contenessero un'informazione degna di essere ascoltata, mi rimaneva solo di sottoporli alla domanda decisiva. “Chi è più bello?” Provai a chiedere, sperando ancora che fossero capaci di quel minimo di discernimento per darmi almeno un'informazione relativa. Ma niente. Sorrisi imbarazzati e risposte balbettanti “Ma no, siete be-be-be-lli uguali”. Da quel giorno capii che gli adulti parlavano a vanvera; inutile ascoltarli e, se volevo capire qualcosa della vita, dovevo coltivare la mia bella ignoranza e ripartire da zero, apparecchiando con calma, da solo, la mia tabula rasa. Per coerenza, ho anche quasi smesso di parlare, limitando le espressioni verbali alla pura comunicazione per lo scambio di informazioni vitali.
La cultura è bella ma è infida. Riempie la testa di concetti che in parte aiutano e in parte ostacolano i ragionamenti. Gli schemi mentali danno sensazione di sicurezza e rendono innocui i cretini ma sono gabbie e liberandosene si aprono gli spazi sconfinati della follia e del genio. Per secoli e secoli le più grandi menti hanno dovuto conciliare il loro pensiero con i dettami dei testi sacri che li costringevano a partire da princìpi errati. Ma anche quando le informazioni fossero corrette, riempire la testa di particolari rende difficile cogliere l'essenza delle cose; le sintesi restano bozzute. La cultura è utile a patto che in essa si cerchino i dati per definire meglio i problemi e non le soluzioni già pronte.
Io non corro questi rischi. Sono ignorante. Non leggo libri interi da decenni, ogni tanto leggo qualche pagina a caso in bagno, sfoglio i giornali partendo dall'ultima pagina e, per giunta, ho cattiva memoria. La mia conoscenza è su wikipedia. Non mi vanto della mia ignoranza ma la considero una risorsa. Vedere un problema “da lontano” consente infatti di vederne la struttura complessiva mentre, dall'interno, se ne vedono i dettagli senza magari coglierne l'essenza. Quanti secoli ci sono voluti all'uomo per capire che la terra è rotonda? Un alieno, anche il più cretino dei marziani, l'ha visto subito. Ed io mi sento come un marziano idiota. Pigro per giunta. Ma bello, però; quanto sono bello! Aveva ragione zia Lelle.