lunedì 12 giugno 2017

La sputacchiera delle sentenze – Eutanasia

Sarebbe meglio tenersi il Q.I. ben nascosto nelle mutande, che ostentarlo è scandaloso. Sarebbe meglio tenersi l'intestino ben nascosto nel diametro definito dalla larghezza del bacino anche se le sporgenze intestinali sono considerate socialmente più accettabili di quelle del Q.I. (solo in spiaggia sono severamente vietate entrambe, insieme al gioco della palla). Io, però, non mi vergogno delle mie sporgenze, non ho paura dello scandalo.
In tram, in filobus e in littorina, è anche vietato sputare sentenze sul pavimento e si ricorda che la bestemmia è reato. Qui, invece, lo sputo è libero, tanto, prima o poi, si secca. E allora, con il ventre ben in evidenza e il Q.I. di fuori, continuo a sputare sentenze sul pavimento di questa sputacchiera.

Sono velleitariamente convinto di possedere la “verità” ovvero i princìpi universali che permettono di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, il bianco dal nero, il dritto dal rovescio. In sostanza i princìpi sono due: il principio di conservazione e il principio del massimo benessere: sopravvivere e vivere bene, conservazione e progresso … . Due princìpi possono essere troppi e occorre trovare il giusto equilibrio che, in estrema sintesi, si può enunciare così: “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere” oppure “sopravvivere è una condizione necessaria (ma non sufficiente) per vivere bene”.
Per convincere il mondo, a partire da me stesso, della validità e utilità di questo approccio teorico, sto provando ad applicare questi princìpi, nel modo più rigoroso possibile, agli eventi di attualità. Questa settimana il mio sputo si indirizzerà sul dilemma dell'eutanasia. La morte dolce deve restare una specialità svizzera come il cioccolato fondente o può essere esportata? Olio di palma o burro di cacao? Sarebbe un bene o un male? Scopritelo con me.
La conservazione della specie si affida a due concetti fondamentali: riprodursi come conigli e non morire. L'aspetto riproduttivo lo esamineremo in tutti i suoi dettagli, anche i più scabrosi, in altre puntate. È una promessa. Qui, invece, ci concentreremo sul “non morire”.
Le tradizioni portano chiari i valori della conservazione; è inevitabile, altrimenti non si sarebbero conservate fino a noi – la religione che invitava al suicidio collettivo è sparita il giorno stesso in cui il loro Dio si è manifestato esaudendo il desiderio degli adepti.
Per esempio la religione cattolica su questo è chiarissima: il suicidio è peccato mortale. Seguendo questa linea di pensiero, i conservatori britannici stanno considerando di proporre la pena di morte per i suicidi. Il fatto che la morte sia un tabù, qualcosa da temere come la morte, fa sì che si cerchi di starle lontana e che ci si conservi il più a lungo possibile. Se invece la morte fosse considerata come un'opzione, una scelta certamente definitiva ma non necessariamente brutta o dolorosa, anche dolce, magari più dolce della vita che si prospetta, potrebbe avere delle conseguenze anche importanti sul futuro dell' “homo sapiens” o anche solo della cultura che trasmetta questi valori.
Allora? Bisogna tenere conto di questi aspetti per evitare il pericolo dell'estinzione ma sicuramente, entro questi limiti, evitare sofferenze croniche e ridurre la paura della morte, significherebbe migliorare in modo sostanziale la qualità media della vita. Un controllo su base statistica potrebbe essere sufficiente a controllare pericolosi abusi e “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere”.
Vivere senza paura della morte, morire senza soffrire, vorrebbe dire vivere meglio. La morte, forse, diventerebbe un'opzione ma non la sceglierebbe quasi nessuno.
Ecco, ho sputato.