mercoledì 28 giugno 2017

Sputi - Il lavoro.

Non scrivo di politica, dicevo. Inutile allora che mi confronti con le dichiarazioni quotidiane dei vari Renzi, Dibba, Salvini, Gasparri … . Del resto, se davvero voglio avere un futuro come papa, quando si libererà un posto, è con Lui che mi devo confrontare, con il grande Francesco. Questo sì che è stimolante!
Ecco ciò che ha detto ieri: “stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa”.
Scrive invece il velleitario: “L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Sarebbe allora il lavoro il principio? Immaginate un pianeta in cui frutti succosissimi pendono dagli alberi, alieni carini ci fanno le carezze e ci nutrono con ciotole piene di leccornie; dovremmo passare quattro ore al giorno a scavare buche e altre quattro a riempirle per essere dei buoni cittadini? Secondo me no. Il lavoro è un ottimo mezzo di organizzazione sociale, una scala per il progresso ma non può essere un principio. Il progresso stesso non è una necessità quando si è in paradiso. In paradiso non si lavora, si va direttamente in pensione.” cit. http://pisanilorenzo.blogspot.it/2014/01/rivelazioni-prima-puntata.html

Ma passiamo dall'utopia all'analisi della realtà.
Lavoro = attività di utilità sociale = (tradotto dai miei princìpi) produzione di benessere e mantenimento della vita.

Quando, come accade ora, una buona parte delle attività di utilità sociale (produttive, informative, …) è svolta da macchine, il concetto e l'organizzazione del lavoro andrebbero rivisti. È davvero necessario un “posto di lavoro” per tutti nel senso tradizionale? Non si rischia di fare attività improduttive come le buche citate qui sopra o magari, invece, di produrre molto più del necessario anche a discapito delle risorse limitate di questo pianeta? Se, per esempio, ci fossero in giro già troppe automobili, sarebbe socialmente utile fabbricarne altre e costringere con pressioni psicologiche (pubblicità) qualcuno a comprarsele? No, anzi, sarebbe dannoso. Il consumatore perfetto è eternamente insoddisfatto altrimenti smetterebbe di comprare; ciò che serve al “mercato” per produrre lavoro è gente scontenta, altro che benessere. Sarebbe socialmente molto più utile raccontare storie, far crescere bambini, organizzare attività all'aria aperta … .
E i soldi? Se proprio si vuole continuare col sistema del denaro, basterebbe monetizzare le suddette attività sociali.
Dice il papa: stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa.
Dico io: stolto far lavorare così a lungo gli anziani … e basta. Non dico che passare da una “Repubblica fondata sul lavoro” a una “Repubblica fondata sul benessere” sia una transizione facile ma mi sembra maledettamente necessaria.
Questo è il mio sputo, questa volta bello grosso e succoso.