martedì 6 giugno 2017

Sputi – La possibile scarcerazione di Riina.

La pancia cresce e, con essa, cresce il peso della mia autorevolezza. Dall'alto dei miei 67kg non somiglio ancora ad un Buddha ma posso cominciare a sputare sentenze dalla poltrona, raccoglierle in questa sputacchiera e provare a vedere se qualcuno mi ascolta.
Sono velleitariamente convinto di possedere la “verità” ovvero i princìpi universali che permettono di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, il bianco dal nero, il dritto dal rovescio. Ne ho scritto su questo blog nei post con il tag “rivelazioni”. In sostanza i princìpi sono due: il principio di conservazione e il principio del massimo benessere: sopravvivere e vivere bene, conservazione e progresso … . Due princìpi possono essere troppi e occorre trovare il giusto equilibrio che, in estrema sintesi, si può enunciare così: “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere” oppure “sopravvivere è una condizione necessaria per vivere bene”.
Per convincere il mondo, a partire da me stesso, della validità e utilità di questo approccio teorico, voglio provare ad applicare questi princìpi, nel modo più rigoroso possibile, agli eventi di attualità. Questa settimana il mio sputo si indirizzerà sull'ipotesi di scarcerazione di Totò Riina. Sarebbe un bene o un male? Scopritelo con me.


Il principio del benessere dice che “un'azione è buona quando, come conseguenza di essa, il benessere medio aumenta”. Rilasciare Riina, assicurandogli “il diritto a morire dignitosamente”, sicuramente aumenta il benessere del mafioso e questo è positivo. Molti si oppongono alla liberazione con la motivazione che “le persone che ha ucciso non hanno avuto una morte dignitosa”; li posso capire, soprattutto se sono parenti delle vittime ma, razionalmente, è una motivazione che non approvo. La vendetta, col fine unico di fare soffrire, non è buona perché non fa altro che peggiorare il benessere medio e va quindi chiaramente contro il principio. Le funzioni della pena detentiva sono però altre:
1) proteggere la società, impedendo all'individuo di commettere altri reati;
2) disincentivare il compimento del reato con la prospettiva della pena.
Insieme al benessere del povero vecchietto, bisogna considerare anche queste funzioni e le conseguenze che la sua liberazione avrebbe sul benessere del resto della società.
1) Siamo sicuri che il vecchietto, dal letto di morte, non dia, con un gesto della dentiera, l'ordine di commettere qualche altro crimine?
2) Siamo sicuri che, mostrando un gesto umanitario nei confronti del peggior criminale, non si contribuisca ad incentivare il crimine?
Su un piatto della bilancia abbiamo il benessere del vecchietto; sull'altro piatto abbiamo queste questioni piuttosto pesanti. Io, in mancanza di risposte precise in merito, non correrei il rischio. E voi? Ecco, ho sputato.