lunedì 13 febbraio 2017

Nuovi equilibri

Dopo 7 km di prologo con gli amici ultratrailer e un'altra ventina con Paolo e il gruppo dell'atletica Pula, manca l'epilogo. Sono stanco, un po' per il ritmo sostenuto, brillante, anche se intervallato da numerose soste per ricompattare il gruppo, un po' per stanchezza arretrata, un po' per la bottiglia di vino che mi sono scolato ieri sera per mandar giù tutte quelle castagne che mangiavo per riuscire a vuotare il bicchiere. L'ultimo fondo nell'ultimo bicchiere poi aveva un forte retrogusto di zampirone e anche se non sono una zanzara mi ha lasciato un segno a spirale nell'intestino.
Teo, Stefano e K. Decidono di fermarsi e tornare a casa. Resto solo, stanco, completamente fuori zona comfort; sono le condizioni ideali per cercare nuovi equilibri.
La prima salita mi porta, prima su strada poi su sentiero, verso i 500m di Conca Mojo. Non riesco a salire veloce perché mi viene l'affanno. Devo dimenticare il mio ritmo abituale e cercare un equilibrio diverso. Ma quando sono arrivato su pensando che per oggi ne avevo avuto abbastanza e che la strada comoda per la discesa era ormai raggiunta, si è inserito il pilota automatico che al bivio mi ha portato, senza esitare, nell'altra direzione. Come una signorina tom-tom, cerco di ricalcolare una nuova rotta che mi consenta di tornare all'auto col minor sforzo possibile. Ma niente da fare: automaticamente, imbocco il sentiero che allunga salendo ancora nel bosco. La stanchezza mi fa soffrire e non mi diverto più a correre, neanche in discesa, ma non sto male. Quando sono circondato dal bosco, con i rami che mi sfiorano o con i piedi nell'acqua dei ruscelli, mi sento nel posto giusto. Ho raggiunto un nuovo equilibrio fra sofferenza e piacere che mi potrebbe portare avanti quasi all'infinito. In altre tre occasioni mi ha portato a scegliere non già la strada più comoda ma quella più bella, senza esitare, come se ci fossero le indicazioni segnaletiche di una gara. È l'equilibrio che cercavo, non solo per raggiungere lo zen, ma soprattutto per raggiungere traguardi altrimenti impossibili.
Sì, perché non si può sperare di raggiungere un traguardo dopo 60, 90 o più chilometri senza mai andare in crisi. Dopo ogni crisi bisogna cercare un nuovo equilibrio e io sono contento perché oggi ne ho trovato uno buono, di quelli che trascinano in avanti.