martedì 7 febbraio 2017

Villacidro skyrace - prova percorso

Sabato ho provato, per voi, il percorso di gara della Villacidro Skyrace del 9 aprile. Per capire le sensazioni di un runner di medio livello, ho portato la mia controfigura: un podista anzianotto irrigidito dalla ronda.
Contento di rivedere gli amici, anche se assetati di vendetta. Lascerò che si sfoghino contro questo pupazzo che mi assomiglia.
Sulla prima salita di “riscaldamento” al 30%, Zac guida con una corsetta leggera. Enrico e Teo lo seguono con lo stesso passo. Io penso “sono pazzi” e arranco dietro camminando. Continuo a pensare: “li lascio stancare poi li supero” Per un po' riesco a tenere la loro andatura, poi cedo qualche metro, finché si fermano ad aspettarmi. In termini tecnici, mi stanno “asfaltando”. Dopo una breve discesa, si segue il profilo orografico: la via più naturale per non bagnarsi i piedi nel rio coxinas è seguire la linea di cresta. Non siamo pesci, siamo aquile e voliamo sulle creste di Monte Omu, punta Margiani e Santu Miali. Sempre più in alto. Si corre obliqui, piegati dal vento a 50 km/h e da pendenze al 30%.
Profumo di timo selvatico riempie il naso, balsamo per i polmoni scoppiati, viste aeree riempiono gli occhi dalle creste spoglie. Pietre riempiono i piedi. È terreno per capre; non avendo portato le ali, l'ideale sarebbe avere quattro zampe motrici.
Ultima discesa. Inseguo a distanza Zac e Teo che scendono come fulmini sul sentiero pietroso. Io soffro ma cerco di non farmi staccare troppo. Enrico mi sta dietro e in certi tratti mi sembra che si stia staccando. Poi mi spiegherà che stava dietro e a distanza di sicurezza perché aveva paura che gli cadessi addosso. Piedi, caviglie, ginocchia e cosce sono irrigiditi dalla stanchezza in parte residua dalla ronda, in parte fresca di giornata e il mio passo è insicuro. Mi rendo conto che qualche incapace qui potrebbe cadere e decido di provare per loro la qualità del terreno in caso di caduta. Inciampo col destro su una pietra e Enrico mi vede per terra. Se lo aspettava: “ecco, lo sapevo” ma non riesco a cadere. “Tranquillo, sono abituato a questi mezzi inciampi” ma nell'ultimo tratto pietroso, già in vista del paese, riprovo e questa volta finisco per terra, sulle pietre. La sensazione è di terreno duro, non troppo abrasivo ma contundente. I punti di contatto con le pietre del suolo lasciano una sensazione intensa di “legnata con bastoni di rovere” che sfuma lentamente lasciando un retrogusto di bastonata di mandorlo. Mi rialzo subito ma ho dolori al ginocchio e alla caviglia e scendo piano piano scortato da Enrico e Teo mentre Zac va avanti a prendere l'auto per risparmiarmi l'ultimo tratto di asfalto in paese. Che umiliazione. Ritiro in prova percorso! Teo ed Enrico, almeno in apparenza, si sono presi una bella rivincita. Tranquilli, quello che hanno asfaltato non ero io ma la mia controfigura. Io tornerò in tutto il mio splendore per la prossima gara al Marganai.

In conclusione, percorso bellissimo e molto duro, l'ho sentito sulla pelle. Le difficoltà non vanno sottovalutate e qualche incapace potrebbe anche cadere. Riservato agli amanti della montagna che verranno ampiamente ripagati dalle sofferenze e agli amanti della sofferenza che godranno a sbattere contro la durezza della montagna.